Usa, arrestato deputato vicino a Trump: "Insider trading"
Chris Collins (ap)
E' stato uno dei primi sostenitori dell'ex tycoon. Ora Chris Collins è stato arrestato per aver diffuso informazioni sensibili prima del crollo in borsa della società farmaceutica del cui Cda era membro. Intanto i legali del presidente fanno sapere che rifiutano le condizioni del procuratore Mueller per un'interrogatorio sul Russiagate
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WASHINGTON - Un deputato repubblicano di New York, fra i primi sostenitori del presidente americano Donald Trump, è stato arrestato con l'accusa di insider trading. Le accuse contro Chris Collins sono state rese note oggi in conferenza stampa da Geoffrey Berman, procuratore del distretto meridionale di New York.
Collins faceva parte del consiglio d'amministrazione della Innate Immunotherapeutics, una compagnia australiana di bio-ingegneria, impegnata principalmente nella produzione di un nuovo farmaco contro la sclerosi multipla. Data la sua posizione, il deputato era venuto a sapere che il farmaco non aveva superato i test clinici, alcuni giorni prima che la notizia fosse resa pubblica. Nel frattempo Collins aveva avvertito il figlio Cameron di vendere le azioni della compagnia in suo possesso e quest'ultimo aveva avvisato altri amici e familiari.
Secondo Berman, "i cospiratori hanno usato queste informazioni per evitare perdite per 750mila dollari". Le azioni della compagnia hanno poi perso il 92% del loro valore.
Collins aveva pubblicamente sostenuto la validità della compagnia australiana. Il caso tocca anche Tom Price, ex segretario alla Sanità dell'amministrazione Trump, al quale erano state vendute azioni della Innate a prezzo scontato nell'ambito di una intesa con Collins. Price, che avrebbe guadagnato quasi 250mila dollari dalla vendita delle azioni, non è stato menzionato nella conferenza stampa. L'avvocato del deputato repubblicano ha intanto promesso "una difesa vigorosa per riabilitare il nome" di Collins.
Intanto, gli avvocati di Trump hanno respinto i termini proposti dal procuratore speciale Robert Mueller per un eventuale interrogatorio del presidente nell'ambito dell'inchiesta sul Russiagate e hanno risposto con una controproposta che limita l'ambito delle domande cui il presidente è disposto a sottoporsi. Lo riferisce il New York Times citando fonti informate.