ANKARA - Un tribunale turco ha respinto una nuova richiesta di rilascio di Andrew Brunson, il pastore americano del quale Washington ha chiesto la liberazione e la cui detenzione è stata all'origine dello scontro tra l'amministrazione Trump e Ankara.Gli Stati Uniti hanno deciso di sanzionare la Turchia proprio in seguito alla mancata scarcerazione di Brunson, detenuto in Turchia da ottobre 2016, con l'accusa di terrorismo e spionaggio per essere legato ai golpisti di Fetullah Gulen, residente negli Usa dal 1999, la cui estradizione è stata ripetutamente chiesta da Ankara è negata da Washington. La decisione Usa ha portato a un vero e proprio collasso della lira turca, che ha raggiunto i minimi storici rispetto a dollaro ed euro.
Con Washington, Ankara aveva provato comunque a mediare, ricucire, rettificare. "Gli Usa stanno sacrificando un alleato come la Turchia per un pastore accusato di terrorismo", aveva detto nei giorni scorsi il presidente turco Erdogan. Ma un passo indietro adesso sulla liberazione di Andrew Brunson gli avrebbe fatto cadere la faccia. In patria ormai anche gli oppositori gli vanno dietro, in un'apoteosi di nazionalismo e anti-americanismo ai livelli della crisi di Cipro degli anni Settanta. Da una rottura totale, Erdogan difficilmente ne uscirebbe restando in sella. Ma al contempo, non può cedere senza nulla in cambio.
Con Washington, Ankara aveva provato comunque a mediare, ricucire, rettificare. "Gli Usa stanno sacrificando un alleato come la Turchia per un pastore accusato di terrorismo", aveva detto nei giorni scorsi il presidente turco Erdogan. Ma un passo indietro adesso sulla liberazione di Andrew Brunson gli avrebbe fatto cadere la faccia. In patria ormai anche gli oppositori gli vanno dietro, in un'apoteosi di nazionalismo e anti-americanismo ai livelli della crisi di Cipro degli anni Settanta. Da una rottura totale, Erdogan difficilmente ne uscirebbe restando in sella. Ma al contempo, non può cedere senza nulla in cambio.