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Migliaia di giovani protestano seduti in Piazza Venceslao il 24 agosto 1968 contro l'invasione sovietica 

La nostra Primavera fragile

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Il 21 agosto del 1968 i carri armati sovietici entrarono a Praga e posero fine al "comunismo dal volto umano" di Dubcek. Fu in quel momento, che forse dura ancora, che la sinistra europea non riuscì a nascere
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Forse morì allora, il 21 agosto di cinquant'anni fa, la speranza di una sinistra europea. Morì con i carri armati di cinque Paesi del Patto di Varsavia che invasero la Cecoslovacchia stroncando la "Primavera di Praga". Che confermarono in via definitiva che il comunismo non era riformabile e che nessun "socialismo dal volto umano" era possibile (l'avallo all'invasione venne anche da Fidel Castro e dal Vietnam del nord, incrinandone il mito). Morì con la cecità dei grandi partiti comunisti dell'Occidente, pronti ad attenuare il "grave dissenso" delle prime ore per una fedeltà all'Urss che subito ribadivano: e che li portò poi ad avallare la cupa "normalizzazione" sovietica. Morì, anche, nella sostanziale insensibilità dei movimenti che in quell'anno avevano scosso le Università dell'Occidente alimentando l'illusione di una "nuova sinistra".

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Forse morì allora, il 21 agosto di cinquant'anni fa, la speranza di una sinistra europea. Morì con i carri armati di cinque Paesi del Patto di Varsavia che invasero la Cecoslovacchia stroncando la "Primavera di Praga". Che confermarono in via definitiva che il comunismo non era riformabile e che nessun "socialismo dal volto umano" era possibile (l'avallo all'invasione venne anche da Fidel Castro e dal Vietnam del nord, incrinandone il mito). Morì con la cecità dei grandi partiti comunisti dell'Occidente, pronti ad attenuare il "grave dissenso" delle prime ore per una fedeltà all'Urss che subito ribadivano: e che li portò poi ad avallare la cupa "normalizzazione" sovietica. Morì, anche, nella sostanziale insensibilità dei movimenti che in quell'anno avevano scosso le Università dell'Occidente alimentando l'illusione di una "nuova sinistra".

Era iniziato a gennaio, il "Nuovo corso" cecoslovacco, con l'elezione a segretario del partito di Alexander Dub?ek e la destituzione di Antonín Novotný, al potere sin dalla stagione staliniana. Aveva avuto il suo manifesto nel Programma di azione approvato ad aprile: con misure di liberalizzazione economica in parte già avviate, rese necessarie dal fallimento del modello sovietico; e con una liberalizzazione politica che non poneva fine al "ruolo guida" del partito ma ne avviava la democratizzazione, dava spazio ad altre realtà e si impegnava a garantire le libertà costituzionali. Contemporaneamente veniva alzato realmente il velo sui crimini dell'età staliniana, sulla perdurante impunità dei responsabili e sul proseguire degli abusi, innescando dimissioni e fughe all'estero di alti esponenti compromessi.

E l'abolizione della censura stimolava una straordinaria effervescenza, alimentata dai giornali e dalla televisione diretta da Ji?í Peljkán (si videro anche a confronto prigionieri politici e carcerieri dell'era staliniana). "Chiunque giunga a Praga", annotava Giuseppe Boffa sull'Unità, "è colpito da un radicale cambiamento di atmosfera. Alle dieci del mattino nelle edicole non c'è più nessun quotidiano (...) quasi improvvisamente l'intera Cecoslovacchia è stata presa da un'autentica febbre politica". E Heda Margolius Kovály, un'ebrea scampata allo sterminio nazista e perseguitata poi dal comunismo, con il marito mandato a morte nei processi staliniani: "La primavera del 1968 ebbe l'intensità, l'ansia e l'irrealtà di un sogno avverato". Nell'incubazione della Primavera i fermenti culturali erano stati centrali: vi avevano contribuito scrittori e drammaturghi (da Milan Kundera a Václav Havel o a Bohumil Hrabal), registi (da Milos Forman a Ji?í Menzel, che quell'anno vinse l'Oscar), storici e filosofi (da Karel Kosíc a Karel Bartošek) o letterati come Edward Goldstücker, che aveva infranto il silenzio di regime sull'opera di Kafka. Inoltre molti promotori del rinnovamento avevano partecipato vent'anni prima all'instaurazione del comunismo e avevano visto poi il sogno trasformarsi in incubo: nella Primavera, ha scritto Kundera, "una generazione si è rivoltata contro la propria giovinezza". Assieme alle generazioni successive: gli studenti hanno svolto un ruolo decisivo, annotava Angelo Maria Ripellino sull'Espresso, e il 21 agosto i giovani sono in prima fila nella straordinaria opposizione di popolo all'invasione. Ce la riconsegnano le emozionanti foto di Josef Koudelka e di altri, o descrizioni in presa diretta: con l'"indomita folla di Praga" nelle strade e nelle piazze (Igor Man su La Stampa); con quei giovani che portano una bandiera cecoslovacca insanguinata o salgono a sventolarla sin su un carro armato; con la "straordinaria resistenza politica della nazione" sostenuta da una rete radiofonica che sfugge agli occupanti (Enzo Bettiza sul Corriere della Sera).

Con il congresso del Partito comunista che si riunisce in una fabbrica di Praga e ribadisce fedeltà alla Primavera mentre Dub?ek e altri dirigenti sono arrestati e portati a Mosca. Con i nomi delle vie cancellati per disorientare l'invasore e con le scritte che riempiono muri e strade (capaci sin d'ironia: "Lenin, svegliati! Breznev è impazzito"): una "rara sintesi di intelligenza e di coraggio", ha scritto Bernardo Valli. Sull'Espresso Umberto Eco raccontava "gli autocarri carichi di capelloni, brulicanti di bandiere cecoslovacche, che inneggiano a Dub?ek". O i giovani che discutono con i soldati smentendo le menzogne sovietiche e invitandoli con forza a tornare a casa: "Li ho visti danzare attorno ai carri armati".

Nei mesi successivi si prolungherà un'opposizione sempre più difficile, anche con scioperi studenteschi che evocano sin dalla data la Resistenza all'occupazione nazista. E fino al tragico gesto di Jan Palach, che nel gennaio del 1969 si dà fuoco in piazza San Venceslao per chiamare il suo popolo alla lotta. La repressione sarà durissima: 150-200 mila esuli e 500mila comunisti espulsi dal partito, con lo stesso Dub?ek estromesso, umiliato e ridotto a lavorare in una azienda forestale. Eppure un esile e straordinario filo di continuità sopravviverà, più forte delle persecuzioni e del carcere, ed avrà una prima espressione in "Charta 77", fondata da Vaclav Hável e altri. Hável sarà arrestato per l'ultima volta nel gennaio del 1989: aveva deposto fiori in piazza San Venceslao a vent'anni dal gesto di Palach. A dicembre sarà Presidente della Repubblica, e Dub?ek Presidente del Parlamento: la Primavera era stata più forte di un lungo e inclemente inverno.