Trump attacca: "Via io, tutti più poveri"
Federico Rampini , dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINICasa Bianca nei guai, ma ai democratici non conviene agitare l'impeachment
«Se arriva l’impeachment crollerà il mercato, e tutti saranno più poveri». Donald Trump non ha studiato l’antecedente; questa sua profezia dell’Apocalisse riecheggia il generale Charles De Gaulle con il suo celebre: “Après moi, le déluge”. Altri tempi, altra statura. Il monito del presidente però attira l’attenzione sul fatto che il rialzo di Wall Street ha ormai battutto tutti i record storici per la sua durata, è il SuperToro che polverizza ogni precedente. E questo rimane un punto di forza per lui: si avvia verso le elezioni legislative del 6 novembre con un’economia solidissima, la crescita al 4%, la disoccupazione ai minimi, un’America per nulla indebolita dalla guerra dei dazi (che sta facendo male agli altri, Cina in testa).
È prematuro darlo per spacciato, anche se ha subito due colpi giudiziari che avrebbero messo k.o. molti altri presidenti. La condanna di Pau…
«Se arriva l’impeachment crollerà il mercato, e tutti saranno più poveri». Donald Trump non ha studiato l’antecedente; questa sua profezia dell’Apocalisse riecheggia il generale Charles De Gaulle con il suo celebre: “Après moi, le déluge”. Altri tempi, altra statura. Il monito del presidente però attira l’attenzione sul fatto che il rialzo di Wall Street ha ormai battutto tutti i record storici per la sua durata, è il SuperToro che polverizza ogni precedente. E questo rimane un punto di forza per lui: si avvia verso le elezioni legislative del 6 novembre con un’economia solidissima, la crescita al 4%, la disoccupazione ai minimi, un’America per nulla indebolita dalla guerra dei dazi (che sta facendo male agli altri, Cina in testa).
È prematuro darlo per spacciato, anche se ha subito due colpi giudiziari che avrebbero messo k.o. molti altri presidenti. La condanna di Paul Manafort, ex capo della sua campagna elettorale; e quella del suo ex avvocato personale Michael Cohen. Molto più pericoloso il secondo, perché ha tranciato ogni legame di fedeltà e ha “compromesso” Trump attribuendo a lui l’ordine di pagare due pornostar per comprarne il silenzio prima del voto. Se Cohen dice il vero Trump è correo, c’è un crimine federale di rilevanza penale, ci sono potenzialmente gli estremi per avviare la procedura dell’impeachment. Quella che farebbe “crollare i mercati”, appunto.
Ieri il presidente e i repubblicani sono partiti alla controffensiva. Trump ha giocato in casa facendosi intervistare dalla Fox News di Rupert Murdoch, rete televisiva che più amica non si può. L’intervistatrice compiacente lo ha disturbato il meno possibile sull’impeachment, lasciandogli ampio spazio sui suoi temi preferiti come la lotta all’immigrazione clandestina o la salute eccellente dell’economia.
Sui temi giudiziari comunque Trump ha abbozzato questa linea difensiva: io non c’entro, è tutto un complotto. Su Manafort ha ragione, l’ex direttore della sua campagna elettorale è stato condannato per grossi reati fiscali e finanziari compiuti nella sua carriera di affarista, non per azioni legate a Trump. Su Cohen l’argomento del presidente è questo: i pubblici ministeri lo ricattano facendo leva sui suoi reati, per estorcergli qualcosa contro di me. È una tattica negoziale antica e arcinota, non certo una sorpresa per Trump che da immobiliarista e bancarottiere seriale fu un assiduo frequentatore della giustizia americana.
Sul fronte politico, dopo le prime 24 ore di shock, il partito repubblicano reagisce compatto: fa quadrato attorno al suo presidente.
Il Grand Old Party si è convinto addirittura che conviene impostare proprio sull’impeachment la campagna in questi ultimi due mesi e mezzo prima delle legislative. Cioè: gli strateghi repubblicani hanno sentore che la minaccia di un impeachment può essere la motivazione più forte per mobilitare la base e ottenere un’alta affluenza alle urne, in modo da limitare le dimensioni della rimonta democratica al Congresso. Vero o falso, anche i leader democratici sembrano dello stesso parere, tant’è che Nancy Pelosi (capogruppo dell’opposizione alla Camera) e Chuck Schumer (Senato) si adoperano a ribadire questa direttiva ai loro candidati: non parlate d’impeachment.
I sondaggi dicono che c’è un alto numero di collegi dove si affrontano sul filo del rasoio repubblicani e democratici con differenze esigue. Il paradosso di Trump è che una maggioranza di americani lo detesta, ma la minoranza che lo ha votato sembra essergli ancora molto fedele.