L’ultima crociata di Donald Trump contro gli algoritmi di Google
Federico Rampini , dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINIUn tweet del presidente Usa accusa il motore di ricerca di mostrare solo “i media delle fake news” e la sua amministrazione dice di aver messo sotto osservazione il funzionamento dell’algoritmo. La replica: “Non ordiniamo i risultati per manipolare il clima politico”
Che fa il presidente degli Stati Uniti svegliandosi all'alba? Va a "googlare" se stesso. E scopre, ohibò, troppe notizie negative. Apriti cielo, i suoi primi tweet del mattino sono contro il motore di ricerca più celebre e ubiquo di tutto l'Occidente: non dà spazio ai media di destra, esce solo una caterva di contenuti critici. E poco dopo un consigliere della Casa Bianca annuncia: stiamo studiando possibili provvedimenti.
Il primo tweet presidenziale accusa: "Se cerco su Google 'Notizie su Trump' mi mostra solo i media delle Fake News. In altri termini è TRUCCATO (maiuscolo esclamativo nell'originale, ndr) in modo che quasi tutte le notizie sono NEGATIVE. In primo piano c'è la falsa Cnn. I media repubblicano-conservatori sono esclusi. E' illegale?".
Nel tweet immediatamente successivo: "I risultati della ricerca su di me sono tutti dai media di sinistra, molto pericoloso. Google e altri el…
Il primo tweet presidenziale accusa: "Se cerco su Google 'Notizie su Trump' mi mostra solo i media delle Fake News. In altri termini è TRUCCATO (maiuscolo esclamativo nell'originale, ndr) in modo che quasi tutte le notizie sono NEGATIVE. In primo piano c'è la falsa Cnn. I media repubblicano-conservatori sono esclusi. E' illegale?".
Nel tweet immediatamente successivo: "I risultati della ricerca su di me sono tutti dai media di sinistra, molto pericoloso. Google e altri el…
Che fa il presidente degli Stati Uniti svegliandosi all'alba? Va a "googlare" se stesso. E scopre, ohibò, troppe notizie negative. Apriti cielo, i suoi primi tweet del mattino sono contro il motore di ricerca più celebre e ubiquo di tutto l'Occidente: non dà spazio ai media di destra, esce solo una caterva di contenuti critici. E poco dopo un consigliere della Casa Bianca annuncia: stiamo studiando possibili provvedimenti.
Il primo tweet presidenziale accusa: "Se cerco su Google 'Notizie su Trump' mi mostra solo i media delle Fake News. In altri termini è TRUCCATO (maiuscolo esclamativo nell'originale, ndr) in modo che quasi tutte le notizie sono NEGATIVE. In primo piano c'è la falsa Cnn. I media repubblicano-conservatori sono esclusi. E' illegale?".
Nel tweet immediatamente successivo: "I risultati della ricerca su di me sono tutti dai media di sinistra, molto pericoloso. Google e altri eliminano le voci dei conservatori e nascondono le notizie positive. Controllano quello che possiamo e non possiamo vedere. Questa è una situazione grave e verrà affrontata".
Non è la prima volta che Trump attacca uno dei colossi digitali, in passato il suo bersaglio preferito era Amazon il cui fondatore e chief executive Jeff Bezos è anche editore del quotidiano liberal The Washington Post. Le minacce di azioni contro Amazon non hanno avuto un seguito, finora. Google però non ha preso alla leggera le accuse del presidente. Un portavoce dell'azienda californiana ha subito reagito, spiegando che il motore di ricerca funziona in modo da fornire agli utenti "le risposte più rilevanti". "La ricerca - ha dichiarato il portavoce - non è al servizio di un'agenda politica né pieghiamo i nostri risultati in base a qualche ideologia. Lavoriamo continuamente per migliorare Google Search e non ordiniamo i risultati per manipolare il clima politico".
Il capo dei consiglieri economici della Casa Bianca, l'ex commentatore televisivo Larry Kudlow, ha detto che l'Amministrazione ha "messo sotto osservazione" i risultati del motore di ricerca. È probabile che a suggerire la teoria della congiura di Google a Trump sia stato un articolo uscito sul sito di destra PJ Media, che rivolgeva al motore di ricerca l'accusa di "declassare" i contenuti online delle fonti più conservatrici. Quell'articolo in seguito è stato ripreso dal sito di estrema destra Breitbart (diretto in passato da Steve Bannon). Infine è stato citato in un programma televisivo della Fox News da un presentatore che è amico personale di Trump, Lou Dobbs. Non è la prima volta che il presidente cavalca temi lanciati da qualche talkshow della Fox.
Google non ha mai rivelato gli algoritmi che sono alla base del suo motore di ricerca - sono l'origine stessa della sua fortuna, segreti industriali che custodisce gelosamente - né vuole chiarire quali criteri rendono più visibili certi articoli o certi organi d'informazione. Si sa che usa dei programmi di software chiamati "spider" (ragni) per perlustrare la Rete e creare delle gerarchie tra i contenuti, identificati da parole-chiave. Senza entrare nello specifico Google sostiene che i suoi algoritmi soppesano centinaia di criteri diversi di rilevanza, inclusa la quantità di citazioni che altri siti fanno di una certa fonte.
Ci sono accorgimenti per neutralizzare i trucchi con cui alcuni media cercano di ingigantire il numero di citazioni per manipolare l'algoritmo e salire in classifica. Ieri comunque una veloce verifica su Google News smentiva almeno in parte le accuse del presidente: a una certa ora della giornata il primo articolo su di lui era dal sito "amico" della Fox News. Tema: l'attacco a Google.
Il primo tweet presidenziale accusa: "Se cerco su Google 'Notizie su Trump' mi mostra solo i media delle Fake News. In altri termini è TRUCCATO (maiuscolo esclamativo nell'originale, ndr) in modo che quasi tutte le notizie sono NEGATIVE. In primo piano c'è la falsa Cnn. I media repubblicano-conservatori sono esclusi. E' illegale?".
Nel tweet immediatamente successivo: "I risultati della ricerca su di me sono tutti dai media di sinistra, molto pericoloso. Google e altri eliminano le voci dei conservatori e nascondono le notizie positive. Controllano quello che possiamo e non possiamo vedere. Questa è una situazione grave e verrà affrontata".
Non è la prima volta che Trump attacca uno dei colossi digitali, in passato il suo bersaglio preferito era Amazon il cui fondatore e chief executive Jeff Bezos è anche editore del quotidiano liberal The Washington Post. Le minacce di azioni contro Amazon non hanno avuto un seguito, finora. Google però non ha preso alla leggera le accuse del presidente. Un portavoce dell'azienda californiana ha subito reagito, spiegando che il motore di ricerca funziona in modo da fornire agli utenti "le risposte più rilevanti". "La ricerca - ha dichiarato il portavoce - non è al servizio di un'agenda politica né pieghiamo i nostri risultati in base a qualche ideologia. Lavoriamo continuamente per migliorare Google Search e non ordiniamo i risultati per manipolare il clima politico".
Il capo dei consiglieri economici della Casa Bianca, l'ex commentatore televisivo Larry Kudlow, ha detto che l'Amministrazione ha "messo sotto osservazione" i risultati del motore di ricerca. È probabile che a suggerire la teoria della congiura di Google a Trump sia stato un articolo uscito sul sito di destra PJ Media, che rivolgeva al motore di ricerca l'accusa di "declassare" i contenuti online delle fonti più conservatrici. Quell'articolo in seguito è stato ripreso dal sito di estrema destra Breitbart (diretto in passato da Steve Bannon). Infine è stato citato in un programma televisivo della Fox News da un presentatore che è amico personale di Trump, Lou Dobbs. Non è la prima volta che il presidente cavalca temi lanciati da qualche talkshow della Fox.
Google non ha mai rivelato gli algoritmi che sono alla base del suo motore di ricerca - sono l'origine stessa della sua fortuna, segreti industriali che custodisce gelosamente - né vuole chiarire quali criteri rendono più visibili certi articoli o certi organi d'informazione. Si sa che usa dei programmi di software chiamati "spider" (ragni) per perlustrare la Rete e creare delle gerarchie tra i contenuti, identificati da parole-chiave. Senza entrare nello specifico Google sostiene che i suoi algoritmi soppesano centinaia di criteri diversi di rilevanza, inclusa la quantità di citazioni che altri siti fanno di una certa fonte.
Ci sono accorgimenti per neutralizzare i trucchi con cui alcuni media cercano di ingigantire il numero di citazioni per manipolare l'algoritmo e salire in classifica. Ieri comunque una veloce verifica su Google News smentiva almeno in parte le accuse del presidente: a una certa ora della giornata il primo articolo su di lui era dal sito "amico" della Fox News. Tema: l'attacco a Google.