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(afp)

Libia, caos nei campi e profughi bloccati

Guardie in fuga dai centri di detenzione, migranti "murati" nelle celle. L’Unhcr porta acqua e cibo
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A Tripoli è tornata la guerra fra le milizie e dopo i cittadini libici i primi a pagarne le conseguenze sono i migranti africani. Una vera battaglia a singhiozzo paralizza da domenica la capitale libica, con molti quartieri della città bloccati da milizie rivali che combattono per avere il potere di chiedere sempre più soldi al governo di Fayez Serraj.

Sostanzialmente una potente milizia della città di Tarhuna, a 60 chilometri a Sud- Est della capitale, è voluta entrare nella periferia di Tripoli per sfidare un paio di bande armate che fino ad oggi hanno imposto al Governo di Accordo Nazionale di versare loro milioni e milioni di dinari come "compenso" per la protezione che Serraj stesso appalta ai signori della guerra.

Gli scontri hanno avuto un effetto diretto sulla condizione dei migranti in città. Molti centri di detenzione (in Libia l’immigrazione illegale è un reato e i migranti vengono arrestati) sono rimasti se…
A Tripoli è tornata la guerra fra le milizie e dopo i cittadini libici i primi a pagarne le conseguenze sono i migranti africani. Una vera battaglia a singhiozzo paralizza da domenica la capitale libica, con molti quartieri della città bloccati da milizie rivali che combattono per avere il potere di chiedere sempre più soldi al governo di Fayez Serraj.

Sostanzialmente una potente milizia della città di Tarhuna, a 60 chilometri a Sud- Est della capitale, è voluta entrare nella periferia di Tripoli per sfidare un paio di bande armate che fino ad oggi hanno imposto al Governo di Accordo Nazionale di versare loro milioni e milioni di dinari come "compenso" per la protezione che Serraj stesso appalta ai signori della guerra.

Gli scontri hanno avuto un effetto diretto sulla condizione dei migranti in città. Molti centri di detenzione (in Libia l’immigrazione illegale è un reato e i migranti vengono arrestati) sono rimasti senza controllo. Le guardie del ministero dell’Interno e della polizia anti-immigrazione sono fuggite per paura di essere coinvolte negli scontri armati. "Per molte ore alcuni campi come quello di Ain Zara sono rimasti senza controllo, con i migranti bloccati nelle celle", dice un funzionario di una Ong da Tripoli. Dopo alcune ore di caos totale, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) legata alle Nazioni Unite e l’Alto Commissariato Onu per i rifugiati (Unhcr) hanno raggiunto i capi e offerto acqua e viveri dove non c’erano più le guardie. "Circa 1500 migranti sono stati trasferiti dai libici in altri campi, almeno 322 sono stati spostati nel famoso carcere di Abu Salim. Molti sono fuggiti, e adesso vagano nell’area a Sud della città", dicono fonti Ong a Tripoli.

Ieri l’Organizzazione internazionale per le migrazioni ha avuto incontri al ministero dell’Interno per provare a capire come il governo può riportare un minimo di ordine nei campi. Un funzionario libico ha risposto così: "Neppure noi sappiamo se riusciremo a dormire a casa stanotte, come possiamo occuparci dei migranti?".

In tarda mattinata gli scontri a Sud del centro di Tripoli sono ripresi brevemente quando la "Settima Brigata" di Tarhuna ha provato ad avanzare ancora di alcuni chilometri verso l’aeroporto di Mitiga. L’unico scalo aereo in funzione nella capitale è controllato dalla milizia di Abdelrauf Kara, un giovane capo salafita che in questi anni ha collaborato perfino con la Cia per dare la caccia ai terroristi dello Stato islamico.