Weber alla Commissione Ue per “neutralizzare” i sovranisti
Tonia Mastrobuoni , Alberto D’ArgenioIl tedesco, capogruppo dei popolari europei a Strasburgo, ufficializza la sua candidatura alla successione di Juncker. Ha avuto il placet della cancelliera che vuole un "pontiere" con la destra estrema
BRUXELLES e BERLINO - La notizia è arrivata con un tweet in tre lingue: tedesco, francese e inglese. Dopo aver incassato il placet di Angela Merkel, il capogruppo dei popolari europei a Strasburgo, Manfred Weber, ha ufficializzato la sua corsa per la presidenza della Commissione Ue. Ma lo scenario da qui alle elezioni europee di maggio è ancora talmente incerto che sarebbe prematuro scommettere sul fatto che il politico della Csu possa diventare in automatico il successore di Jean-Claude Juncker. Anzitutto, perché per la stessa Merkel, Weber non è stata la prima scelta. Per la guida dell'esecutivo la cancelliera continuerebbe a preferire uno tra Peter Altmaier o Ursula von der Leyen, i ministri a lei più fedeli. Nel 2014, quando Juncker vinse le europee da Spitzenkandidat del Ppe, Merkel accettò obtorto collo la sua designazione alla presidenza. Per lei continua a non esserci un automatismo tra candidatura dei popolari e designazione a pre…
BRUXELLES e BERLINO - La notizia è arrivata con un tweet in tre lingue: tedesco, francese e inglese. Dopo aver incassato il placet di Angela Merkel, il capogruppo dei popolari europei a Strasburgo, Manfred Weber, ha ufficializzato la sua corsa per la presidenza della Commissione Ue. Ma lo scenario da qui alle elezioni europee di maggio è ancora talmente incerto che sarebbe prematuro scommettere sul fatto che il politico della Csu possa diventare in automatico il successore di Jean-Claude Juncker. Anzitutto, perché per la stessa Merkel, Weber non è stata la prima scelta. Per la guida dell'esecutivo la cancelliera continuerebbe a preferire uno tra Peter Altmaier o Ursula von der Leyen, i ministri a lei più fedeli. Nel 2014, quando Juncker vinse le europee da Spitzenkandidat del Ppe, Merkel accettò obtorto collo la sua designazione alla presidenza. Per lei continua a non esserci un automatismo tra candidatura dei popolari e designazione a presidente della Commissione.
Weber, però, e questo avrebbe convinto la cancelliera ad appoggiarlo, è un buon candidato in un momento in cui i popolari stanno scivolando a destra in tutta Europa: in un Ppe "neocon" servono pontieri che dialoghino non soltanto con i sovranisti già presenti nel Ppe alla Viktor Orban: nell'ipotesi in cui si lavorasse addirittura all'ingresso della Lega nei popolari europei (tra Orban, Seehofer e Salvini c'è un'ostentata sintonia), Weber potrebbe essere l'uomo giusto al posto giusto. E il ritorno alla ragionevolezza sui conti pubblici manifestato da Salvini in questi giorni ha avuto una forte eco nelle ovattate stanze berlinesi.
Ma c'è un secondo scenario che vedrebbe Weber ancora protagonista: sarebbe il tessitore ideale per una eventuale alleanza di legislatura tra Ppe e il gruppo che radunerà tutte le destre europee, Salvini compreso. Una coalizione per spartirsi le poltrone Ue e governare per 5 anni l'Unione inedita rispetto al classico triangolo tra popolari, socialisti e liberali. Dipenderà dai numeri restituiti dalle urne a maggio. Weber d'altra parte non ha mai nascosto il suo pragmatismo, la propensione al compromesso e nessuno nel suo entourage oggi esclude un simile scenario, obiettivo non dichiarato ma al quale lavorano Carroccio e il resto dei sovranisti del Continente. Ipotesi tuttavia indigesta per Angela Merkel.
Ma la cancelliera è condannata a un autunno caldo: la probabile disfatta della Csu alle elezioni bavaresi di ottobre potrebbe provocare un nuovo, pericoloso scossone nel governo e indebolirla, rendendola più malleabile di fronte all'impensabile alleanza con le ultra destre. Peraltro, la scelta di Weber, di un esponente Csu, vuol essere un segnale distensivo verso il partito che le ha prodotto le due più grandi spine nel fianco degli ultimi mesi: il ministro dell'Interno Seehofer e il governatore uscente della Baviera, Soeder.
La partita della Commissione poi mette in moto speculazioni sull'altra grande poltrona dell'anno elettorale 2019, quella del presidente della Bce. In un contesto ancora fluido, i candidati francesi restano tre, a partire dal numero uno dell'Fmi, Christine Lagarde. Ma anche il governatore della Banca di Francia, Villeroy de Galhau. Più defilato, perché troppo tecnico, Benoit Coeurè, oggi stimatissimo consigliere a Francoforte.
Intanto Weber, bavarese, 46 anni, cattolico dallo stile di vita impeccabile, si prepara alla corsa. Al congresso del Ppe di novembre partirà in vantaggio sugli eventuali sfidanti alla nomination (tra questi potrebbe esserci l'ex premier finlandese Stubb). Alle urne di maggio i popolari usciranno ancora vincitori: anche se probabilmente a Strasburgo disporranno di un gruppo meno folto di quello attuale, contano sul prevedibile crollo dei socialisti e sul possibile ridimensionamento di Macron. Intanto Weber per superare primarie interne, elezioni e restare in sella dopo il voto, quando alcuni leader potrebbero provare a tradire il sistema degli Spitzenkandidaten, ovvero che il partito che vince piazza il suo frontman alla Commissione, prepara le sue parole d'ordine. No alla Turchia nella Ue, lotta contro il cancro e trasparenza nelle decisioni dell'Unione per rendere le istituzioni comprensibili agli occhi dei cittadini. E a chi obietta che un tedesco a Bruxelles aumenterebbe lo strapotere di Berlino, con un sorriso risponde: "Io sono un politico europeo...".
Weber, però, e questo avrebbe convinto la cancelliera ad appoggiarlo, è un buon candidato in un momento in cui i popolari stanno scivolando a destra in tutta Europa: in un Ppe "neocon" servono pontieri che dialoghino non soltanto con i sovranisti già presenti nel Ppe alla Viktor Orban: nell'ipotesi in cui si lavorasse addirittura all'ingresso della Lega nei popolari europei (tra Orban, Seehofer e Salvini c'è un'ostentata sintonia), Weber potrebbe essere l'uomo giusto al posto giusto. E il ritorno alla ragionevolezza sui conti pubblici manifestato da Salvini in questi giorni ha avuto una forte eco nelle ovattate stanze berlinesi.
Ma c'è un secondo scenario che vedrebbe Weber ancora protagonista: sarebbe il tessitore ideale per una eventuale alleanza di legislatura tra Ppe e il gruppo che radunerà tutte le destre europee, Salvini compreso. Una coalizione per spartirsi le poltrone Ue e governare per 5 anni l'Unione inedita rispetto al classico triangolo tra popolari, socialisti e liberali. Dipenderà dai numeri restituiti dalle urne a maggio. Weber d'altra parte non ha mai nascosto il suo pragmatismo, la propensione al compromesso e nessuno nel suo entourage oggi esclude un simile scenario, obiettivo non dichiarato ma al quale lavorano Carroccio e il resto dei sovranisti del Continente. Ipotesi tuttavia indigesta per Angela Merkel.
Ma la cancelliera è condannata a un autunno caldo: la probabile disfatta della Csu alle elezioni bavaresi di ottobre potrebbe provocare un nuovo, pericoloso scossone nel governo e indebolirla, rendendola più malleabile di fronte all'impensabile alleanza con le ultra destre. Peraltro, la scelta di Weber, di un esponente Csu, vuol essere un segnale distensivo verso il partito che le ha prodotto le due più grandi spine nel fianco degli ultimi mesi: il ministro dell'Interno Seehofer e il governatore uscente della Baviera, Soeder.
La partita della Commissione poi mette in moto speculazioni sull'altra grande poltrona dell'anno elettorale 2019, quella del presidente della Bce. In un contesto ancora fluido, i candidati francesi restano tre, a partire dal numero uno dell'Fmi, Christine Lagarde. Ma anche il governatore della Banca di Francia, Villeroy de Galhau. Più defilato, perché troppo tecnico, Benoit Coeurè, oggi stimatissimo consigliere a Francoforte.
Intanto Weber, bavarese, 46 anni, cattolico dallo stile di vita impeccabile, si prepara alla corsa. Al congresso del Ppe di novembre partirà in vantaggio sugli eventuali sfidanti alla nomination (tra questi potrebbe esserci l'ex premier finlandese Stubb). Alle urne di maggio i popolari usciranno ancora vincitori: anche se probabilmente a Strasburgo disporranno di un gruppo meno folto di quello attuale, contano sul prevedibile crollo dei socialisti e sul possibile ridimensionamento di Macron. Intanto Weber per superare primarie interne, elezioni e restare in sella dopo il voto, quando alcuni leader potrebbero provare a tradire il sistema degli Spitzenkandidaten, ovvero che il partito che vince piazza il suo frontman alla Commissione, prepara le sue parole d'ordine. No alla Turchia nella Ue, lotta contro il cancro e trasparenza nelle decisioni dell'Unione per rendere le istituzioni comprensibili agli occhi dei cittadini. E a chi obietta che un tedesco a Bruxelles aumenterebbe lo strapotere di Berlino, con un sorriso risponde: "Io sono un politico europeo...".