Cyberguerra, nuovo fronte di Trump. E l’Occidente si “arma” contro l’Isis
Alberto Flores D'Arcais
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Giampaolo Cadalanu
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di GIAMPAOLO CADALANU e ALBERTO FLORES D'ARCAIS
Il Consiglio per la sicurezza nazionale Usa vara la nuova strategia contro gli attacchi informatici: basta cautele, si va all'attacco. Dall'Inghilterra parte una task force occidentale per l'operazione segreta "Sinfonia splendente" che contrasterà la propaganda dei terroristi
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
NEW YORK - "Proteggere la sicurezza nazionale dell'America e promuovere la prosperità del popolo americano sono le mie priorità. Garantire la sicurezza del cyberspazio è fondamentale per entrambi gli sforzi. Il cyberspazio è una componente integrale di tutti gli aspetti della vita americana, compresa la nostra economia e la nostra difesa. L'America ha creato Internet e lo ha condiviso con il mondo. Ora dobbiamo proteggere e preservare il cyberspazio per le generazioni future". Si apre con queste parole a firma Donald Trump il documento che la Casa Bianca ha pubblicato giovedì e che illustra la nuova strategia degli Stati Uniti di fronte alla nuova sfida militare e al futuro delle "guerre digitali".
"Le nostre mani non saranno più legate come lo erano sotto l'amministrazione Obama". John Bolton, consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca, ha illustrato la National Cyber Strategy (un docum…
NEW YORK - "Proteggere la sicurezza nazionale dell'America e promuovere la prosperità del popolo americano sono le mie priorità. Garantire la sicurezza del cyberspazio è fondamentale per entrambi gli sforzi. Il cyberspazio è una componente integrale di tutti gli aspetti della vita americana, compresa la nostra economia e la nostra difesa. L'America ha creato Internet e lo ha condiviso con il mondo. Ora dobbiamo proteggere e preservare il cyberspazio per le generazioni future". Si apre con queste parole a firma Donald Trump il documento che la Casa Bianca ha pubblicato giovedì e che illustra la nuova strategia degli Stati Uniti di fronte alla nuova sfida militare e al futuro delle "guerre digitali".
"Le nostre mani non saranno più legate come lo erano sotto l'amministrazione Obama". John Bolton, consigliere per la Sicurezza nazionale della Casa Bianca, ha illustrato la National Cyber Strategy (un documento di 26 pagine) spiegando come adesso gli Stati Uniti saranno in grado di condurre e respingere cyber-attacchi "più liberamente di quanto avvenisse finora", grazie alla nuova strategia adottata dal The Donald.
Fonti dell'amministrazione Usa hanno spiegato che la nuova strategia "elimina adesso quel lungo processo di costruzione del consenso all'interno del governo" che era necessario prima che gli Stati Uniti potessero dare il via libera ad un'azione offensiva. La vecchia teoria della "miglior difesa è l'attacco" o del "pre-emptive strike" della Guerra Fredda. Secondo Bolton, ora gli Usa "attraverso azioni cyber offensive e difensive saranno in grado di creare strutture di deterrenza che ridurranno i comportamenti malvagi nel cyberspazio".
Tutte quelle nazioni (a iniziare da Russia, Cina e Iran) che condurranno attività di cyber-war contro gli Stati Uniti si dovranno dunque aspettare una rapida risposta: "Tutti devono capire che non siamo solo sulla difensiva. Faremo molte cose in modo offensivo, i nostri avversari sono avvisati". La nuova strategia è stata varata quando manca un mese e mezzo alle elezioni di mid-term che potrebbe portare, secondo Bolton, a un intensificarsi degli attacchi digitali.
Il magazine dell'Isis, Dabiq
Operazione “Sinfonia splendente” per combattere la propaganda Isis
di GIAMPAOLO CADALANU
Una “Sinfonia splendente” contro lo Stato Islamico: si chiama così l’operazione segreta di offensiva congiunta contro le strutture informatiche dell’Isis, capace di compromettere i collegamenti dei fondamentalisti e persino di far abortire la loro propaganda.
Il ragionamento degli alleati è semplice: se i jihadisti usano a perfezione gli strumenti di internet, fra social network e comunicazione, perché non ritorcere contro di loro questa competenza?
Le forze occidentali, rivela il quotidiano britannico “Times”, hanno organizzato una sorta di task force di hacker, contando soprattutto sul Gchq, l’agenzia britannica basata a Cheltenham che si occupa di sicurezza e spionaggio delle comunicazioni.
Il programma di cyber-difesa impiega 500 persone, ma le forze saranno presto quadruplicate, con uno stanziamento annunciato pari a 250 milioni di sterline (quasi 280 milioni di euro).
Fra i risultati raggiunti c’è la scomparsa di “Rumiyah”, una specie di magazine tradotto in dieci lingue, che affianca alla grafica curatissima una serie di servizi pieni di foto cruente, di martirio ed esecuzioni. La rivista, che aveva preso il posto di “Dabiq” quando la città siriana con questo nome era stata conquistata dalle truppe turche, è stata di fatto spazzata via dal web attraverso attacchi informatici, compresa la pubblicazione di repliche false.
Anche l’agenzia Amaq, dall’aprile scorso al centro di un’altra campagna di cyber-offensiva portata avanti dall’Europol, il corpo di polizia congiunto dei Paesi dell’Unione europea, ha perso gran parte della sua capacità di penetrazione. Ogni volta che comunica, i suoi server diventano obiettivo di attacchi informatici e presto i contenuti spariscono, per poi riapparire ed essere di nuovo attaccati.
Gli hacker britannici anti-Isis sono riusciti anche a penetrare nei computer dei fondamentalisti: secondo una fonte del Times, sono stati in grado di cancellare grandissime quantità di dati, mettendo in seria difficoltà le necessità amministrative dello Stato Islamico, compromettendone la capacità di pagare gli stipendi e rallentando anche gli approvvigionamenti di armi, munizioni e cibo.
In più, i tecnici del Gchq sono riusciti anche a inserire nei laptop dei militanti istruzioni operative fasulle, cioè indicazioni sbagliate che li conducevano in trappola.