Giappone, 500 robot per insegnare inglese nelle scuole
Cristian Martini Grimaldi , di CRISTIAN MARTINI GRIMALDIIl ministero dell'Educazione vara un progetto per rivoluzionare l'apprendimento delle lingue nel Paese
TOKYO - Fu concepito in adulterio dalla madre Era per vendetta su Zeus che la cornificava a ogni piè sospinto. Efesto frutto del velenosetto astio tra divin coniugi finì col passare il proprio tempo nel monte Etna a forgiare splendidi oggetti, tra cui degli automi in metallo, veri e propri robot ante-litteram. Sarà il fascino del lontano mito, ma non c'è popolo al mondo come quello giapponese che quando si tratta di dare forma antropomorfica a una studiata combinazione di plastica e metalli ci mette cuore e anima. Dal mito alla realtà il robot ha sempre servito un unico scopo, aiutare l'uomo, soccorrerlo, renderlo migliore nella più ottimistica delle ipotesi. È quello che si augura il ministero dell'educazione giapponese che ha appena stanziato 250 milioni di yen (190mila euro) per la realizzazione di 500 robot per migliorare l'inglese scritto e orale degli studenti.
Dal prossimo anno i bambini delle elementari potranno…
Dal prossimo anno i bambini delle elementari potranno…
TOKYO - Fu concepito in adulterio dalla madre Era per vendetta su Zeus che la cornificava a ogni piè sospinto. Efesto frutto del velenosetto astio tra divin coniugi finì col passare il proprio tempo nel monte Etna a forgiare splendidi oggetti, tra cui degli automi in metallo, veri e propri robot ante-litteram. Sarà il fascino del lontano mito, ma non c'è popolo al mondo come quello giapponese che quando si tratta di dare forma antropomorfica a una studiata combinazione di plastica e metalli ci mette cuore e anima. Dal mito alla realtà il robot ha sempre servito un unico scopo, aiutare l'uomo, soccorrerlo, renderlo migliore nella più ottimistica delle ipotesi. È quello che si augura il ministero dell'educazione giapponese che ha appena stanziato 250 milioni di yen (190mila euro) per la realizzazione di 500 robot per migliorare l'inglese scritto e orale degli studenti.
Dal prossimo anno i bambini delle elementari potranno godere della doppia opportunità di apprendere la lingua "universale" attraverso la voce di un umanoide, e di poter, un giorno, accampare scuse credibili con figli e nipoti per quell'accento un po' meccanico (tipico di ogni giapponese che studia la grammatica ma poco la pronuncia): "è perché il mio insegnante era un robot".
Questi "replicanti", senza il fascino estetico dei protagonisti del film di Scott, andranno a sostituire gli ALT, assistant learning teacher, ovvero persone in carne ed ossa che pagano il pegno di avere stomaci veri da riempire, dunque di pretendere uno stipendio standard di sussistenza. E chi pensa che un educatore nelle cui vene scorre sangue sia comunque superiore a una macchina si deve ricredere perché troppi indizi fanno una certezza: l'androide non ha bisogno di formazione, non si ammala, non necessita di visto e dunque non andrà ad infoltire quella nutrita schiera di stranieri che ogni anno si trasferiscono nel già affollato Sol Levante arrivando a toccare quest'anno le 2,5 milioni di unità, cifra record. C'è chi critica: perché scomodare un robot quando già esistono delle applicazioni per la pronuncia delle lingue. Alt, fermi tutti. Stiamo parlando di robot sociali, mica frigoriferi: come quel Bocco, nanetto di 20 centimetri di statura, che permette ai genitori in ufficio di mandare messaggi vocali ai propri figli soli a casa. Il Vantaggio? Togliere lo smartphone dalle mani dei più piccoli.
Per un giapponese il rapporto con la macchina non è traumatico, perché nella terra dei kami la presenza di un'anima non la si nega a nessuno, perfino la toilette ne ha una, figuriamoci un automa che si muove e parla. Umani, troppo umani, anzi meglio, perché anche se con logica contro-intuitiva al contrario delle persone non svalvolano, garantisce Asimov: un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. Prima legge della robotica. A patto che, ovviamente, essendo umanissimi, non si trasformino subito in dei fuorilegge.
Dal prossimo anno i bambini delle elementari potranno godere della doppia opportunità di apprendere la lingua "universale" attraverso la voce di un umanoide, e di poter, un giorno, accampare scuse credibili con figli e nipoti per quell'accento un po' meccanico (tipico di ogni giapponese che studia la grammatica ma poco la pronuncia): "è perché il mio insegnante era un robot".
Questi "replicanti", senza il fascino estetico dei protagonisti del film di Scott, andranno a sostituire gli ALT, assistant learning teacher, ovvero persone in carne ed ossa che pagano il pegno di avere stomaci veri da riempire, dunque di pretendere uno stipendio standard di sussistenza. E chi pensa che un educatore nelle cui vene scorre sangue sia comunque superiore a una macchina si deve ricredere perché troppi indizi fanno una certezza: l'androide non ha bisogno di formazione, non si ammala, non necessita di visto e dunque non andrà ad infoltire quella nutrita schiera di stranieri che ogni anno si trasferiscono nel già affollato Sol Levante arrivando a toccare quest'anno le 2,5 milioni di unità, cifra record. C'è chi critica: perché scomodare un robot quando già esistono delle applicazioni per la pronuncia delle lingue. Alt, fermi tutti. Stiamo parlando di robot sociali, mica frigoriferi: come quel Bocco, nanetto di 20 centimetri di statura, che permette ai genitori in ufficio di mandare messaggi vocali ai propri figli soli a casa. Il Vantaggio? Togliere lo smartphone dalle mani dei più piccoli.
Per un giapponese il rapporto con la macchina non è traumatico, perché nella terra dei kami la presenza di un'anima non la si nega a nessuno, perfino la toilette ne ha una, figuriamoci un automa che si muove e parla. Umani, troppo umani, anzi meglio, perché anche se con logica contro-intuitiva al contrario delle persone non svalvolano, garantisce Asimov: un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. Prima legge della robotica. A patto che, ovviamente, essendo umanissimi, non si trasformino subito in dei fuorilegge.