La Tunisia guarda già al 2019: la campagna elettorale per le elezioni politiche e presidenziali è cominciata. Il duello di queste settimane fra il premier Youssef Chahed e Hafedh Caïd Essebsi, direttore esecutivo di Nidaa Tounes e figlio del presidente della Repubblica, aveva aperto le ostilità. Ieri una conferma del momento di turbolenza è arrivata attraverso un’intervista alla catena tv Al Hiwar Ettounsi del capo dello Stato, Beji Caïd Essebsi, che ha confermato come ormai la coalizione di governo sia in via di disfacimento. In particolare Essebsi ha ammesso che l’accordo fra i due maggiori partiti, l’alleanza laico-moderata di Nidaa Tounes e il partito di ispirazione islamica Ennhadha, è agli sgoccioli.
Essebsi ha incitato il premier a ripresentarsi in Parlamento, per verificare la tenuta della maggioranza e a controllare i suoi alleati. "Chahed non è nato primo ministro, l'ho scelto io e spero di aver fatto bene. Ma se ci sono differenze di opinione, deve legittimarsi davanti al Parlamento". Nei fatti una verifica del genere sarebbe la sanzione definitiva della spaccatura di Nidaa Tounes, e Chahed – contro cui sono schierati anche i sindacati Ugtt e la sinistra del Fronte popolare – ha dalla sua soltanto una fetta del partito, e salverebbe il suo esecutivo solo grazie al sostegno degli islamici. Ma l’ipotesi di elezioni anticipate, dice il presidente, deve essere esclusa: si voterà alle scadenze naturali, magari correggendo la controversa legge elettorale.
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Il presidente ha fatto riferimento anche alla crisi del suo partito, che è a un passo dalla divisione dopo il “congelamento” dell’iscrizione di Youssef Chahed e le voci di dimissioni di Hafedh. “Tutti i partiti sono nella stessa situazione di Nidaa Tounes”, ha sottolineato, aggiungendo che però lui non è soddisfatto della sua formazione, ma questa andrà a congresso nel gennaio prossimo. Lo scontro fra i pesi massimi ha causato a Nidaa Tounes un’emorragia di iscritti, e molti osservatori sono convinti che il premier Chahed stia progettando la creazione di un suo partito, appena avrà le forze per costituirlo.
Essebsi ha tenuto una posizione di distanza anche dal figlio, a cui non vuole dare suggerimenti, nemmeno sull’ipotesi di abbandonare la Tunisia: “Hafedh è mio figlio a casa, fuori è un cittadino come gli altri. E in Tunisia nessuno è indispensabile, né Hafedh Caïd Essebsi, né Youssef Chahed. Se se ne andassero, la Tunisia troverebbe qualcuno per sostituirli”. Quanto al suo futuro politico, Essebsi non ha sciolto le riserve su una sua possibile ricandidatura: “Ho diritto a ripresentarmi, ma non so se lo farò. Ogni cosa a suo tempo”.
Essebsi ha incitato il premier a ripresentarsi in Parlamento, per verificare la tenuta della maggioranza e a controllare i suoi alleati. "Chahed non è nato primo ministro, l'ho scelto io e spero di aver fatto bene. Ma se ci sono differenze di opinione, deve legittimarsi davanti al Parlamento". Nei fatti una verifica del genere sarebbe la sanzione definitiva della spaccatura di Nidaa Tounes, e Chahed – contro cui sono schierati anche i sindacati Ugtt e la sinistra del Fronte popolare – ha dalla sua soltanto una fetta del partito, e salverebbe il suo esecutivo solo grazie al sostegno degli islamici. Ma l’ipotesi di elezioni anticipate, dice il presidente, deve essere esclusa: si voterà alle scadenze naturali, magari correggendo la controversa legge elettorale.
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Essebsi ha tenuto una posizione di distanza anche dal figlio, a cui non vuole dare suggerimenti, nemmeno sull’ipotesi di abbandonare la Tunisia: “Hafedh è mio figlio a casa, fuori è un cittadino come gli altri. E in Tunisia nessuno è indispensabile, né Hafedh Caïd Essebsi, né Youssef Chahed. Se se ne andassero, la Tunisia troverebbe qualcuno per sostituirli”. Quanto al suo futuro politico, Essebsi non ha sciolto le riserve su una sua possibile ricandidatura: “Ho diritto a ripresentarmi, ma non so se lo farò. Ogni cosa a suo tempo”.