Esteri

Usa, Rosenstein alla Casa Bianca, ma non si è dimesso

Rod Rosenstein (reuters)
Smentite le voci di licenziamento. Il viceministro della Giustizia e supervisore dell'inchiesta sul Russiagate incontrerà Trump giovedì. Secondo il "New York Times", aveva proposto d'intercettare il presidente
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WASHINGTON - Rod Rosenstein non si è dimesso, è ancora il viceministro della Giustizia. A mettere fine alla ridda di voci sulla visita del vice procuratore generale alla Casa Bianca, è stato un comunicato della portavoce Sarah Huckabee Sanders: "Su richiesta del vice
ministro della Giustizia Rod Rosenstein, lui e il presidente Trump hanno avuto un'estesa conversazione per discutere delle recenti notizie", ma dal momento che il presidente è impegnato a New York dove è in corso l'Assemblea generale dell'Onu i due "s'incontreranno giovedì".

Jonathan Karl di Abc lo ha definito "il giorno più strano" dell'amministrazione Trump. Axios aveva riferito che il supervisore delle indagini sul Russiagate aveva comunicato verbalmente le sue dimissioni al capo di gabinetto John Kelly perché si aspettava di essere rimosso dall'incarico. Il Daily Beast, citando una fonte informata, aveva invece smentito. L'incontro si è concluso e Rosenstein non si è dimesso, né è stato licenziato.

Il numero due del ministero della Giustizia americano era finito nel mirino di Trump la settimana scorsa, quando il New York Times aveva scritto che in passato aveva proposto di intercettare il presidente. Rosenstein aveva negato la ricostruzione fornita dal quotidiano, mentre il capo della Casa Bianca aveva commentato dicendo che "bisogna sradicare il fetore persistente al dipartimento della Giustizia".

Il viceministro della Giustizia è da mesi obiettivo di attacchi e sfuriate da parte di Trump, che l'accusa di non difenderlo dall'inchiesta del Russiagate che Rosenstein coordina. Secondo un consigliere di Trump citato dal Washington Post, le dimissioni di Rosenstein sarebbero state al centro di discussioni riservate per tutto il weekend e lo stesso viceministro in questi giorni avrebbe detto che dovrebbe dimettersi perché, dopo le rivelazioni, "sente il suo ruolo compromesso".

 A Rosenstein è stato affidato il coordinamento dell'inchiesta sulle interferenze russe nelle elezioni del 2016 dopo che il ministro della Giustizia, Jeff Sessions, si era ricusato perché anch'egli, come membro della campagna del presidente, aveva avuto contatti con i russi.

Trump si è scagliato moltissime volte, e con toni durissimi, anche contro il suo procuratore generale perché ritiene che la sua decisione sia all'origine di una serie di eventi che avrebbero portato alla nomina del procuratore speciale, Robert Mueller.