Acqua, la guerra che verrà
Giampaolo Cadalanu , di GIAMPAOLO CADALANULa risorsa fondamentale per definizione è sempre più scarsa in tutto il pianeta, ma in Medio Oriente le situazioni vicine al conflitto si stanno moltiplicando
Dove nel secolo scorso sono divampate le guerre per il petrolio, proprio lì scoppierà presto la prima guerra dichiarata per l’acqua. La risorsa fondamentale per definizione è sempre più scarsa in tutto il pianeta, ma in Medio Oriente le situazioni vicine al conflitto si stanno moltiplicando. Le potenze regionali, da Israele all’Iran, all’Egitto, sono sempre più attente alle ricchezze idriche, che in un bilancio geopolitico diventano ogni giorno più importanti. E contrariamente al petrolio, che come fonte di energia è sostituibile, l’acqua è un elemento indispensabile per ogni comunità, per cui lo spazio politico delle crisi diventa estremamente ristretto. Lo scontro è ormai aperto sul Tigri, con l’Iraq che contesta i prelievi avviati con le nuove dighe dalla Turchia e dall’Iran. Il flusso del Tigri per un buon 20-30 per cento deriva dagli affluenti Sirwan e Alwant. Ma Teheran sta …
Dove nel secolo scorso sono divampate le guerre per il petrolio, proprio lì scoppierà presto la prima guerra dichiarata per l’acqua. La risorsa fondamentale per definizione è sempre più scarsa in tutto il pianeta, ma in Medio Oriente le situazioni vicine al conflitto si stanno moltiplicando. Le potenze regionali, da Israele all’Iran, all’Egitto, sono sempre più attente alle ricchezze idriche, che in un bilancio geopolitico diventano ogni giorno più importanti. E contrariamente al petrolio, che come fonte di energia è sostituibile, l’acqua è un elemento indispensabile per ogni comunità, per cui lo spazio politico delle crisi diventa estremamente ristretto. Lo scontro è ormai aperto sul Tigri, con l’Iraq che contesta i prelievi avviati con le nuove dighe dalla Turchia e dall’Iran. Il flusso del Tigri per un buon 20-30 per cento deriva dagli affluenti Sirwan e Alwant. Ma Teheran sta lavorando a una diga che potrebbe tagliare fino al 60 per cento l’acqua del Sirwan. E ancora maggiore sarebbe il prelievo della diga di Ilisu, che la Turchia vorrebbe far riempire in tempi molto rapidi.
L’Iran è stato colpito da una ondata di siccità senza precedenti, tanto che nell’apparato statale qualcuno ha puntato il dito contro Israele, accusando lo Stato ebraico di “rubare le nuvole” alla Repubblica islamica. Ma la crisi idrica è talmente grave che Teheran rimette in discussione anche le sue politiche di influenza regionale, non solo mettendo a rischio l’alleanza con l’Iraq a guida sciita, ma anche attirandosi ostilità dall’Afghanistan. Proprio nei giorni scorsi Kabul ha denunciato il mancato rispetto del trattato di Hirman che dovrebbe regolare lo sfruttamento del fiume Helmand.
Tensione alta c’è anche attorno al Nilo per l’immensa diga che dal 2011 l’Etiopia sta costruendo sul suo corso. La Nile Basin Initiative, fondata nel 1999 da nove paesi sui dieci coinvolti nel corso del fiume, non è bastata a regolare il conflitto e c’è voluta una trattativa a tre con Etiopia, Sudan ed Egitto per portare nel 2015 a un accordo quadro che ancora deve essere discusso nei dettagli.
E i conflitti si estendono persino alle acque sotterranee, visto che Egitto, Sudan, Ciad e Libia non hanno un accordo per la gestione del bacino di falde acquifere dell’arenaria nubiana, il sistema di acque fossili più vasto del mondo.
L’acqua è sempre stata un elemento in ogni negoziato in Medio Oriente: il primo accordo di pace che considerava l’acqua come punto di sicurezza risale al 1994, siglato da Israele e Giordania. Il trattato prevedeva che lo Stato ebraico avrebbe restituito ad Amman una fetta di territorio occupato, ma avrebbe conservato il diritto di sfruttare le acque della falda acquifera di Arava.
Per Pasquale Steduto, responsabile per le Risorse idriche della Fao per Nordafrica e Medio Oriente, a rendere delicata la situazione della zona è l’unione di due fattori. Il primo è l’aumento demografico, che nei paesi in via di sviluppo vuol dire anche incremento del consumo di acqua per uso agricolo e spesso, con il cambiamento delle abitudini alimentari, anche per l’allevamento (la produzione di un chilogrammo di carne bovina richiede il consumo di oltre 15 mila litri d’acqua, contro i 1600 dei cereali e i 322 necessari per la produzione di ortaggi). Il secondo fattore è la follia del clima, che ha reso più frequenti gli eventi estremi, in questa zona soprattutto siccità e ondate di calore che spesso distruggono le colture: “Gli studi più recenti confermano che il mutamento climatico ha reso più aride le zone aride, mentre in zone più umide sono aumentati fenomeni come tornado o tifoni”, dice Steduto.
A fronte di questi fattori, più ancora che progetti di desalinizzazione o risparmio dell’acqua, servirebbe la collaborazione fra nazioni. Ma questa in Medio Oriente è ancora più rara dell’acqua e i governi tengono ai margini anche l’intervento dell’Onu. “Nelle regioni con poche risorse idriche, la gestione pacifica delle dispute è diventata una preoccupazione di primaria importanza”, dice Brahma Chellaney, autore di “Acqua, pace e guerra”. L’analista indiano non si fa illusioni: “In Medio Oriente l’acqua è unita strettamente alla sicurezza nazionale, agli interessi geopolitici e all’ideologia di Stato”.
L’Iran è stato colpito da una ondata di siccità senza precedenti, tanto che nell’apparato statale qualcuno ha puntato il dito contro Israele, accusando lo Stato ebraico di “rubare le nuvole” alla Repubblica islamica. Ma la crisi idrica è talmente grave che Teheran rimette in discussione anche le sue politiche di influenza regionale, non solo mettendo a rischio l’alleanza con l’Iraq a guida sciita, ma anche attirandosi ostilità dall’Afghanistan. Proprio nei giorni scorsi Kabul ha denunciato il mancato rispetto del trattato di Hirman che dovrebbe regolare lo sfruttamento del fiume Helmand.
Tensione alta c’è anche attorno al Nilo per l’immensa diga che dal 2011 l’Etiopia sta costruendo sul suo corso. La Nile Basin Initiative, fondata nel 1999 da nove paesi sui dieci coinvolti nel corso del fiume, non è bastata a regolare il conflitto e c’è voluta una trattativa a tre con Etiopia, Sudan ed Egitto per portare nel 2015 a un accordo quadro che ancora deve essere discusso nei dettagli.
E i conflitti si estendono persino alle acque sotterranee, visto che Egitto, Sudan, Ciad e Libia non hanno un accordo per la gestione del bacino di falde acquifere dell’arenaria nubiana, il sistema di acque fossili più vasto del mondo.
L’acqua è sempre stata un elemento in ogni negoziato in Medio Oriente: il primo accordo di pace che considerava l’acqua come punto di sicurezza risale al 1994, siglato da Israele e Giordania. Il trattato prevedeva che lo Stato ebraico avrebbe restituito ad Amman una fetta di territorio occupato, ma avrebbe conservato il diritto di sfruttare le acque della falda acquifera di Arava.
Per Pasquale Steduto, responsabile per le Risorse idriche della Fao per Nordafrica e Medio Oriente, a rendere delicata la situazione della zona è l’unione di due fattori. Il primo è l’aumento demografico, che nei paesi in via di sviluppo vuol dire anche incremento del consumo di acqua per uso agricolo e spesso, con il cambiamento delle abitudini alimentari, anche per l’allevamento (la produzione di un chilogrammo di carne bovina richiede il consumo di oltre 15 mila litri d’acqua, contro i 1600 dei cereali e i 322 necessari per la produzione di ortaggi). Il secondo fattore è la follia del clima, che ha reso più frequenti gli eventi estremi, in questa zona soprattutto siccità e ondate di calore che spesso distruggono le colture: “Gli studi più recenti confermano che il mutamento climatico ha reso più aride le zone aride, mentre in zone più umide sono aumentati fenomeni come tornado o tifoni”, dice Steduto.
A fronte di questi fattori, più ancora che progetti di desalinizzazione o risparmio dell’acqua, servirebbe la collaborazione fra nazioni. Ma questa in Medio Oriente è ancora più rara dell’acqua e i governi tengono ai margini anche l’intervento dell’Onu. “Nelle regioni con poche risorse idriche, la gestione pacifica delle dispute è diventata una preoccupazione di primaria importanza”, dice Brahma Chellaney, autore di “Acqua, pace e guerra”. L’analista indiano non si fa illusioni: “In Medio Oriente l’acqua è unita strettamente alla sicurezza nazionale, agli interessi geopolitici e all’ideologia di Stato”.