Elezioni in Brasile, la campagna avvelenata su WhatsApp
Daniele Mastrogiacomo , di DANIELE MASTROGIACOMODomenica si vota per il primo turno delle presidenziali. Il candidato del Pt, Haddad, denuncia le calunnie dell'avversario Bolsonaro diffuse sui social e nella app di messaggistica. Ma la propaganda è ormai capillare e il leader populista è in testa nei sondaggi
RIO DE JANEIRO - Fernando Haddad ha cambiato tattica. Basta evitare attacchi, restare un silenzio, accettare i falsi oltre le calunnie. Così, dopo l'ennesima settimana di fake che si espandevano a macchia d'olio sulla rete e sui social, il candidato del PT alla presidenza del Brasile è passato all'offensiva.
Ha denunciato il suo diretto rivale, l'ex capitano dell'esercito Jair Bolsonaro, in testa con un 31 per cento delle preferenze a 3 giorni dalle elezioni, per falso. In modo particolare tre falsi, di grande presa sulla popolazione. Il primo che che la sinistra aveva il progetto di consentire la scelta di genere persino ad un bimbo o bimba di appena 5 anni; il secondo raffigurava l'alleata di Haddad, Manuela D'Avila, candidata del Partito Comunista del Brasile, in una foto taroccata mentre indossava una maglietta che diceva "Gesù è un travestito"; la terza balla immortalava sempre Haddad che annunciava il cambio dell…
Ha denunciato il suo diretto rivale, l'ex capitano dell'esercito Jair Bolsonaro, in testa con un 31 per cento delle preferenze a 3 giorni dalle elezioni, per falso. In modo particolare tre falsi, di grande presa sulla popolazione. Il primo che che la sinistra aveva il progetto di consentire la scelta di genere persino ad un bimbo o bimba di appena 5 anni; il secondo raffigurava l'alleata di Haddad, Manuela D'Avila, candidata del Partito Comunista del Brasile, in una foto taroccata mentre indossava una maglietta che diceva "Gesù è un travestito"; la terza balla immortalava sempre Haddad che annunciava il cambio dell…
RIO DE JANEIRO - Fernando Haddad ha cambiato tattica. Basta evitare attacchi, restare un silenzio, accettare i falsi oltre le calunnie. Così, dopo l'ennesima settimana di fake che si espandevano a macchia d'olio sulla rete e sui social, il candidato del PT alla presidenza del Brasile è passato all'offensiva.
Ha denunciato il suo diretto rivale, l'ex capitano dell'esercito Jair Bolsonaro, in testa con un 31 per cento delle preferenze a 3 giorni dalle elezioni, per falso. In modo particolare tre falsi, di grande presa sulla popolazione. Il primo che che la sinistra aveva il progetto di consentire la scelta di genere persino ad un bimbo o bimba di appena 5 anni; il secondo raffigurava l'alleata di Haddad, Manuela D'Avila, candidata del Partito Comunista del Brasile, in una foto taroccata mentre indossava una maglietta che diceva "Gesù è un travestito"; la terza balla immortalava sempre Haddad che annunciava il cambio della data delle elezioni: non più domenica 7 ma lunedì 8.
Il fronte della destra estrema non è nuovo alle bufale. Anzi: le usa, le pubblica, le diffonde con una macchina ben collaudata che raggiunge i suoi scopi. Crea confusione, allarme; distorce le notizie, quando non le inventa di sana pianta. Ma per una larga fetta di brasiliani sono credibili, perché costruite ad arte, se non verosimili. Si dice, almeno in Brasile, che la tv e i giornali sono decisivi per ogni candidato che aspiri alla vittoria.
I canali del consenso
La realtà dimostra il contrario. Almeno la trasformazione che ha rivoluzionato i canali del consenso e dell'informazione. Con un'apparizione di soli 6 secondi in tv, Jair Bolsonaro guida la corsa a Planalto con 10 punti di distacco dal suo principale concorrente. Lo fa su WhatsApp, l'applicazione di messaggeria istantanea usata da oltre 120 milioni di utenti (60 per cento della popolazione): il più alto numero in un paese al mondo.
Una squadra abile e veloce di 100 persone, sostenuta da un altro migliaio di militanti e simpatizzanti, immette ogni giorno 1.000 notizie su tre diverse chat. Diffonde materiale elettorale, segnala appuntamenti e iniziative. Ma lancia anche notizie false, distorte, inventate. Senza pudore e senza alcuna remora deontologica. La gente finisce per abboccare. Rilancia, condivide, suscita reazioni, dibattiti. Allarga, nel clamore, il consenso. Una guerra virtuale in un mondo ormai quasi esclusivamente virtuale.
Così accade che il figlio del candidato, anche lui in corsa per un seggio da senatore, assicuri su Twitter che i "codici delle urne elettorali sono stati spediti in Venezuela" o posti su WhatsApp notizie mai avvenute per diffamare le donne che si sono mobilitate a milioni sabato scorso in 32 città del paese per frenare l'ondata populista e reazionaria dell'"uomo nero".
Il ruolo delle donne
I temi toccati da questa squadra di internauti sono quelli più sensibili tra la popolazione: la famiglia, il cambio di genere, la droga, la violenza, il ruolo della polizia e il suo diritto a sparare e uccidere. Ma soprattutto i gruppi e le persone che rappresentano un freno alla corsa di Bolsonaro verso la presidenza. Le donne, in particolare. Le sole ad aver reagito all'apatia che accompagnava e favoriva questa crescita della destra estrema, xenofoba, misogina e razzista.
Dal 30 agosto hanno creato un profilo su Facebook (#EleNão) che oggi ha 4 milioni di aderenti. Sullo stesso social lo staff tecnologico del "Messia" ha creato profili simili ma a favore del candidato. Posta notizie che vengono poi riproposte sulla messaggeria istantanea e raggiungono l'intero Brasile.
Il ritardo del PT
Il PT ha scoperto il canale in ritardo: oggi ha il suo account sui social. Denuncia i falsi, rintuzza gli attacchi, rilancia con altre notizie. Ma è una rincorsa più che una corsa. Jair Bolsonaro è già avanti. Osa l'impensabile: annuncia di non voler accettare il responso delle urne se non vince al primo turno. Chiede di tonare a votare su scheda e non online. Minaccia, blandisce, rassicura, promette. Oltre alle Chiese Evangeliche, fortissime in Brasile, ha ottenuto l'appoggio entusiasta della Confindustria. La gente vota il meno peggio. E il meno peggio è l'ex parà che odia gay, drogati, donne e difende la dittatura. "Bolsonaro", dicono gli scettici, che sono tanti, "non è il miglior fertilizzante per il Brasile ma un ottimo pesticida". Non è più una battaglia elettorale ma una guerra virtuale. Contro i "grandi media faziosi", come spiega lo stesso candidato della destra, "fatta sulla rete, quindi molto più democratica".
Ha denunciato il suo diretto rivale, l'ex capitano dell'esercito Jair Bolsonaro, in testa con un 31 per cento delle preferenze a 3 giorni dalle elezioni, per falso. In modo particolare tre falsi, di grande presa sulla popolazione. Il primo che che la sinistra aveva il progetto di consentire la scelta di genere persino ad un bimbo o bimba di appena 5 anni; il secondo raffigurava l'alleata di Haddad, Manuela D'Avila, candidata del Partito Comunista del Brasile, in una foto taroccata mentre indossava una maglietta che diceva "Gesù è un travestito"; la terza balla immortalava sempre Haddad che annunciava il cambio della data delle elezioni: non più domenica 7 ma lunedì 8.
Il fronte della destra estrema non è nuovo alle bufale. Anzi: le usa, le pubblica, le diffonde con una macchina ben collaudata che raggiunge i suoi scopi. Crea confusione, allarme; distorce le notizie, quando non le inventa di sana pianta. Ma per una larga fetta di brasiliani sono credibili, perché costruite ad arte, se non verosimili. Si dice, almeno in Brasile, che la tv e i giornali sono decisivi per ogni candidato che aspiri alla vittoria.
I canali del consenso
La realtà dimostra il contrario. Almeno la trasformazione che ha rivoluzionato i canali del consenso e dell'informazione. Con un'apparizione di soli 6 secondi in tv, Jair Bolsonaro guida la corsa a Planalto con 10 punti di distacco dal suo principale concorrente. Lo fa su WhatsApp, l'applicazione di messaggeria istantanea usata da oltre 120 milioni di utenti (60 per cento della popolazione): il più alto numero in un paese al mondo.
Una squadra abile e veloce di 100 persone, sostenuta da un altro migliaio di militanti e simpatizzanti, immette ogni giorno 1.000 notizie su tre diverse chat. Diffonde materiale elettorale, segnala appuntamenti e iniziative. Ma lancia anche notizie false, distorte, inventate. Senza pudore e senza alcuna remora deontologica. La gente finisce per abboccare. Rilancia, condivide, suscita reazioni, dibattiti. Allarga, nel clamore, il consenso. Una guerra virtuale in un mondo ormai quasi esclusivamente virtuale.
Così accade che il figlio del candidato, anche lui in corsa per un seggio da senatore, assicuri su Twitter che i "codici delle urne elettorali sono stati spediti in Venezuela" o posti su WhatsApp notizie mai avvenute per diffamare le donne che si sono mobilitate a milioni sabato scorso in 32 città del paese per frenare l'ondata populista e reazionaria dell'"uomo nero".
Il ruolo delle donne
I temi toccati da questa squadra di internauti sono quelli più sensibili tra la popolazione: la famiglia, il cambio di genere, la droga, la violenza, il ruolo della polizia e il suo diritto a sparare e uccidere. Ma soprattutto i gruppi e le persone che rappresentano un freno alla corsa di Bolsonaro verso la presidenza. Le donne, in particolare. Le sole ad aver reagito all'apatia che accompagnava e favoriva questa crescita della destra estrema, xenofoba, misogina e razzista.
Dal 30 agosto hanno creato un profilo su Facebook (#EleNão) che oggi ha 4 milioni di aderenti. Sullo stesso social lo staff tecnologico del "Messia" ha creato profili simili ma a favore del candidato. Posta notizie che vengono poi riproposte sulla messaggeria istantanea e raggiungono l'intero Brasile.
Il ritardo del PT
Il PT ha scoperto il canale in ritardo: oggi ha il suo account sui social. Denuncia i falsi, rintuzza gli attacchi, rilancia con altre notizie. Ma è una rincorsa più che una corsa. Jair Bolsonaro è già avanti. Osa l'impensabile: annuncia di non voler accettare il responso delle urne se non vince al primo turno. Chiede di tonare a votare su scheda e non online. Minaccia, blandisce, rassicura, promette. Oltre alle Chiese Evangeliche, fortissime in Brasile, ha ottenuto l'appoggio entusiasta della Confindustria. La gente vota il meno peggio. E il meno peggio è l'ex parà che odia gay, drogati, donne e difende la dittatura. "Bolsonaro", dicono gli scettici, che sono tanti, "non è il miglior fertilizzante per il Brasile ma un ottimo pesticida". Non è più una battaglia elettorale ma una guerra virtuale. Contro i "grandi media faziosi", come spiega lo stesso candidato della destra, "fatta sulla rete, quindi molto più democratica".