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Yahya Sinwar 

Palestina, il leader di Hamas Sinwar: “Non voglio più guerre”

Basta conflitto, basta assedio: il leader palestinese si dice pronto a siglare e rispettare un cessate il fuoco. In questo raro incontro con la stampa internazionale, il capo del movimento islamista di Gaza parlando con Repubblica lancia un messaggio a Israele
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GAZA - Mentre gli scontri al confine della Striscia di Gaza si intensificano, il leader del movimento Hamas Yahya Sinwar in una rara intervista con la stampa internazionale lancia un messaggio a Israele. "C'è una reale opportunità per il cambiamento. La guerra non è nel nostro interesse. Ma nella situazione attuale, un'esplosione è inevitabile". Ecco un estratto del resoconto di una serie di incontri avvenuti a Gaza. L'intervista sarà pubblicata anche sul quotidiano Yedioth Aronoth.

Non so molto di lei. Da quanto dicono, è abbastanza introverso. Un uomo di poche parole. Non incontra spesso la stampa. E però è a capo di Hamas da più di un anno. Perché parla proprio adesso?
"Perché è adesso che c'è un'opportunità di cambiamento. L'opportunità di avere infine sicurezza e stabilità".
 
Un'opportunità? Adesso?
"Ade…
GAZA - Mentre gli scontri al confine della Striscia di Gaza si intensificano, il leader del movimento Hamas Yahya Sinwar in una rara intervista con la stampa internazionale lancia un messaggio a Israele. "C'è una reale opportunità per il cambiamento. La guerra non è nel nostro interesse. Ma nella situazione attuale, un'esplosione è inevitabile". Ecco un estratto del resoconto di una serie di incontri avvenuti a Gaza. L'intervista sarà pubblicata anche sul quotidiano Yedioth Aronoth.

Non so molto di lei. Da quanto dicono, è abbastanza introverso. Un uomo di poche parole. Non incontra spesso la stampa. E però è a capo di Hamas da più di un anno. Perché parla proprio adesso?
"Perché è adesso che c'è un'opportunità di cambiamento. L'opportunità di avere infine sicurezza e stabilità".
 
Un'opportunità? Adesso?
"Adesso. Sì".
 
Onestamente, la cosa più probabile, a Gaza, sembra una nuova guerra. In quest'ultima ondata di proteste, si sono avuti quasi 200 morti.
"Mentre dall'altra parte, un morto solo. E allora, intanto direi che 'guerra' è un termine fuorviante: non è che a Gaza, a un certo punto, c'è una guerra, e gli altri giorni invece c'è la pace. Siamo sempre sotto occupazione: l'aggressione è quotidiana. Varia di intensità. Tutto qui. E comunque, la verità è che una nuova guerra non è nell'interesse di nessuno. Di certo, non è nel nostro: chi ha voglia di fronteggiare una potenza nucleare con due fionde? E però, se è vero che non possiamo vincere, per Netanyahu vincere sarebbe anche peggio che perdere. Perché questa sarebbe la quarta guerra. Non può concludersi come la terza, che già si è conclusa come la seconda, che già si è conclusa come la prima. Dovrebbero riconquistare Gaza. E non penso che Netanyahu, che sta già tentando di tutto per sbarazzarsi dei palestinesi della West Bank, e mantenere una maggioranza ebraica, desideri altri due milioni di arabi. No. Con la guerra non si ottiene niente".
Un momento dell'intervista rilasciata da Sinwar a Francesca Borri 
Suona un po' strano, detto da uno che viene dall'ala militare di Hamas.
"Non sono a capo di una milizia. Vengo da Hamas e basta. Sono a capo di una cosa decisamente più complessa: un movimento di liberazione nazionale. E il mio primo obbligo è agire nell'interesse del mio popolo: difenderlo, e difendere il suo diritto a libertà e indipendenza. Chi conosce la guerra, non ha voglia di guerra".

Ma lei ha combattuto tutta la vita.
"E infatti non sto dicendo che non combatterò più. Sto dicendo che non voglio più guerre. Voglio la fine dell'assedio. Qui vai in spiaggia, la sera, al tramonto, e vedi questi ragazzini, sulla battigia, che chiacchierano: e si chiedono com'è il mondo di là dal mare. Com'è la vita. Ascoltarli ti spezza. E dovrebbe spezzare chiunque. Voglio che siano liberi".
 
I confini di Gaza sono più o meno chiusi da 11 anni. Non c'è più neppure l'acqua. Solo acqua di mare. Acqua salata. Com'è vivere qui?
"E come credi che sia? Il 55 percento della popolazione ha meno di 15 anni. Non stiamo parlando di terroristi: stiamo parlando di bambini. Non hanno nessuna tessera di partito. Hanno paura. Paura e basta. Voglio che siano liberi".
 
L'80 percento della popolazione vive di aiuti umanitari. E il 50 percento è "food insecure" - il 50 percento, qui, ha fame. L'ONU dice che Gaza a breve non sarà più adatta alla vita. Però Hamas in questi anni ha trovato le risorse per costruire i suoi tunnel.
"E per fortuna. Altrimenti saremmo morti tutti. Quello che dici, riflette pari pari la propaganda. Non è che abbiamo costruito i tunnel, e la risposta è stato l'assedio, e con l'assedio iniziata la crisi. No. E' iniziato l'assedio, è iniziata la crisi: e per sopravvivere, a noi non è rimasto che costruire i tunnel. In certi momenti, qui non entrava manco il latte".

E quindi, a quanto sembra, Hamas è dell'idea di un cessate il fuoco con Israele. I mediatori, in questi giorni, sono tutti al lavoro. Cosa intende per cessate il fuoco?
"Un cessate il fuoco. Calma assoluta".

Calma in cambio di calma?
"No. Calma in cambio di calma, e della fine dell'assedio. L'assedio non è calma".

Ma se questo cessate il fuoco non dovesse funzionare? Finora ogni tentativo di accordo è stato sabotato da estremisti di una delle due parti.
"Questo accordo ancora non c'è. Siamo pronti a firmarlo, Hamas e quasi tutti gli altri gruppi palestinesi, pronti a firmarlo e onorarlo: ma per ora, qui c'è solo l'occupazione. E nuovi morti. Ogni venerdì. Ma se saremo attaccati, è ovvio, ci difenderemo. Come sempre. E avremo un'altra guerra. Ma poi, tra un anno, sarai di nuovo qui. E io di nuovo sarò qui a dire: con la guerra non si ottiene niente".
 
Dovesse riassumermi tutto questo in una frase... Tutto quello che mi ha spiegato. In una frase sola. Qual è il messaggio che vorrebbe restasse più impresso ai lettori?
"E' tempo di cambiare. Tempo di finirla, con questo assedio. E cambiare".