È un giallo dei migliori quello che da oltre 48 ore si sviluppa intorno al consolato saudita di Istanbul. Martedì mattina Jamal Khashoggi, 59 anni, importante giornalista saudita, a lungo vicino alla famiglia reale, è entrato nell'edificio per ritirare i documenti del divorzio. Ad aspettarlo fuori, la fidanzata Khadija. La donna ha atteso per ore: ma lui non è mai uscito. Per il Washington Post, per cui scrive Khashoggi, e la fidanzata, è stato sequestrato.
A lungo uno dei giornalisti più importanti del regno, con una rete di legami che va dalla casa reale a Osama Bin Laden, Khashoggi è oggi una delle voci più critiche contro Mohammed Bin Salman, principe ereditario che di fatto guida l'Arabia Saudita e che negli ultimi mesi si è distinto per una serie di retate contro ogni tipo di dissidenti. Per fuggire agli arresti, Khashoggi si è rifugiato negli Stati Uniti.
A lungo uno dei giornalisti più importanti del regno, con una rete di legami che va dalla casa reale a Osama Bin Laden, Khashoggi è oggi una delle voci più critiche contro Mohammed Bin Salman, principe ereditario che di fatto guida l'Arabia Saudita e che negli ultimi mesi si è distinto per una serie di retate contro ogni tipo di dissidenti. Per fuggire agli arresti, Khashoggi si è rifugiato negli Stati Uniti.
Non è la prima volta che dissidenti sauditi scompaiono all'estero per ricomparire nelle prigioni del regno: ma finora erano coinvolti Paesi alleati di Riad, mentre la Turchia è su posizioni opposte rispetto agli Al Saud praticamente su tutto.
Ad agosto sul Washington Post Khashoggi aveva scritto: "Gli arresti arbitrari hanno ridotto al silenzio molte persone al silenzio, E altre hanno lasciato il Paese". Non immaginava probabilmente di finire lui stesso nella rete.
Ad agosto sul Washington Post Khashoggi aveva scritto: "Gli arresti arbitrari hanno ridotto al silenzio molte persone al silenzio, E altre hanno lasciato il Paese". Non immaginava probabilmente di finire lui stesso nella rete.