Grave crisi diplomatica tra l'Ungheria, membro della Nato e dell'Unione europea, e l'Ucraina di fatto in guerra con la Russia. La crisi ha il duplice sfondo della politica del carismatico premier magiaro Viktor Orbán di concedere passaporti a tutti i cittadini di origine ungherese di ogni paese vicino (questo è l'elemento scatenante) e in generale degli ottimi rapporti tra Orbán stesso e il presidente russo Vladimir Putin. E con la crisi, il Cremlino raggiunge di nuovo l'obiettivo di introdurre divisioni e spaccature nell'Alleanza atlantica e nella Ue.
Il governo ucraino ha espulso oggi il console ungherese nella città di Berehove, dandogli 72 ore di tempo per lasciare il paese. Il diplomatico magiaro è accusato dalle autorità di Kiev di concedere sistematicamente e illegalmente passaporti ungheresi a cittadini ucraini di origine appunto magiara, "e questa sua attività è incompatibile con il suo status consolare". L'Ungheria ha reagito nella crisi con Kiev espellendo come da protocollo un console ucraino di pari grado.
Da tempo i rapporti tra Budapest e Kiev sono tesi e freddi, e ciò crea problemi a Ue e Nato. L'Ungheria ha recentemente annunciato, e ciò certo non dispiace al Cremlino, che intende bloccare a ogni consulto europeo qualsiasi richiesta ucraina di adesione all'Unione e all'Alleanza. "Speriamo che in futuro l'Ungheria si astenga da altre attività illegali di questo genere e che i suoi rappresentanti diplomatici non violino le leggi ucraine", dice un comunicato. Secondo il ministro degli Esteri di Kiev, Pavlo Klimkin, "questa distribuzione di titoli di cittadinanza ungherese a Berehove a dir poco non porta gioia, al contrario complica ulteriormente le già complicate relazioni bilaterali".
Budapest critica fortemente l'Ucraina per la recente decisione di quest'ultima di togliere la libertà di lingua nelle scuole agli ucraini di origine ungherese, stabilendo che l'ucraino è la sola lingua ammessa nella pubblica istruzione. Anche con altri paesi vicini Budapest ha polemiche di questo genere. La questione è complessa e antica, e ogni compromesso è difficile.
Milioni di ungheresi si trovarono infatti all'improvviso in territori di altri paesi dopo il Trattato del Trianon, l'annesso della pace di Versailles (la capitolazione degli Imperi Centrali che pose fine alla prima guerra mondiale). L'Ungheria, parte dell'Impero asburgico, divenne indipendente ma perse oltre due terzi del territorio a vantaggio di Slovacchia, regno di Yugoslavia, Romania, e poi della Repubblica sovietica d'Ucraina. Il premier sovranista magiaro Orbán, eletto trionfalmente tre volte, punta sull'orgoglio patriottico e definisce il Trianon "la Tragedia nazionale" per eccellenza. E - per difendere i loro diritti, dice il suo governo - da tempo concede passaporti ungheresi, appunto, ai cittadini di origine magiara in ogni paese vicino. I critici, e indirettamente i governi di quei paesi, accusano Orbán di approfittarne sia per sollevare indirettamente un tema di revisione delle frontiere, tema tabù nell'Europa postbellica, sia per portare in massa quei cittadini slovacchi, serbi, romeni, eccetera in gita a Budapest, a spese dello stato e con un po'di soldi per godersi la bella capitale, nei giorni in cui si vota. Avendo diritto di voto, e votando o in gita oppure per corrispondenza a casa propria, molti di loro votano per la Fidesz, il partito di maggioranza assoluta e costituzionale del popolare premier liberamente eletto.
Sullo sfondo c'è anche il crescente feeling tra Orbán e Putin, sempre più imbarazzante per Ue e Nato. Orbán e i suoi ideologi accarezzano l'idea di "democrazia illiberale" elogiando a esempio Russia o Turchia. Gli incontri tra i due leader sono frequenti e sempre molto calorosi, Orbán ha comprato dalla Russia nuove centrali atomiche a prezzo secondo fonti economiche superiore rispetto a quello di prodotti concorrenti tedeschi, francesi o canadesi. È anche critico verso le sanzioni occidentali a Mosca decise dopo l'occupazione della Crimea e la sanguinosa guerra d'aggressione dell'Armata dell'Impero di Putin e delle milizie a lei vicine in Ucraina orientale, dove vive la minoranza russa. I più pessimisti e maligni tra i critici del popolare Orbán si chiedono anche quale affidabilità abbia l'Ungheria come paese membro di Ue e Nato nel custodire e non divulgare segreti militari e altre informazioni confidenziali di Unione e Allenaza, in un momento di particolare iperattivismo dello spionaggio e della cyberwar russe.
Il governo ucraino ha espulso oggi il console ungherese nella città di Berehove, dandogli 72 ore di tempo per lasciare il paese. Il diplomatico magiaro è accusato dalle autorità di Kiev di concedere sistematicamente e illegalmente passaporti ungheresi a cittadini ucraini di origine appunto magiara, "e questa sua attività è incompatibile con il suo status consolare". L'Ungheria ha reagito nella crisi con Kiev espellendo come da protocollo un console ucraino di pari grado.
Da tempo i rapporti tra Budapest e Kiev sono tesi e freddi, e ciò crea problemi a Ue e Nato. L'Ungheria ha recentemente annunciato, e ciò certo non dispiace al Cremlino, che intende bloccare a ogni consulto europeo qualsiasi richiesta ucraina di adesione all'Unione e all'Alleanza. "Speriamo che in futuro l'Ungheria si astenga da altre attività illegali di questo genere e che i suoi rappresentanti diplomatici non violino le leggi ucraine", dice un comunicato. Secondo il ministro degli Esteri di Kiev, Pavlo Klimkin, "questa distribuzione di titoli di cittadinanza ungherese a Berehove a dir poco non porta gioia, al contrario complica ulteriormente le già complicate relazioni bilaterali".
Budapest critica fortemente l'Ucraina per la recente decisione di quest'ultima di togliere la libertà di lingua nelle scuole agli ucraini di origine ungherese, stabilendo che l'ucraino è la sola lingua ammessa nella pubblica istruzione. Anche con altri paesi vicini Budapest ha polemiche di questo genere. La questione è complessa e antica, e ogni compromesso è difficile.
Milioni di ungheresi si trovarono infatti all'improvviso in territori di altri paesi dopo il Trattato del Trianon, l'annesso della pace di Versailles (la capitolazione degli Imperi Centrali che pose fine alla prima guerra mondiale). L'Ungheria, parte dell'Impero asburgico, divenne indipendente ma perse oltre due terzi del territorio a vantaggio di Slovacchia, regno di Yugoslavia, Romania, e poi della Repubblica sovietica d'Ucraina. Il premier sovranista magiaro Orbán, eletto trionfalmente tre volte, punta sull'orgoglio patriottico e definisce il Trianon "la Tragedia nazionale" per eccellenza. E - per difendere i loro diritti, dice il suo governo - da tempo concede passaporti ungheresi, appunto, ai cittadini di origine magiara in ogni paese vicino. I critici, e indirettamente i governi di quei paesi, accusano Orbán di approfittarne sia per sollevare indirettamente un tema di revisione delle frontiere, tema tabù nell'Europa postbellica, sia per portare in massa quei cittadini slovacchi, serbi, romeni, eccetera in gita a Budapest, a spese dello stato e con un po'di soldi per godersi la bella capitale, nei giorni in cui si vota. Avendo diritto di voto, e votando o in gita oppure per corrispondenza a casa propria, molti di loro votano per la Fidesz, il partito di maggioranza assoluta e costituzionale del popolare premier liberamente eletto.
Sullo sfondo c'è anche il crescente feeling tra Orbán e Putin, sempre più imbarazzante per Ue e Nato. Orbán e i suoi ideologi accarezzano l'idea di "democrazia illiberale" elogiando a esempio Russia o Turchia. Gli incontri tra i due leader sono frequenti e sempre molto calorosi, Orbán ha comprato dalla Russia nuove centrali atomiche a prezzo secondo fonti economiche superiore rispetto a quello di prodotti concorrenti tedeschi, francesi o canadesi. È anche critico verso le sanzioni occidentali a Mosca decise dopo l'occupazione della Crimea e la sanguinosa guerra d'aggressione dell'Armata dell'Impero di Putin e delle milizie a lei vicine in Ucraina orientale, dove vive la minoranza russa. I più pessimisti e maligni tra i critici del popolare Orbán si chiedono anche quale affidabilità abbia l'Ungheria come paese membro di Ue e Nato nel custodire e non divulgare segreti militari e altre informazioni confidenziali di Unione e Allenaza, in un momento di particolare iperattivismo dello spionaggio e della cyberwar russe.