Il ginecologo che cura le vittime degli stupri
Pietro Del Re , di PIETRO DEL REChi è Denis Mukwege, il medico congolese conosciuto come il "riparatore delle donne": negli ultimi sedici anni ha prestato assistenza a oltre 40mila vittime di atroci violenze
«Questo Nobel per la Pace servirà a dar finalmente voce alle vittime di cui mi occupo», spiega commosso il dottor Denis Mukwege, il “riparatore delle donne” o il “dio delle mamme” come lo chiamano in Congo, al telefono con Repubblica. Parole simili ce le disse 4 anni fa, dopo che il Parlamento europeo gli aveva conferito il premio Sakharov. Ero andato a trovarlo nella malconcia Bukavu, dove da più di 2 decenni una guerra dimenticata ha già provocato tre milioni e mezzo di morti. «Sono diventato il megafono delle donne che ricucio, e dopo questo riconoscimento spero che il mondo non le dimentichi troppo facilmente», confessò allora.
Era al lavoro, all’ospedale di Panzi, su una collina di baracche e fango che sovrasta il lago Kivu. Alle 7 e mezzo del mattino, davanti alla porta del suo studio c’era una lunga fila di disgraziate, quelle poche donne che dopo aver subìto violenza erano riuscite …
Era al lavoro, all’ospedale di Panzi, su una collina di baracche e fango che sovrasta il lago Kivu. Alle 7 e mezzo del mattino, davanti alla porta del suo studio c’era una lunga fila di disgraziate, quelle poche donne che dopo aver subìto violenza erano riuscite …
«Questo Nobel per la Pace servirà a dar finalmente voce alle vittime di cui mi occupo», spiega commosso il dottor Denis Mukwege, il “riparatore delle donne” o il “dio delle mamme” come lo chiamano in Congo, al telefono con Repubblica. Parole simili ce le disse 4 anni fa, dopo che il Parlamento europeo gli aveva conferito il premio Sakharov. Ero andato a trovarlo nella malconcia Bukavu, dove da più di 2 decenni una guerra dimenticata ha già provocato tre milioni e mezzo di morti. «Sono diventato il megafono delle donne che ricucio, e dopo questo riconoscimento spero che il mondo non le dimentichi troppo facilmente», confessò allora.
Era al lavoro, all’ospedale di Panzi, su una collina di baracche e fango che sovrasta il lago Kivu. Alle 7 e mezzo del mattino, davanti alla porta del suo studio c’era una lunga fila di disgraziate, quelle poche donne che dopo aver subìto violenza erano riuscite a trascinarsi dalla foresta fino in città. Il ginecologo avrebbe cominciato a operare di lì a poco. La prima frase che profferì fu atroce, svelando l’abominio che veniva compiuto in quei giorni nella giungla congolese: «Sono preoccupato, perché adesso stuprano perfino i bebè. Abusano dei neonati. I colpevoli di queste violenze sono per lo più ex bambini-soldato, a loro volta traumatizzati in tenera età e cresciuti nella prevaricazione e la brutalità, per i quali non c’è limite all’orrore perché da sempre drogati di crudeltà».
Era al lavoro, all’ospedale di Panzi, su una collina di baracche e fango che sovrasta il lago Kivu. Alle 7 e mezzo del mattino, davanti alla porta del suo studio c’era una lunga fila di disgraziate, quelle poche donne che dopo aver subìto violenza erano riuscite a trascinarsi dalla foresta fino in città. Il ginecologo avrebbe cominciato a operare di lì a poco. La prima frase che profferì fu atroce, svelando l’abominio che veniva compiuto in quei giorni nella giungla congolese: «Sono preoccupato, perché adesso stuprano perfino i bebè. Abusano dei neonati. I colpevoli di queste violenze sono per lo più ex bambini-soldato, a loro volta traumatizzati in tenera età e cresciuti nella prevaricazione e la brutalità, per i quali non c’è limite all’orrore perché da sempre drogati di crudeltà».
Il conflitto che funesta questi altipiani trova origine nel genocidio ruandese del 1994, e lo stupro ne è subito diventata la prima caratteristica. «A lungo termine, la violenza sessuale ha gli effetti di un’arma spaventosa, perché lascia le persone apparentemente in vita ma distrugge la società, le famiglie, i villaggi per le generazioni a venire», disse il medico, che continuava a chiedersi se dietro i protagonisti di queste sevizie, fossero essi soldataglie allo sbando, orde di ribelli o legioni di eserciti regolari, non vi era qualcuno, una nazione o una mente luciferina che a freddo ordiva tanto male. «Ogni violenza sessuale è di per sé atroce, ma troppo spesso qui ci sono casi davvero spaventosi. Penso agli stupri multipli, perpetrati anche da dieci soldati su una sola poveretta, e che proseguono con l’introduzione di oggetti, colla, sabbia o chiodi nella vagina. L’ultimo stupratore infila la canna del fucile e spara un colpo. Oppure usa un coltello per lacerarla».
Il ginecologo ha raccolto le loro testimonianze, diventando la voce di queste martiri, e l’ha trasmessa ai suoi colleghi internazionali, alle organizzazioni umanitarie e ai leader del pianeta che gli è capitato di incontrare. Mai Premio Nobel per la Pace è stato così meritatamente attribuito.
Il ginecologo ha raccolto le loro testimonianze, diventando la voce di queste martiri, e l’ha trasmessa ai suoi colleghi internazionali, alle organizzazioni umanitarie e ai leader del pianeta che gli è capitato di incontrare. Mai Premio Nobel per la Pace è stato così meritatamente attribuito.