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Il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg (ansa)

Nato, la svolta meridionale può attendere

Se si esclude la battuta generica pronunciata da Stoltenberg in conferenza stampa, di un maggiore sforzo della Nato verso Sud a Bruxelles non è stata fatta parola
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L’Alleanza Atlantica guarderà anche a Sud, garantisce Jens Stoltenberg: “La Nato risponderà anche all'instabilità ai nostri confini meridionali”, ha sottolineato il segretario al termine della ministeriale di Bruxelles. Al ministero della Difesa la soddisfazione è esplicita: “Per la prima volta dopo decenni l'Alleanza inizierà a guardare al Mediterraneo, un'area di forte interesse per l'Italia, dove si intrecciano rischi di diversa natura ed entità, primo fra tutti il flusso incontrollato di migranti”, sottolinea Elisabetta Trenta.

Un risultato positivo per l’Italia, dunque. Ma non una notizia. L’attenzione della Nato verso il sud è in realtà il risultato dei vertici di Cardiff del 2014 e di Varsavia del 2016: in un’ottica giornalistica è “roba vecchia”. Nella città gallese l’Italia aveva garantito la collaborazione nella lotta allo S…
L’Alleanza Atlantica guarderà anche a Sud, garantisce Jens Stoltenberg: “La Nato risponderà anche all'instabilità ai nostri confini meridionali”, ha sottolineato il segretario al termine della ministeriale di Bruxelles. Al ministero della Difesa la soddisfazione è esplicita: “Per la prima volta dopo decenni l'Alleanza inizierà a guardare al Mediterraneo, un'area di forte interesse per l'Italia, dove si intrecciano rischi di diversa natura ed entità, primo fra tutti il flusso incontrollato di migranti”, sottolinea Elisabetta Trenta.

Un risultato positivo per l’Italia, dunque. Ma non una notizia. L’attenzione della Nato verso il sud è in realtà il risultato dei vertici di Cardiff del 2014 e di Varsavia del 2016: in un’ottica giornalistica è “roba vecchia”. Nella città gallese l’Italia aveva garantito la collaborazione nella lotta allo Stato Islamico, sollecitando un maggior impegno dell’Alleanza nell’area mediterranea.

In Polonia la Nato aveva dato via libera al centro di comando di Napoli e persino nel documento conclusivo sottolineava la necessità di stabilire “un quadro per l'adattamento della Nato, in risposta alle crescenti sfide e minacce che arrivano da sud”.

Per rendere operativi gli accordi, conferma un alto ufficiale, le Forze Armate italiane hanno avviato il dialogo con i partner da almeno quattro anni. Il cosiddetto “hub” di Napoli, che sorge in realtà nel comune di Giugliano, è stato aperto l’anno scorso, per diventare operativo soltanto negli ultimi mesi.

Qualche osservatore militare lascia percepire persino “stupore” per i toni trionfalistici arrivati da Bruxelles. E un’alta fonte diplomatica consultata da Repubblica conferma: “Forse era nei programmi del ministro italiano reintrodurre il tema del Mediterraneo. Ma quello che è successo in Olanda, con il tentativo di cyber-attacco alla Organizzazione per il bando delle armi chimiche e l’espulsione di quattro agenti russi, ha imposto una nuova agenda”.

Secondo la fonte, il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, ha introdotto il tema della dislocazione dei comandi, ma si è trovata costretta a seguire poi il tema “caldo” della giornata. Altri argomenti in discussione, la Georgia – che cerca un modo per inserirsi, anche se non con un ingresso ufficiale, nell’Alleanza, ma questo comporterebbe gravissima irritazione russa – e il burden sharing, cioè la richiesta americana di maggiori investimenti nella Difesa, già espressa in termini molto espliciti da Donald Trump. In altre parole, se si esclude la battuta generica pronunciata da Stoltenberg in conferenza stampa, di un maggiore sforzo della Nato verso Sud a Bruxelles non è stata fatta parola.