Il feeling con l'amico sovranista bavarese Seehofer è già un lontano ricordo. Minaccia adesso di chiudere gli aeroporti, dopo i porti, il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Per impedire lo sbarco in Italia dei migranti di ritorno dalla Germania, i cosiddetti "dublinanti" o "secondari" (che hanno chiesto l'asilo in Italia, salvo varcare poi i confini) che Berlino vuole rispedire in massa. Ma stavolta il semaforo rosso del vicepremier leghista si rivela un bluff. "Se qualcuno a Berlino o a Bruxelles pensa di scaricare in Italia decine di immigrati con dei voli non autorizzati, sappia che non c'è e non ci sarà nessun aeroporto disponibile", attacca a due giorni dall'apertura del caso sollevato da Repubblica.
Il fatto è che da fonti del Viminale risulta che i viaggi charter da Berlino, Monaco, Francoforte con destinazione Roma Fiumicino vanno avanti con la media di due al mese almeno dai tempi del min…
Il fatto è che da fonti del Viminale risulta che i viaggi charter da Berlino, Monaco, Francoforte con destinazione Roma Fiumicino vanno avanti con la media di due al mese almeno dai tempi del min…
Il feeling con l'amico sovranista bavarese Seehofer è già un lontano ricordo. Minaccia adesso di chiudere gli aeroporti, dopo i porti, il ministro dell'Interno Matteo Salvini. Per impedire lo sbarco in Italia dei migranti di ritorno dalla Germania, i cosiddetti "dublinanti" o "secondari" (che hanno chiesto l'asilo in Italia, salvo varcare poi i confini) che Berlino vuole rispedire in massa. Ma stavolta il semaforo rosso del vicepremier leghista si rivela un bluff. "Se qualcuno a Berlino o a Bruxelles pensa di scaricare in Italia decine di immigrati con dei voli non autorizzati, sappia che non c'è e non ci sarà nessun aeroporto disponibile", attacca a due giorni dall'apertura del caso sollevato da Repubblica.
Il fatto è che da fonti del Viminale risulta che i viaggi charter da Berlino, Monaco, Francoforte con destinazione Roma Fiumicino vanno avanti con la media di due al mese almeno dai tempi del ministero Minniti. Non dei blitz, ma dei transiti programmati, frutto del Trattato di Dublino. E questo, nonostante l'attuale titolare Salvini non abbia sottoscritto un nuovo accordo con il suo omologo tedesco Horst Seehofer. Il prossimo è atteso a Roma giovedì 11 ottobre e un secondo a fine mese. Altri due a novembre. Stessa frequenza in precedenza, solo che si stima che da gennaio a oggi siano sbarcati via charter dalla Germania non più di duecento immigrati secondari. Voli semivuoti al posto dei 25 migranti (e 25 agenti) per ciascun transito programmato.
La novità di questi giorni sta nel fatto che Berlino - complice forse l'imminente voto in Baviera - avrebbe insistito per pianificare anche le date di dicembre e fino a febbraio, possibilmente incrementando voli e carico. Ed è qui che è intervenuto lo stop del Viminale. Per Salvini, teorico dello "scambio a saldo zero", per tot immigrati di rientro, altrettanti dovrebbero ripartire alla volta degli aeroporti tedeschi. Il governo Merkel non è interessato a queste condizioni.
Dal ministero dell'Interno tedesco sono trapelate ieri le prime cifre ufficiali. Nei primi sei mesi, Berlino avrebbe fatto ufficialmente richiesta di espellerne 10.748 in Italia e sarebbe riuscita a farlo in 1.692 casi. Con voli di linea o treni però. Un numero maggiore rispetto agli ultimi anni, ma ancora troppo basso perché Horst Seehofer - a rischio batosta Csu nel voto di domenica prossima e perciò in bilico - possa rivenderselo come vittoria politica.
Soeren Schmidt, portavoce del ministero, ci ha detto ieri che "normalmente non diamo informazioni in anticipo sui rimpatri", perché se fossero dettagliate sul giorno o il paese di destinazione "potrebbero renderli prevedibili e metterne in pericolo l'esecuzione". Ma siccome in Italia ci sarebbero state "speculazioni", nei "prossimi giorni non ci saranno voli per l'Italia".
Domani Salvini sarà al G6 dei ministri dell'Interno a Lione e guarda caso, a differenza che in altri summit, non è in programma un bilaterale coi tedeschi. Con la destrezza del non addetto ai lavori e conseguente gaffe diplomatica, interviene sul caso anche l'altro vicepremier Di Maio: "Questa cosa dei charter non so chi l'abbia autorizzata, perché sui secondary movement non è stato sottoscritto alcun accordo. Oppure si sta dicendo che noi possiamo rimpatriare sub-sahariani senza nessun accordo? La Germania non può svegliarsi e cominciare i trasferimenti charter". Ma giovedì, appunto, sbarcherà solo l'ultimo di una serie.
Oggi Di Maio incontrerà a Berlino il suo omologo tedesco, il responsabile del Lavoro Hubertus Heil, ma anche il ministro dell'Economia, Peter Altmaier, sembra per chiedere aiuto alla Germania su come riformare i centri di impiego, premessa essenziale per avviare il reddito di cittadinanza. Sugli incontri rischia di pesare il caso "dublinanti".
Il fatto è che da fonti del Viminale risulta che i viaggi charter da Berlino, Monaco, Francoforte con destinazione Roma Fiumicino vanno avanti con la media di due al mese almeno dai tempi del ministero Minniti. Non dei blitz, ma dei transiti programmati, frutto del Trattato di Dublino. E questo, nonostante l'attuale titolare Salvini non abbia sottoscritto un nuovo accordo con il suo omologo tedesco Horst Seehofer. Il prossimo è atteso a Roma giovedì 11 ottobre e un secondo a fine mese. Altri due a novembre. Stessa frequenza in precedenza, solo che si stima che da gennaio a oggi siano sbarcati via charter dalla Germania non più di duecento immigrati secondari. Voli semivuoti al posto dei 25 migranti (e 25 agenti) per ciascun transito programmato.
La novità di questi giorni sta nel fatto che Berlino - complice forse l'imminente voto in Baviera - avrebbe insistito per pianificare anche le date di dicembre e fino a febbraio, possibilmente incrementando voli e carico. Ed è qui che è intervenuto lo stop del Viminale. Per Salvini, teorico dello "scambio a saldo zero", per tot immigrati di rientro, altrettanti dovrebbero ripartire alla volta degli aeroporti tedeschi. Il governo Merkel non è interessato a queste condizioni.
Dal ministero dell'Interno tedesco sono trapelate ieri le prime cifre ufficiali. Nei primi sei mesi, Berlino avrebbe fatto ufficialmente richiesta di espellerne 10.748 in Italia e sarebbe riuscita a farlo in 1.692 casi. Con voli di linea o treni però. Un numero maggiore rispetto agli ultimi anni, ma ancora troppo basso perché Horst Seehofer - a rischio batosta Csu nel voto di domenica prossima e perciò in bilico - possa rivenderselo come vittoria politica.
Soeren Schmidt, portavoce del ministero, ci ha detto ieri che "normalmente non diamo informazioni in anticipo sui rimpatri", perché se fossero dettagliate sul giorno o il paese di destinazione "potrebbero renderli prevedibili e metterne in pericolo l'esecuzione". Ma siccome in Italia ci sarebbero state "speculazioni", nei "prossimi giorni non ci saranno voli per l'Italia".
Domani Salvini sarà al G6 dei ministri dell'Interno a Lione e guarda caso, a differenza che in altri summit, non è in programma un bilaterale coi tedeschi. Con la destrezza del non addetto ai lavori e conseguente gaffe diplomatica, interviene sul caso anche l'altro vicepremier Di Maio: "Questa cosa dei charter non so chi l'abbia autorizzata, perché sui secondary movement non è stato sottoscritto alcun accordo. Oppure si sta dicendo che noi possiamo rimpatriare sub-sahariani senza nessun accordo? La Germania non può svegliarsi e cominciare i trasferimenti charter". Ma giovedì, appunto, sbarcherà solo l'ultimo di una serie.
Oggi Di Maio incontrerà a Berlino il suo omologo tedesco, il responsabile del Lavoro Hubertus Heil, ma anche il ministro dell'Economia, Peter Altmaier, sembra per chiedere aiuto alla Germania su come riformare i centri di impiego, premessa essenziale per avviare il reddito di cittadinanza. Sugli incontri rischia di pesare il caso "dublinanti".