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(ap)

Midterm, referendum su Trump: al voto per decidere il futuro Usa

Le urne di novembre sono decisive per capire se e come il presidente potrà continuare a governare
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NEW YORK - Raramente un’elezione parlamentare americana è stata circondata da attese così intense, con una posta in gioco così alta. Fra 4 settimane votiamo alle legislative di mid-term. Un’avanzata democratica è nell’aria. Ma sarà un’onda possente, o una mini-vittoria che Donald Trump rivolterebbe a suo vantaggio? Dal 7 novembre potrebbe aprirsi una fase nuova, con un Trump dimezzato e forse passibile d’impeachment, trasformato in una parentesi breve e anomala nella storia di questo Paese. Oppure si potrebbe confermare che il trumpismo ha ancora una base sociale compatta e un futuro. Non solo nell’opinione pubblica americana, anche nel resto del mondo l’attenzione è enorme.

Divergenza Camera-Senato
In palio c’è l’intera Camera dei deputati (435 seggi), un terzo dei 100 senatori, più una serie di governatori e sindaci. Alla Camera i sondaggi prevedono una vittoria dell’…
NEW YORK - Raramente un’elezione parlamentare americana è stata circondata da attese così intense, con una posta in gioco così alta. Fra 4 settimane votiamo alle legislative di mid-term. Un’avanzata democratica è nell’aria. Ma sarà un’onda possente, o una mini-vittoria che Donald Trump rivolterebbe a suo vantaggio? Dal 7 novembre potrebbe aprirsi una fase nuova, con un Trump dimezzato e forse passibile d’impeachment, trasformato in una parentesi breve e anomala nella storia di questo Paese. Oppure si potrebbe confermare che il trumpismo ha ancora una base sociale compatta e un futuro. Non solo nell’opinione pubblica americana, anche nel resto del mondo l’attenzione è enorme.

Divergenza Camera-Senato
In palio c’è l’intera Camera dei deputati (435 seggi), un terzo dei 100 senatori, più una serie di governatori e sindaci. Alla Camera i sondaggi prevedono una vittoria dell’opposizione e il ritorno di una maggioranza democratica. L’ultima rilevazione del Washington Post/George Mason University vede la sinistra in vantaggio in 69 circoscrizioni in bilico. Basta un aumento netto di 23 seggi e il controllo della Camera passerebbe all’asinello, simbolo del partito democratico. Il traguardo sembra a portata di mano. Molti sondaggi attribuiscono il ribaltamento di maggioranza al ruolo delle donne, che nei collegi in bilico sarebbero al 54% contro il partito del presidente. Non giova il fatto che Trump ha sempre un’approvazione bassa, del 46% a livello nazionale (e del 43% nei collegi in bilico). Più difficile per la sinistra la partita del Senato, sia perché i senatori uscenti sono di meno, sia perché quelli in scadenza sono per lo più democratici. Uno scenario diffuso vede quindi un Congresso bicefalo, con un Senato favorevole al presidente e una Camera ostile. Ma che cosa “muove” l’opinione pubblica?

Economia e salute
La disoccupazione è scesa ai minimi dal 1969, un exploit che pesa sull’atmosfera generale: la fiducia dei consumatori è eccellente. I salari accennano ad aumentare dopo decenni di impoverimento. La Borsa è ai massimi. Il presidente è reduce da una vittoria sul commercio estero, avendo costretto Canada e Messico a stracciare il mercato unico Nafta per sostituirlo con un trattato più favorevole agli interessi Usa. Anche sull’immigrazione sta mantenendo le promesse di una politica più dura (con l’eccezione del Muro). Un tema che è stato dimenticato dai media, ma non dagli elettori, è la sanità: il 57% lo considera “estremamente importante”. In molti Stati la destra sta svuotando la riforma di Obama, si teme che le assicurazioni possano tornare a negare le coperture sulla base della storia sanitaria di ciascuno. In molti collegi questo tema sposta voti.

Corte Suprema
La sinistra e i media progressisti sono colti di sorpresa: la vicenda del giudice Kavanaugh ha rafforzato i repubblicani. Non necessariamente perché pensano che la sua accusatrice avesse torto. Quel che ha intuito Trump è che drammatizzare e radicalizzare uno scontro sull’alta Corte, “risveglia” la base della destra. Soprattutto la componente religiosa, tra le più solide e disciplinate il giorno delle elezioni. Per gli evangelici e i cattolici conservatori, una Corte suprema “liberal” uguale aborto, matrimoni gay, eventuali restrizioni sulle scuole private gestite dalle chiese. Lo psicodramma Kavanaugh ha chiamato a raccolta un elettorato conservatore che può essere decisivo per mantenere il controllo repubblicano sul Senato.

I democratici
Con quali volti, parole d’ordine e strategie si presentano agli elettori? Uno, nessuno e centomila. In campo democratico non si sono ancora affermati dei leader nuovi, tant’è che per le presidenziali del 2020 si affollano (virtuali) candidature di ultrasettantenni da Joe Biden a Michael Bloomberg. Questa non è una debolezza in sé. Nel voto mid-term ciascuna circoscrizione è una storia a parte; meglio che il partito sappia adattarsi a tutte le pieghe degli elettorati locali. Sulle due coste il rinnovamento premia candidati molto radicali, a volte “socialisti dichiarati” alla Bernie Sanders. Nell’America di mezzo, quella più trumpiana, molti candidati democratici sono dei centristi moderati, simili ai repubblicani di una volta. Questo va bene per fare il pieno dei voti, poi però le nuove truppe parlamentari rischiano di dividersi sulla strategia da opporre al presidente.

Trump due?
Il partito del presidente perde l’elezione di mid-term: è una regola abbastanza rispettata. Accadde ai democratici con Obama e Clinton; ai repubblicani con Bush. Questo significa entrare in una fase minore della presidenza, quando il capo dell’esecutivo è “un’anatra zoppa” perché le sue proposte si arenano di fronte al veto parlamentare (fa eccezione la politica estera). Andare in minoranza al Congresso non impedisce però al presidente di riconquistare un secondo mandato.

Anzi, il secondo biennio può trasformarsi in una lunga campagna elettorale, all’insegna del “non mi lasciano governare”. Uno dei rischi per l’opposizione di sinistra è quello di voler chiudere i conti con Trump anzitempo. Un’ala radicale vorrebbe avviare subito dei procedimenti di impeachment sia contro il presidente sia contro il giudice Kavanaugh. Il Congresso è già un’istituzione screditata e impopolare, è pericoloso trasformarlo in un’aula di tribunale, che regola i conti con l’avversario politico ma non vara riforme. Trump è un combattente rude anche in tempi normali, non lo abbiamo mai visto in una situazione in cui lotta per la sopravvivenza. Già ieri in un comizio ha mostrato che tipo di toni predilige: “Se vincono i democratici, questo paese diventerà un altro Venezuela”.

DOMANDE E RISPOSTE

di Anna Lombardi
Che cosa sono le elezioni di MidTerm?
Le Elezioni di “medio termine” si chiamano così perché si tengono a metà del mandato presidenziale e servono a rinnovare il Congresso degli Stati Uniti, alcune assemblee elettive e i governatori di singoli Stati. Si tengono il primo martedì del mese di novembre: quest’anno il 6 novembre. Si vota per rinnovare i 435 seggi della Camera dei rappresentanti dove il mandato dei deputati vale due anni. E 33 dei 50 seggi del Senato dove il mandato dura invece sei anni.
Perché il sistema è così complesso?
Il sistema ha una precisa ragione storica, rintracciabile nella divisione dei padri costituenti: che nel 1787 erano divisi tra chi, rappresentando Stati più popolosi, voleva un Parlamento eletto su base demografica e chi sosteneva l’identica rappresentanza di tutti gli Stati membri. Il sistema di MidTerm è frutto di quel compromesso: il numero degli eletti in Parlamento dipende dall’entità della popolazione, il numero di senatori è pari a 2 per ciascun stato eletti col sistema di un terzo ogni due anni.
A chi appartengono, oggi, i seggi rimessi in gara al Senato?
In uscita ci sono 23 senatori democratici e 8 repubblicani, 3 dei quali hanno già annunciato che non correranno per un nuovo mandato. Due sono indipendenti. Secondo il sito di sondaggi FiveThirtyEight, di Nate Silver, i democratici si trovano ad affrontare la sfida per il Senato a loro più sfavorevole della storia.
Quanti deputati in più servirebbero ai democratici per prendere il controllo alla Camera?
Oltre a mantenere i seggi che già posseggono dovrebbero vincerne almeno altri 23. Le gare più competitive sono 75 in altrettanti distretti abitati ciascuno da 700 mila elettori: in totale a votare nei distretti più competitivi saranno almeno 50 milioni di persone. Delle 75 sfide più difficili, a oggi 12 propendono per i democratici, 25 per i repubblicani e 35 sono incerte.
È possibile che i repubblicani perdano il controllo del Senato?
È possibile ma non probabile: 10 dei seggi che oggi appartengono ai democratici sono in distretti vinti nel 2016 da Donald Trump con largo margine. Per ottenere la maggioranza in Senato i democratici dovrebbero vincere almeno in Nevada, Arizona Tennessee e Texas.
Per che cos’altro si vota il 6 novembre?
Saranno eletti 6.665 rappresentanti locali e 36 governatori. Si rinnovano 87 delle 99 assemblee legislative.