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La sceda elettorale afghana grande quanto un quotidiano (afp)

Afghanistan alle urne con 393 donne candidate

Con quasi tre anni di ritardo, fra attentati, minacce e polemiche, il paese va a votare sabato 20 ottobre: 2.495 candidati si propongono per i 250 seggi della Wolesi Jirga, la camera bassa del Parlamento. E’ una specie di prova generale per il voto presidenziale
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Con quasi tre anni di ritardo, fra attentati, minacce e polemiche, l’Afghanistan va a votare sabato 20 ottobre: 2.495 candidati, fra cui 393 donne, si propongono per i 250 seggi della Wolesi Jirga, la camera bassa del Parlamento. E’ una specie di prova generale per il voto presidenziale, annunciato per aprile, con dure contestazioni al sistema di registrazione degli elettori. Sulle elezioni grava la minaccia dei Taliban, che non si sono accontentati di chiamare al boicottaggio, ma hanno annunciato attacchi alle forze di sicurezza. Nel solo mese di campagna elettorale almeno cinque candidati sono stati uccisi in attentati.

La missione Onu per l’Afghanistan, Unama, ha segnalato nei giorni scorsi che “sono stati fatti progressi” per garantire la sicurezza del processo elettorale. Secondo i rappresentanti dell’Onu, “la responsabilità di un voto regolare è tutta delle forze afghane”. Ma la situazione è tutt’altro c…
Con quasi tre anni di ritardo, fra attentati, minacce e polemiche, l’Afghanistan va a votare sabato 20 ottobre: 2.495 candidati, fra cui 393 donne, si propongono per i 250 seggi della Wolesi Jirga, la camera bassa del Parlamento. E’ una specie di prova generale per il voto presidenziale, annunciato per aprile, con dure contestazioni al sistema di registrazione degli elettori. Sulle elezioni grava la minaccia dei Taliban, che non si sono accontentati di chiamare al boicottaggio, ma hanno annunciato attacchi alle forze di sicurezza. Nel solo mese di campagna elettorale almeno cinque candidati sono stati uccisi in attentati.

La missione Onu per l’Afghanistan, Unama, ha segnalato nei giorni scorsi che “sono stati fatti progressi” per garantire la sicurezza del processo elettorale. Secondo i rappresentanti dell’Onu, “la responsabilità di un voto regolare è tutta delle forze afghane”. Ma la situazione è tutt’altro che tranquilla, al punto che a meno di sorprese nella provincia di Ghazni, il cui controllo era conteso dai Taliban ai governativi fino a pochi giorni fa, non si voterà.

Una grandissima maggioranza di aspiranti parlamentari, oltre il 90 per cento, si presenta a titolo individuale: questo significa che ancora una volta le decisioni verranno prese seguendo una logica di coerenza etnica e legami tribali, più che valutazioni politiche. La lista di partito più numerosa è quella dello Jumbish-i-Milli Islami, che dietro al generale Abdul Rashid Dostum raccoglie i consensi della minoranza uzbeka. Si è invece diviso in due gruppi Hezb-i-Islami, il partito di Gulbuddin Hekmatyar, il signore della guerra che passa con disinvoltura da uno schieramento all’altro. Hekmatyar ha definito “uno scherzo” e “una vergogna” queste elezioni e ha annunciato una coalizione più ampia in vista delle presidenziali.

Gran parte delle candidature riguardano le province di Kabul, Herat, Nangarhar e Kandahar, mentre pochissimi si sono presentati per le zone più periferiche come Nimroz, Panshir, Nuristan e Zabul. Nelle liste sono anche 34 candidati nomadi, appartenenti all’etnia Kuchi, che si presentano su un distretto nazionale anziché locale.

Il voto sarà espresso con l’aiuto di un sistema digitale che, a dire degli esperti, dovrebbe garantire contro le frodi. Si basa sulla registrazione delle caratteristiche biometriche e permetterebbe, quanto meno nelle intenzioni, la cancellazione dei voti “illegali”, cioè espressi da elettori che hanno già votato. La connessione fra database delle singole circoscrizioni dovrebbe avvenire dopo il voto. Ma questo vorrebbe dire che nel database elettronico l’identità dell’elettore e la sua scelta sono legati, cioè non sono più segreti. E ovviamente le polemiche infuriano.