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Giuseppe Conte ad Addis Abeba (foto LaPresse/Palazzo Chigi/Filippo Attili) (lapresse)

Migranti e dialogo con l’Europa, Conte in Corno d’Africa batte un colpo

L'Italia è il primo paese europeo a celebrare la pace tra Etiopia ed Eritrea. Con prove di collaborazione su gestione flussi. A novembre tocca alla Farnesina
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ADDIS ABEBA - Piovono critiche e abbondano elogi. Si parla di inconsistenza e di visita epocale e coraggiosa. Il viaggio del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in Etiopia ed Eritrea non mette d’accordo nessuno. Comprensibile, dopo vent’anni di silenzio in questo pezzo strategico del continente. Tutti alla ricerca di risposte concrete in un momento delicato in cui è stata siglata una pace storica, tre mesi fa, che ha solo bisogno di tempo, controllo, sostegno e lavoro comune.

Il dato indiscutibile è che siamo stati noi italiani, rappresentati dal premier, a recarci in loco per primi a celebrare la riconciliazione tra i due Paesi del Corno d’Africa. Conte è arrivato mercoledì per una due giorni ad Addis Abeba dove ha incontrato il premier etiopico, Abiy Ahmed, in carica dal 2 aprile e già noto in tutto il mondo per le riforme attuate in soli sei mesi. Venerdì è volato per una toccata e fuga di quattro ore ad Asma…
ADDIS ABEBA - Piovono critiche e abbondano elogi. Si parla di inconsistenza e di visita epocale e coraggiosa. Il viaggio del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, in Etiopia ed Eritrea non mette d’accordo nessuno. Comprensibile, dopo vent’anni di silenzio in questo pezzo strategico del continente. Tutti alla ricerca di risposte concrete in un momento delicato in cui è stata siglata una pace storica, tre mesi fa, che ha solo bisogno di tempo, controllo, sostegno e lavoro comune.

Il dato indiscutibile è che siamo stati noi italiani, rappresentati dal premier, a recarci in loco per primi a celebrare la riconciliazione tra i due Paesi del Corno d’Africa. Conte è arrivato mercoledì per una due giorni ad Addis Abeba dove ha incontrato il premier etiopico, Abiy Ahmed, in carica dal 2 aprile e già noto in tutto il mondo per le riforme attuate in soli sei mesi. Venerdì è volato per una toccata e fuga di quattro ore ad Asmara, dove si è intrattenuto in un bilaterale con il presidente eritreo Isaias Aferwerki. Le questioni sul tavolo in entrambi i Paesi cugini, unici al mondo a ospitare due sedi della scuola statale italiana, sono stati: la riconciliazione, la cooperazione e i flussi migratori.

Il gesto simbolico italiano ha provocato la standing ovation delle centinaia di persone presenti giovedì sera alla cena di rappresentanza al palazzo presidenziale di Addis Abeba. «Sono davvero felice di essere qui come primo leader europeo a celebrare la pace – ha detto Conte – Mi farò latore presso l’Ue degli sforzi intrapresi dal coraggioso leader etiopico, per portare avanti gli accordi di pace, di cui l’Italia vuole essere la principale sostenitrice. Intendiamo concentrare i nostri sforzi soprattutto sul settore agro-industriale». Conte ha lodato l’audacia del premier Abiy: «Ora capisco perché in tutto il mondo viene celebrata la Abiymania». Il suo discorso si è concluso con una breve frase in lingua amarica, con cui ha invitato Abiy a visitare l’Italia nel 2019. Il premier etiopico ha introdotto la serata: «I nostri Paesi hanno un lungo trascorso storico di rapporti fatti di rispetto e comprensione. Noi abbiamo lavorato insieme per lo sviluppo di questa regione. Credo fermamente nel ruolo cruciale che l’Italia può avere nel sostenere questo processo di pace all’interno dell’Ue». La conferenza stampa prevista è saltata. Non ha aiutato la situazione delicata di questo ultimo mese nella capitale etiopica. Solo due giorni fa girava sui social la notizia di un colpo di Stato militare. Fake.

Ad Asmara la tappa è stata veloce, con un po’ di delusione per la mancata visita della scuola italiana pronta ad accogliere il premier con striscioni e inni di gioia, ma i tempi erano strettissimi. Nel giorno dell’incontro tra i due leader, l’Eritrea, con votazione a larga maggioranza, è stata accettata come membro del Consiglio Onu sui diritti umani. Scelta discutibile: l’Eritrea non ha Costituzione, nega le libertà civili, sopprime quella d’espressione, le elezioni politiche che avrebbero dovuto tenersi nel 2001 non sono mai avvenute e il servizio militare è obbligatorio per tutti gli uomini e le donne dai 17 anni in poi, per poi protrarsi sine die sotto forma di servizio civile. Per questo scappano in molti. Comanda Isaias dal 1993, giorno della sua indipendenza dall’Etiopia. La pace all’interno dell’Eritrea non è ancora arrivata. Tutto il mondo si aspetta che ora Aferwerki intraprenda un percorso di cambiamento, inevitabile ma non scontato. Non c’è niente di concreto nella visita di Conte, è vero. Non è stato siglato alcun accordo. L’obiezione dei critici può essere giusta, ma avrà più peso e motivo tra qualche mese. Quando, a metà novembre, il viceministro degli Esteri, Emanuela Del Re, si recherà ad Addis Abeba e Asmara per dieci giorni, in compagnia di imprenditori italiani: un follow up che genera aspettative, attenzione e ottimismo.