Prima vittima in Messico tra i migranti della Carovana
Daniele Mastrogiacomo
(afp)
È un giovane di 27 anni caduto dal tetto di un camion in viaggio verso il confine degli Stati Uniti. La marcia dei disperati partiti da Honduras, Salvador e Guatemala prosegue nonostrante le minacce dell'amministrazione Trump
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RIO DE JANEIRO - Non si conosce il suo nome. Si sa solo che aveva 27 anni e che faceva parte della Carovana dei migranti. Come tanti viaggiava sul tetto di un grande camion. Lungo il percorso ha perso l’equilibrio ed è volato sull’asfalto. E’ la prima vittima di questa incredibile marcia verso i confini Usa. Un fiume ininterrotto di uomini donne e bambini che dall’Honduras, dal Salvador e dal Guatemala hanno deciso di marciare per raggiungere le coste meridionali degli Stati Uniti.
Carovana di migranti dall'Honduras, in migliaia sfondano la frontiera con il Messico
La carovana dei migranti non si fermerà in Guatemala. In migliaia hanno sfondato i cancelli e le reti di divisione alla frontiera con il Messico, entrando in territorio messicano per proseguire il loro cammino verso gli Stati Uniti, secondo quanto riferisce la Tv Milenio. Per l'emittente si tratta di migranti honduregni, ma anche di cittadini di El Salvador e del Guatemala unitisi alla Carovana partita sabato dalla città di San Pedro Sula, in Honduras. Il governatore dello Stato messicano di Chiapas, Manuel Velasco, ha confermato l'ingresso di migliaia di persone al punto di transito di Tecún Uman. "Ribadiamo - ha detto - che al momento la nostra principale preoccupazione è la protezione dei diritti umani dei migranti". Uomini, donne e bambini che sono ora in territorio messicano, devono però superare ancora un forte sbarramento della polizia federale all'ingresso del Chiapas. Un portavoce ha parlato loro con un megafono rivolgendo un appello "alla calma e all'ordine". Un numero imprecisato di migranti, staccatisi dal gruppo principale, ha deciso di passare in Messico attraversando il fiume Suchiate.
Molti vogliono andare in Florida, dove si parla correntemente lo spagnolo, risiedono folte comunità di latinos e ci sono altri parenti ad attenderli. Ma c’è anche chi vuole raggiungere il Canada, nuova terra promessa di tanti immigrati. Per le sue leggi di accoglienza e sostegno, per l’aria di libertà che si respira e le possibilità concrete di inserimento con lavoro e vita nuova. Ma la marcia non è uno scherzo. Mette a dura prova la resistenza fisica e psicologica. Le autorità messicane, rimbrottate da Donald Trump che ha deciso di tagliare i fondi di assistenza ai tre paesi che sono stati incapaci di frenare il flusso, non infieriscono. C’è una tacita solidarietà: stesse condizioni e stesse aspirazioni. Ma la legge deve essere in qualche modo rispettata.
Così dopo aver accolto e fornito di tende e giacigli coperti a migliaia di migranti, si cerca di dissuadere con le buone a proseguire. Si elencano le difficoltà nel farsi accettare l’asilo umanitario, la necessità di avere molti documenti in regola e già approvati dai consolati statunitensi nella regione. Una grossa fetta dei migranti ha preso il largo chiedendo passaggi e imbarcandosi su bus e camion che fanno la spola in Messico. Altri attendono soluzioni alternative. La stragrande maggioranza resiste e vuole avanzare.