NEW YORK. Niente sconti all’Europa, nemmeno a un governo amico come quello italiano. Donald Trump “versione Game of Throne” scaglia i fulmini delle nuove sanzioni all’Iran a partire da lunedì. Cancella tutte le aperture di Barack Obama che coincisero con l’accordo del 2015 per congelare il programma nucleare degli ayatollah. Colpisce senza pietà le aziende di altri paesi – italiane incluse – che vorranno continuare a importare petrolio o investire nel settore energetico in Iran: finiranno sotto la mannaia di un embargo americano dalle conseguenze pesanti. In particolare per il sistema bancario: in virtù del ruolo globale del dollaro questo tipo di sanzioni isola Teheran ma anche qualsiasi banca di paesi terzi che tenterà di aggirarle.
Perdere accesso al dollaro nel sistema bancario equivale a una condanna a morte. L’Unione europea, che considera valido l’accordo nucleare e quindi illegali le sanzioni, c…
Perdere accesso al dollaro nel sistema bancario equivale a una condanna a morte. L’Unione europea, che considera valido l’accordo nucleare e quindi illegali le sanzioni, c…
NEW YORK. Niente sconti all’Europa, nemmeno a un governo amico come quello italiano. Donald Trump “versione Game of Throne” scaglia i fulmini delle nuove sanzioni all’Iran a partire da lunedì. Cancella tutte le aperture di Barack Obama che coincisero con l’accordo del 2015 per congelare il programma nucleare degli ayatollah. Colpisce senza pietà le aziende di altri paesi – italiane incluse – che vorranno continuare a importare petrolio o investire nel settore energetico in Iran: finiranno sotto la mannaia di un embargo americano dalle conseguenze pesanti. In particolare per il sistema bancario: in virtù del ruolo globale del dollaro questo tipo di sanzioni isola Teheran ma anche qualsiasi banca di paesi terzi che tenterà di aggirarle.
Perdere accesso al dollaro nel sistema bancario equivale a una condanna a morte. L’Unione europea, che considera valido l’accordo nucleare e quindi illegali le sanzioni, condanna la mossa. Come la condanna l’Iran parlando di “guerra psicologica”. Ma lo “scudo Mogherini” – dal nome dell’alta rappresentante per la politica estera Ue – che fu annunciato un mese fa per proteggere le aziende europee, viene liquidato da Washington. Il segretario al Tesoro Usa non dà adito a illusioni: l’Amministrazione Trump è pronta a punire perfino il sistema di pagamenti interbancari Swift, se osasse aggirare le sanzioni all’Iran. Nessuna azienda europea vorrà rischiare di avere relazioni coi settori iraniani sotto embargo, se le banche non possono assistere la sua attività e gestirne i pagamenti. Petrolio e banche sono i due settori-chiave ma le sanzioni colpiscono anche i trasporti navali e la cantieristica.
Il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha ribadito le finalità: “Abbandonare un accordo nucleare che aveva difetti fatali. Condurre una nuova campagna per cambiare radicalmente il comportamento della Repubblica islamica. Togliere al regime quei redditi che usa per seminare morte e distruzione nel mondo. Costringere l’Iran ad abbandonare i suoi atti illegali e a comportarsi come un paese normale”. I riferimenti sono, tra l’altro, all’attività missilistica e all’appoggio iraniano verso milizie come Hezbollah. Nel 2015 invece Obama aveva visto un allentamento delle sanzioni – molto parziale – come un prezzo equo da pagare perché Teheran congelasse per un decennio i suoi preparativi dell’arma atomica.
Poiché le nuove sanzioni di Trump erano nell’aria già da tempo, i loro effetti sono stati anticipati da molti operatori economici. Le esportazioni di petrolio iraniano sono già calate di un milione di barili al giorno (più di un terzo del totale) da quando Trump ha annunciato per la prima volta di voler cancellare l’accordo firmato da Obama. L’impatto è pesante sull’economia iraniana che ricava dalle vendite petrolifere il 25% del suo Pil e l’80% delle entrate dello Stato. La moneta locale, rial, è crollata. Il Fondo monetario internazionale che prevedeva una crescita dell’economia iraniana del 4% nel 2018 ora prevede un biennio di recessione.
Lunedì verrà svelato l’elenco di otto nazioni a cui il governo americano concede un’esenzione, temporanea e condizionata, perché possano continuare a importare petrolio iraniano. Ci si attende che nella lista figurino India, Giappone e Corea del Sud, perché avrebbero soddisfatto una condizione posta da Trump e cioè la graduale riduzione dei loro acquisti, in vista di un azzeramento. Nessun paese europeo sembra poter rientrare nella lista contrariamente a quanto sostenuto in una prima versione dall’Associated Press che aveva messo l’Italia tra gli esentati.
Secondo diverse fonti diplomatiche la ragione per cui Trump stavolta non farà distinzioni tra governi alleati a lui “simpatici o antipatici” (tra Conte e la Merkel, per intenderci) sarebbe la seguente: l’Unione europea in quanto tale è firmataria dell’accordo con l’Iran e continua a sostenerne la validità, questo impedisce di fare differenze tra i suoi Stati membri. Resta da vedere come si comporteranno le aziende cinesi e russe, visto che Pechino e Mosca sono tra i firmatari dell’accordo del 2015. La Cina è una grossa importatrice di petrolio iraniano, come l’India.
L’annuncio di Trump non è inatteso, però colpisce la data: lunedì 5 novembre, vigilia delle elezioni amministrative di mid-term. E’ un altro gesto con cui Trump vuole dominare l’agenda dei media, imporre se stesso al centro dell’attenzione, dettare i temi delle ultime giornate di campagna elettorale. Dopo il pugno duro sull’immigrazione arriva quello contro l’avversario numero uno in Medio Oriente. Sui social media piovono le risposte dal campo democratico, con una costante: “Il 6 novembre le sanzioni saranno contro Trump”. Poi c’è la reazione stizzita di Hbo, che produce Game of Thrones. Il presidente li ha copiati con un tweet che sembra un poster, un annuncio pubblicitario della serie tv: “Arrivano le sanzioni il 5 novembre” riecheggia lo slogan “Arriva l’inverno” di Game of Thrones. Hbo “deplora l’uso politico” della sua popolarissima produzione.
Perdere accesso al dollaro nel sistema bancario equivale a una condanna a morte. L’Unione europea, che considera valido l’accordo nucleare e quindi illegali le sanzioni, condanna la mossa. Come la condanna l’Iran parlando di “guerra psicologica”. Ma lo “scudo Mogherini” – dal nome dell’alta rappresentante per la politica estera Ue – che fu annunciato un mese fa per proteggere le aziende europee, viene liquidato da Washington. Il segretario al Tesoro Usa non dà adito a illusioni: l’Amministrazione Trump è pronta a punire perfino il sistema di pagamenti interbancari Swift, se osasse aggirare le sanzioni all’Iran. Nessuna azienda europea vorrà rischiare di avere relazioni coi settori iraniani sotto embargo, se le banche non possono assistere la sua attività e gestirne i pagamenti. Petrolio e banche sono i due settori-chiave ma le sanzioni colpiscono anche i trasporti navali e la cantieristica.
Il segretario di Stato, Mike Pompeo, ha ribadito le finalità: “Abbandonare un accordo nucleare che aveva difetti fatali. Condurre una nuova campagna per cambiare radicalmente il comportamento della Repubblica islamica. Togliere al regime quei redditi che usa per seminare morte e distruzione nel mondo. Costringere l’Iran ad abbandonare i suoi atti illegali e a comportarsi come un paese normale”. I riferimenti sono, tra l’altro, all’attività missilistica e all’appoggio iraniano verso milizie come Hezbollah. Nel 2015 invece Obama aveva visto un allentamento delle sanzioni – molto parziale – come un prezzo equo da pagare perché Teheran congelasse per un decennio i suoi preparativi dell’arma atomica.
Poiché le nuove sanzioni di Trump erano nell’aria già da tempo, i loro effetti sono stati anticipati da molti operatori economici. Le esportazioni di petrolio iraniano sono già calate di un milione di barili al giorno (più di un terzo del totale) da quando Trump ha annunciato per la prima volta di voler cancellare l’accordo firmato da Obama. L’impatto è pesante sull’economia iraniana che ricava dalle vendite petrolifere il 25% del suo Pil e l’80% delle entrate dello Stato. La moneta locale, rial, è crollata. Il Fondo monetario internazionale che prevedeva una crescita dell’economia iraniana del 4% nel 2018 ora prevede un biennio di recessione.
Lunedì verrà svelato l’elenco di otto nazioni a cui il governo americano concede un’esenzione, temporanea e condizionata, perché possano continuare a importare petrolio iraniano. Ci si attende che nella lista figurino India, Giappone e Corea del Sud, perché avrebbero soddisfatto una condizione posta da Trump e cioè la graduale riduzione dei loro acquisti, in vista di un azzeramento. Nessun paese europeo sembra poter rientrare nella lista contrariamente a quanto sostenuto in una prima versione dall’Associated Press che aveva messo l’Italia tra gli esentati.
Secondo diverse fonti diplomatiche la ragione per cui Trump stavolta non farà distinzioni tra governi alleati a lui “simpatici o antipatici” (tra Conte e la Merkel, per intenderci) sarebbe la seguente: l’Unione europea in quanto tale è firmataria dell’accordo con l’Iran e continua a sostenerne la validità, questo impedisce di fare differenze tra i suoi Stati membri. Resta da vedere come si comporteranno le aziende cinesi e russe, visto che Pechino e Mosca sono tra i firmatari dell’accordo del 2015. La Cina è una grossa importatrice di petrolio iraniano, come l’India.
L’annuncio di Trump non è inatteso, però colpisce la data: lunedì 5 novembre, vigilia delle elezioni amministrative di mid-term. E’ un altro gesto con cui Trump vuole dominare l’agenda dei media, imporre se stesso al centro dell’attenzione, dettare i temi delle ultime giornate di campagna elettorale. Dopo il pugno duro sull’immigrazione arriva quello contro l’avversario numero uno in Medio Oriente. Sui social media piovono le risposte dal campo democratico, con una costante: “Il 6 novembre le sanzioni saranno contro Trump”. Poi c’è la reazione stizzita di Hbo, che produce Game of Thrones. Il presidente li ha copiati con un tweet che sembra un poster, un annuncio pubblicitario della serie tv: “Arrivano le sanzioni il 5 novembre” riecheggia lo slogan “Arriva l’inverno” di Game of Thrones. Hbo “deplora l’uso politico” della sua popolarissima produzione.