La sfida delle rangers del Mozambico: “Così salviamo il paradiso degli elefanti”
Pietro Del Re , di PIETRO DEL REUna squadra tutta femminile è responsabile della salvaguardia dei pachidermi nella riserva naturale di Gorongosa
Fino al 2015 Dominique Gonçalves non aveva mai visto un elefante in vita sua, eppure, questa bella ragazza di 24 anni laureata in etologia all’Università di Maputo è oggi la responsabile della salvaguardia dei pachidermi nella riserva naturale di Gorongosa, quattromila chilometri quadrati sull’altopiano che si erge nel centro del Mozambico. Per le popolazioni locali, la storia di Dominique è un simbolo di successo e potrebbe sovrapporsi alla rinascita di questo splendido parco che durante l’era coloniale portoghese era vietato ai neri e che negli anni della guerra civile (1981-1994) fu depredato della maggior parte dei suoi animali sia dagli abitanti del luogo, ridotti alla fame, sia dalle fazioni in lotta che smerciavano trofei per acquistare armi.
Ebbene, dopo la reintroduzione di alcune coppie di elefanti, scimmie, antilopi, zebre, giraffe, leoni, ippopotami e altri grossi mammiferi che si sono subito ambientate, Gorongosa è rid…
Ebbene, dopo la reintroduzione di alcune coppie di elefanti, scimmie, antilopi, zebre, giraffe, leoni, ippopotami e altri grossi mammiferi che si sono subito ambientate, Gorongosa è rid…
Fino al 2015 Dominique Gonçalves non aveva mai visto un elefante in vita sua, eppure, questa bella ragazza di 24 anni laureata in etologia all’Università di Maputo è oggi la responsabile della salvaguardia dei pachidermi nella riserva naturale di Gorongosa, quattromila chilometri quadrati sull’altopiano che si erge nel centro del Mozambico. Per le popolazioni locali, la storia di Dominique è un simbolo di successo e potrebbe sovrapporsi alla rinascita di questo splendido parco che durante l’era coloniale portoghese era vietato ai neri e che negli anni della guerra civile (1981-1994) fu depredato della maggior parte dei suoi animali sia dagli abitanti del luogo, ridotti alla fame, sia dalle fazioni in lotta che smerciavano trofei per acquistare armi.
Ebbene, dopo la reintroduzione di alcune coppie di elefanti, scimmie, antilopi, zebre, giraffe, leoni, ippopotami e altri grossi mammiferi che si sono subito ambientate, Gorongosa è ridiventato una riserva fiabesca. Anche perché, come spesso accade quando si crea un santuario naturale, molte altre specie selvatiche locali sono anch’esse tornate ad abitare nel parco, riformando l’ambiente naturale di una volta. Come se non bastasse, a proteggere Gorongosa c’è da qualche anno una piccola legione di donne rangers che armate fino ai denti e con pugno di ferro combattono il bracconaggio, oltre che a formare con paziente dedizione le giovani ragazze dei villaggi circonstanti a prendersi cura della natura.
Dominique racconta che i pochi elefanti sopravvissuti ai massacri della guerra civile, quando i loro consimili venivano abbattuti a colpi di bazooka e ai quali venivano strappate le zanne ancora vivi, sono oggi i più difficili da avvistare. «Hanno memoria del loro olocausto, e vivono nascosti, perché per loro gli uomini sono il pericolo più grande», spiega la giovane etologa. «Alla fine della guerra, era rimasto solo il 10 per cento degli animali di Gorongosa. Il resto era stato ucciso o era fuggito dalla riserva per scampare agli abbattimenti dell’esercito e dei ribelli. Negli anni Sessanta, quando il parco divenne un’attrazione turistica per i portoghesi più ricchi, qui vivevano circa duemila elefanti. Oggi ce ne sono, sì e no, poche decine».
Ma in un Paese che figura tra i più poveri del pianeta, tutte le creature del parco sono ancora minacciate dall’uomo, che spesso le caccia soltanto per sfamarsi. E lo strumento di sterminio qui si chiama ratoiera, ossia tagliola. E ce ne sono di ogni forma e dimensione, in grado di predare qualsiasi animale, come mostra una delle rangers aprendo un container pieno delle trappole sequestrate ai bracconieri.
Un’altra ranger, Maria Jaime, spiega che quando fece domanda per partecipare a questo squadrone, le dissero che doveva prima seguire una formazione come guardia forestale. «Era davvero duro, e molti uomini abbandonarono prima di aver finito, mentre noi donne riuscimmo tutte ad andare fino in fondo», racconta Maria. «La prima volta che mi trovai davanti a un elefante nella foresta, lo scambiai quasi per un albero per quanto era gigantesco. Mi fissò e in quegli occhi non vidi nessuna minaccia. Vi lessi semmai una richiesta di aiuto».
Larissa Sousa è incaricata di sensibilizzare le ragazze dei villaggi che circondano il parco, che sono per lo più poverissimi e lontani da tutto, e la maggior parte dei quali non ha né acqua corrente né elettricità. Dice Larissa: «Le ragazze hanno ancora meno opportunità dei ragazzi e quando le porto nel parco, molte di loro, pur vivendo qui vicino, non hanno mai visto né un bufalo né una scimmia prima di allora. Il mio scopo è di incoraggiarle a continuare gli studi, ma anche quello di fornirle uno strumento in più per affrontare il loro futuro. Gorongosa è finalmente tornato a essere un parco meraviglioso. Il nostro compito è di gestirlo al meglio. Domani potrebbe toccare a queste ragazze».
Ebbene, dopo la reintroduzione di alcune coppie di elefanti, scimmie, antilopi, zebre, giraffe, leoni, ippopotami e altri grossi mammiferi che si sono subito ambientate, Gorongosa è ridiventato una riserva fiabesca. Anche perché, come spesso accade quando si crea un santuario naturale, molte altre specie selvatiche locali sono anch’esse tornate ad abitare nel parco, riformando l’ambiente naturale di una volta. Come se non bastasse, a proteggere Gorongosa c’è da qualche anno una piccola legione di donne rangers che armate fino ai denti e con pugno di ferro combattono il bracconaggio, oltre che a formare con paziente dedizione le giovani ragazze dei villaggi circonstanti a prendersi cura della natura.
Dominique racconta che i pochi elefanti sopravvissuti ai massacri della guerra civile, quando i loro consimili venivano abbattuti a colpi di bazooka e ai quali venivano strappate le zanne ancora vivi, sono oggi i più difficili da avvistare. «Hanno memoria del loro olocausto, e vivono nascosti, perché per loro gli uomini sono il pericolo più grande», spiega la giovane etologa. «Alla fine della guerra, era rimasto solo il 10 per cento degli animali di Gorongosa. Il resto era stato ucciso o era fuggito dalla riserva per scampare agli abbattimenti dell’esercito e dei ribelli. Negli anni Sessanta, quando il parco divenne un’attrazione turistica per i portoghesi più ricchi, qui vivevano circa duemila elefanti. Oggi ce ne sono, sì e no, poche decine».
Ma in un Paese che figura tra i più poveri del pianeta, tutte le creature del parco sono ancora minacciate dall’uomo, che spesso le caccia soltanto per sfamarsi. E lo strumento di sterminio qui si chiama ratoiera, ossia tagliola. E ce ne sono di ogni forma e dimensione, in grado di predare qualsiasi animale, come mostra una delle rangers aprendo un container pieno delle trappole sequestrate ai bracconieri.
Un’altra ranger, Maria Jaime, spiega che quando fece domanda per partecipare a questo squadrone, le dissero che doveva prima seguire una formazione come guardia forestale. «Era davvero duro, e molti uomini abbandonarono prima di aver finito, mentre noi donne riuscimmo tutte ad andare fino in fondo», racconta Maria. «La prima volta che mi trovai davanti a un elefante nella foresta, lo scambiai quasi per un albero per quanto era gigantesco. Mi fissò e in quegli occhi non vidi nessuna minaccia. Vi lessi semmai una richiesta di aiuto».
Larissa Sousa è incaricata di sensibilizzare le ragazze dei villaggi che circondano il parco, che sono per lo più poverissimi e lontani da tutto, e la maggior parte dei quali non ha né acqua corrente né elettricità. Dice Larissa: «Le ragazze hanno ancora meno opportunità dei ragazzi e quando le porto nel parco, molte di loro, pur vivendo qui vicino, non hanno mai visto né un bufalo né una scimmia prima di allora. Il mio scopo è di incoraggiarle a continuare gli studi, ma anche quello di fornirle uno strumento in più per affrontare il loro futuro. Gorongosa è finalmente tornato a essere un parco meraviglioso. Il nostro compito è di gestirlo al meglio. Domani potrebbe toccare a queste ragazze».