Voto di Midterm, quelli che perdonano Trump
Moisés Naím , di MOISÉS NAÍMLe elezioni di metà mandato sono un referendum sul presidente. Molti americani accettano comportamenti e decisioni che in un mondo dignitoso dovrebbero essere inaccettabili
Martedì 6 novembre milioni di americani voteranno per Donald Trump. O, per essere più precisi: non voteranno direttamente per l'attuale presidente, ma per i candidati senatori, rappresentanti, governatori e legislatori locali che lui sostiene. Non c'è dubbio, comunque, che queste elezioni saranno, in effetti, un referendum su Trump. I sondaggi prevedono che al presidente non andrà tanto bene come nelle passate elezioni, ma confermano che circa il 40 per cento dei votanti lo appoggia.
Si tratta di un numero terribile. Vuol dire che il 40 per cento degli americani perdona a Trump comportamenti e decisioni che in un mondo dignitoso dovrebbero essere imperdonabili. Come, ad esempio, il fatto di mentire costantemente e spudoratamente. O la crudeltà inumana di alcune sue decisioni. È opportuno notare, ovviamente, che molti simpatizzanti di Trump pensano di non avere nulla da perdonargli, dato che accettano i comportamenti del presidente, an…
Si tratta di un numero terribile. Vuol dire che il 40 per cento degli americani perdona a Trump comportamenti e decisioni che in un mondo dignitoso dovrebbero essere imperdonabili. Come, ad esempio, il fatto di mentire costantemente e spudoratamente. O la crudeltà inumana di alcune sue decisioni. È opportuno notare, ovviamente, che molti simpatizzanti di Trump pensano di non avere nulla da perdonargli, dato che accettano i comportamenti del presidente, an…
Martedì 6 novembre milioni di americani voteranno per Donald Trump. O, per essere più precisi: non voteranno direttamente per l'attuale presidente, ma per i candidati senatori, rappresentanti, governatori e legislatori locali che lui sostiene. Non c'è dubbio, comunque, che queste elezioni saranno, in effetti, un referendum su Trump. I sondaggi prevedono che al presidente non andrà tanto bene come nelle passate elezioni, ma confermano che circa il 40 per cento dei votanti lo appoggia.
Si tratta di un numero terribile. Vuol dire che il 40 per cento degli americani perdona a Trump comportamenti e decisioni che in un mondo dignitoso dovrebbero essere imperdonabili. Come, ad esempio, il fatto di mentire costantemente e spudoratamente. O la crudeltà inumana di alcune sue decisioni. È opportuno notare, ovviamente, che molti simpatizzanti di Trump pensano di non avere nulla da perdonargli, dato che accettano i comportamenti del presidente, anzi, se ne compiacciono. Come, per esempio, quando ha detto che la notorietà mediatica è una sorta di licenza corsara che hanno gli uomini famosi per toccare i genitali a tutte le donne che vogliono.
Proliferano le teorie che tentano di spiegare la forte attrazione che alcune persone provano nei confronti dei politici carismatici ai quali danno un appoggio incondizionato. Nel caso dei seguaci di Trump, sono state proposte teorie psicologiche (la ricerca di identità, di dignità), economiche (l'aumento delle disuguaglianze), internazionali (la globalizzazione) e sociologiche (il razzismo), tra le altre. Ma è anche vero che molti di quelli che appoggiano Trump lo fanno perché piacciono alcune delle sue proposte e pur di vederle realizzate sono disposti a perdonare quelle azioni del presidente che in altre circostanze criticherebbero.
La riduzione delle imposte ne è un ottimo esempio. I ricchi che detestano pagare le tasse sono entusiasti degli sgravi fiscali voluti da Trump e, grati per questi tagli, tacciono di fronte a comportamenti del presidente che dovrebbero ripudiare. Un altro esempio, le norme per le imprese. Per molti dirigenti d'impresa, l'eliminazione delle norme che limitano l'autonomia delle loro aziende o aumentano i loro costi giustificano il mantenere Trump alla Casa Bianca. Anche loro gli perdonano tutto, purché applichi la deregulation alle loro attività. Molti sono felici perché i lobbisti che prima pagavano per influire sul governo ora sono il governo. Trump ha messo molti lobbisti a dirigere gli enti responsabili di stabilire le norme per le aziende per le quali prima lavoravano e presso le quali torneranno sicuramente quando finirà il loro "servizio pubblico".
Ma il sostegno a Trump non è motivato solo da interessi economici. I gruppi evangelici, i cui pastori denunciano regolarmente comportamenti come quelli esibiti da Trump (infedeltà, falsità, avarizia, materialismo, crudeltà, narcisismo, eccetera), sono una parte entusiasta del suo elettorato. Vedere come bambini piccoli vengono separati dalle madri alla frontiera e poi persi in un buco nero dell'insensibile burocrazia statunitense non ha incrinato minimamente l'incondizionato appoggio a Trump di alcuni leader evangelici. Ignorare i vizi e i peccati del presidente è un prezzo che sono disposti a pagare a condizione che lui promuova iniziative che mettano ostacoli all'aborto, al matrimonio tra persone dello stesso sesso, o che elimini Darwin dai programmi scolastici.
Non c'è nulla di nuovo nel fatto che i cittadini votino per candidati che rappresentano i loro interessi, o che riflettono i loro valori. Fa parte della democrazia. La sorpresa è che Donald Trump abbia il sostegno anche degli elettori più colpiti dalle sue politiche. La riduzione delle imposte voluta dall'attuale presidente è altamente regressiva; favorisce in modo sproporzionato una minoranza molto ricca e penalizza quelle classi con redditi medi e bassi a cui appartengono, in maggioranza, i suoi seguaci. Molte delle normative del settore privato che sono state eliminate proteggevano i consumatori di basso reddito dalle pratiche abusive di alcune aziende. Lo stesso vale per la riforma sanitaria promossa da Barack Obama e ferocemente attaccata da Trump, che da presidente si è dedicato a smantellarla e sabotarla. Anche qui, il grande paradosso è che quelli che perderanno maggiormente la possibilità di accedere ai servizi sanitari sono i suoi seguaci che più ne hanno più bisogno.
L'elenco delle decisioni e dei comportamenti di Trump che devono perdonargli coloro che lo sostengono è lungo e continua a crescere. Le prove che le attività commerciali della Trump Organization hanno spesso violato la legge sono schiaccianti. L'elenco dei suoi dirigenti e dei suoi più stretti collaboratori nel mondo degli affari, della politica e del governo che sono sotto processo o sono già stati condannati ha rivelato un ecosistema criminale che ruota intorno all'attuale presidente. Ma i suoi sostenitori gli perdonano anche questo, a conferma dell'esecrabile dichiarazione fatta da Donald Trump nel gennaio 2016: "Potrei sparare a qualcuno sulla Fifth Avenue e non perderei un solo voto". Martedì 6 novembre vedremo se questo è ancora vero.
(Traduzione di Luis E. Moriones)
Si tratta di un numero terribile. Vuol dire che il 40 per cento degli americani perdona a Trump comportamenti e decisioni che in un mondo dignitoso dovrebbero essere imperdonabili. Come, ad esempio, il fatto di mentire costantemente e spudoratamente. O la crudeltà inumana di alcune sue decisioni. È opportuno notare, ovviamente, che molti simpatizzanti di Trump pensano di non avere nulla da perdonargli, dato che accettano i comportamenti del presidente, anzi, se ne compiacciono. Come, per esempio, quando ha detto che la notorietà mediatica è una sorta di licenza corsara che hanno gli uomini famosi per toccare i genitali a tutte le donne che vogliono.
Proliferano le teorie che tentano di spiegare la forte attrazione che alcune persone provano nei confronti dei politici carismatici ai quali danno un appoggio incondizionato. Nel caso dei seguaci di Trump, sono state proposte teorie psicologiche (la ricerca di identità, di dignità), economiche (l'aumento delle disuguaglianze), internazionali (la globalizzazione) e sociologiche (il razzismo), tra le altre. Ma è anche vero che molti di quelli che appoggiano Trump lo fanno perché piacciono alcune delle sue proposte e pur di vederle realizzate sono disposti a perdonare quelle azioni del presidente che in altre circostanze criticherebbero.
La riduzione delle imposte ne è un ottimo esempio. I ricchi che detestano pagare le tasse sono entusiasti degli sgravi fiscali voluti da Trump e, grati per questi tagli, tacciono di fronte a comportamenti del presidente che dovrebbero ripudiare. Un altro esempio, le norme per le imprese. Per molti dirigenti d'impresa, l'eliminazione delle norme che limitano l'autonomia delle loro aziende o aumentano i loro costi giustificano il mantenere Trump alla Casa Bianca. Anche loro gli perdonano tutto, purché applichi la deregulation alle loro attività. Molti sono felici perché i lobbisti che prima pagavano per influire sul governo ora sono il governo. Trump ha messo molti lobbisti a dirigere gli enti responsabili di stabilire le norme per le aziende per le quali prima lavoravano e presso le quali torneranno sicuramente quando finirà il loro "servizio pubblico".
Ma il sostegno a Trump non è motivato solo da interessi economici. I gruppi evangelici, i cui pastori denunciano regolarmente comportamenti come quelli esibiti da Trump (infedeltà, falsità, avarizia, materialismo, crudeltà, narcisismo, eccetera), sono una parte entusiasta del suo elettorato. Vedere come bambini piccoli vengono separati dalle madri alla frontiera e poi persi in un buco nero dell'insensibile burocrazia statunitense non ha incrinato minimamente l'incondizionato appoggio a Trump di alcuni leader evangelici. Ignorare i vizi e i peccati del presidente è un prezzo che sono disposti a pagare a condizione che lui promuova iniziative che mettano ostacoli all'aborto, al matrimonio tra persone dello stesso sesso, o che elimini Darwin dai programmi scolastici.
Non c'è nulla di nuovo nel fatto che i cittadini votino per candidati che rappresentano i loro interessi, o che riflettono i loro valori. Fa parte della democrazia. La sorpresa è che Donald Trump abbia il sostegno anche degli elettori più colpiti dalle sue politiche. La riduzione delle imposte voluta dall'attuale presidente è altamente regressiva; favorisce in modo sproporzionato una minoranza molto ricca e penalizza quelle classi con redditi medi e bassi a cui appartengono, in maggioranza, i suoi seguaci. Molte delle normative del settore privato che sono state eliminate proteggevano i consumatori di basso reddito dalle pratiche abusive di alcune aziende. Lo stesso vale per la riforma sanitaria promossa da Barack Obama e ferocemente attaccata da Trump, che da presidente si è dedicato a smantellarla e sabotarla. Anche qui, il grande paradosso è che quelli che perderanno maggiormente la possibilità di accedere ai servizi sanitari sono i suoi seguaci che più ne hanno più bisogno.
L'elenco delle decisioni e dei comportamenti di Trump che devono perdonargli coloro che lo sostengono è lungo e continua a crescere. Le prove che le attività commerciali della Trump Organization hanno spesso violato la legge sono schiaccianti. L'elenco dei suoi dirigenti e dei suoi più stretti collaboratori nel mondo degli affari, della politica e del governo che sono sotto processo o sono già stati condannati ha rivelato un ecosistema criminale che ruota intorno all'attuale presidente. Ma i suoi sostenitori gli perdonano anche questo, a conferma dell'esecrabile dichiarazione fatta da Donald Trump nel gennaio 2016: "Potrei sparare a qualcuno sulla Fifth Avenue e non perderei un solo voto". Martedì 6 novembre vedremo se questo è ancora vero.
(Traduzione di Luis E. Moriones)