Esteri

Mega esercitazione Nato in Norvegia con 1500 militari italiani. Irritazione russa

Ruolo chiave delle nostre forze armate nella Trident Juncture, il più grande schieramento messo sul campo dall’Alleanza Atlantica negli ultimi venti anni
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Con una singolare coincidenza, le forze italiane sono passate all'attacco proprio ieri, nell'anniversario della vittoria nella prima guerra mondiale. Questa volta però nessuna bandiera tricolore, solo il colore azzurro che tradizionalmente segna i difensori nelle esercitazioni Nato mentre gli invasori sono "gli arancioni". In questi giorni in Norvegia oltre 1500 militari italiani hanno un ruolo chiave nella Trident Juncture, il più grande schieramento messo sul campo dall'Alleanza Atlantica negli ultimi venti anni. Manovre sul fronte nord che stanno già provocando l'irritazione di Mosca, testimoniata dai frequenti sorvoli dei loro ricognitori.
L'Aeronautica italiana ha mandato gli aerei più moderni, scelti dagli stormi di prima linea. Ci sono gli intercettori Eurofighter per la protezione dei cieli, i cacciabombardieri Tornado anche nella versione specializzata per accecare i radar, rifornitori volanti KC-767 e il velivolo spia Caew G-550, il mezzo più costoso mai entrato in servizio con la nostra aviazione.
A terra invece inquadrati nella brigata Ariete, l'unica unità corazzata del nostro Esercito, ci sono 1200 uomini e donne. I parà della Folgore si sono attestati a Kvikneskogen, a trenta chilometri dal punto chiave delle manovre, in condizioni ambientali estreme.
A loro è toccato coprire la ritirata del partito azzurro, a loro è spettato il compito di guidare il contrattacco tra i boschi innevati e respingere gli invasori, in questo caso reparti dei marines e dell'armata canadese.
Sono operazioni estremamente complesse. Il trasferimento dei mezzi e dei materiali italiani è cominciato ad agosto, mentre tutto ottobre è stato dedicato all'acclimatamento delle truppe, per abituarle alle temperature del profondo nord. Giovedì la battaglia simulata si concluderà, contando le perdite virtuali. Nella speranza che tutto resti solo un gioco.