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Giuseppe Conte con il generale Haftar 

Italia ostaggio delle bizze di Haftar, il vertice sulla Libia parte in salita

Il governo invia un aereo dei servizi per trasportare il generale, che teme l’alleanza tra Serraj e i Fratelli musulmani. In serata un breve, iniziale incontro con il premier “Il tuo contributo è importante”. Ma lui va in un altro albergo
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PALERMO - È il primo giorno della Conferenza di Palermo sulla Libia, e il generale Khalifa Haftar, per ore prende in ostaggio il governo italiano. Il militare ex compagno di Gheddafi che controlla la Cirenaica, riesce a fare accendere su di sé tutti i riflettori disponibili. È l'ultimo ad arrivare alla cena, Giuseppe Conte gli parla per buoni dieci minuti sotto le lampade delle tv, accorre un'interprete per aiutare i due uomini a capirsi. Conte quasi lo implora, "il tuo contributo è importante per questa conferenza".

Ma poi il generale si gira, ritorna sui suoi passi, sale sulla Maserati blindata e rientra in albergo, non a Palermo ma a Mondello. Non siede ai tavoli imbanditi a Villa Igiea, non partecipa alla cena con altri leader libici, con ministri di paesi che considera nemici come Turchia e Qatar. Non si avvicina agli altri leader libici che considera un piccolo, fastidioso ostacolo nella sua corsa verso il potere assoluto.

L'uo…
PALERMO - È il primo giorno della Conferenza di Palermo sulla Libia, e il generale Khalifa Haftar, per ore prende in ostaggio il governo italiano. Il militare ex compagno di Gheddafi che controlla la Cirenaica, riesce a fare accendere su di sé tutti i riflettori disponibili. È l'ultimo ad arrivare alla cena, Giuseppe Conte gli parla per buoni dieci minuti sotto le lampade delle tv, accorre un'interprete per aiutare i due uomini a capirsi. Conte quasi lo implora, "il tuo contributo è importante per questa conferenza".

Ma poi il generale si gira, ritorna sui suoi passi, sale sulla Maserati blindata e rientra in albergo, non a Palermo ma a Mondello. Non siede ai tavoli imbanditi a Villa Igiea, non partecipa alla cena con altri leader libici, con ministri di paesi che considera nemici come Turchia e Qatar. Non si avvicina agli altri leader libici che considera un piccolo, fastidioso ostacolo nella sua corsa verso il potere assoluto.

L'uomo forte della Cirenaica non ha aveva interesse a partecipare a un altro vertice con il suo rivale Fajez Serraj, capo del Consiglio presidenziale di Tripoli. Alla fine, ha preso l'aereo che i servizi segreti italiani gli hanno mandato a Bengasi dopo l'ultimo incontro, quello con l'inviato di Conte, l'ambasciatore Sebastiano Cardi. Ma teatrale e "gheddafiano" fino all'ultimo, prima di cedere anche alle pressioni della Russia e dell'Egitto ha fatto volare per ore il Falcon italiano in circolo sui cieli di Cirenaica.

Inizia dunque sotto il segno di questa "sceneggiata" la prima giornata di questa conferenza, che era già stata segnata dalla assenza di Vladimir Putin, Donald Trump e Angela Merkel. Tutti leader che il premier Conte aveva invitato pubblicamente nei lunghi mesi di preparazione della conferenza. Una fonte diplomatica italiana lo ammette serenamente: "Questa conferenza è ancora una tappa interlocutoria, i leader russo e americano sarebbero venuti a Palermo soltanto per siglare un vero accordo, un vero passo in avanti. Abbiamo sbagliato a comunicare i nostri inviti pubblicamente, ma è realistico che ci siano state le defezioni".

La sceneggiata in puro stile gheddafiano di Haftar (i due erano stati compagni d'arme ai tempi del golpe del 1969) aggiunge una ciliegina sulla torta delle difficoltà italiane. Facendo leva sul fatto che la sua assenza a Palermo avrebbe messo in serie difficoltà il governo italiano, ha costretto Roma a un corteggiamento imbarazzante. A dire il vero lui da questa conferenza ha molto da perdere. Innanzitutto, perché qui a Palermo sono arrivati dal mondo leader politici del campo avverso: c'è il potente vice-premier e ministro degli Esteri del Qatar, lo sceicco Mohammed Al Thani. C'è il vice-presidente della Turchia, Fuat Oktay. Sono paesi che non solo sostengono massicciamente i suoi nemici, ma che negli anni passati in Libia hanno armato e finanziato le milizie che a Derna o attorno a Bengasi hanno combattuto contro la sua brigata.

Ma a Palermo ci sono anche il presidente Fajez Serraj e soprattutto il capo dello "High State Council", una sorta di "senato" di Tripoli. Khaled Mishri è un Fratello Musulmano, il partito che in tutto il mondo islamico arabo costituisce l'alternativa ai generali (vedi l'Egitto) o alle famiglie reali che controllano gli stati del Medio Oriente.

Un serio pericolo per Haftar è che negli ultimi giorni Serraj avrebbe avviato un patto d'azione proprio con i Fratelli Musulmani. Al Mishri ha manovrato per mantenere in sella un governatore della Banca Centrale di Libia che a questo punto è fedele a Serraj e ai Fratelli. Serraj ha nominato un nuovo capo dei servizi, Abdullah Al Desri, che anche se proviene da Tobruk (l'area di controllo di Haftar) è anche lui vicino ai Fratelli Musulmani. Lo stesso nuovo ministro dell'Interno, Fathi Bishaga, uno dei leader più forti di Misurata, è considerato molto vicino alla Fratellanza.

Il tutto con una sostanziale approvazione da parte delle Nazioni Unite guidate da Ghassan Salamè, che puntano innanzitutto alla stabilizzazione di Tripoli. Stabilizzazione economica e securitaria, che sono i due temi centrali della conferenza di Palermo. Il vero terrore di Haftar: una Tripolitania stabilizzata prima che lui possa "conquistarla".