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Il calcio risiko in Medio Oriente e i soldi che cancellano gli imbarazzi

Il Qatar è sotto accusa per le morti nei cantieri degli stadi del Mondiale 2022 e per il fair play violato dal Psg. E il caso Khashoggi condiziona l’ascesa dell’Arabia. Un vortice politico
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Dopo l'omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, per il quale è stato chiamato in causa il principe ereditario saudita, molti appelli sono stati lanciati affinché la partita di Supercoppa italiana tra Juventus e Milan non si giochi il 16 gennaio 2019 a Gedda come previsto. L'ambasciatore italiano a Riad ha invitato la Lega ad andare avanti con l'organizzazione per equilibri internazionali. È l'ombra con cui fa i conti l'ascesa dell'Arabia, che vuole ospitare alcune partite del Mondiale 2022 di Qatar.

ISTANBUL - Il calcio cambia, il Medio Oriente gli dà una spinta. Nella regione più turbolenta del pianeta una nuova sfida, velenosa e silente come la vigilia di una guerra, affila le armi in attesa del primo Mondiale in un Paese arabo, il Qatar, dal 21 novembre 2022 al 18 dicembre, giornata nazionale dell'emirato.

Il confronto che si prepara è gravido di conseguenze: oppone il piccolo e ricchissimo regno agli altri Pa…
Dopo l'omicidio del giornalista Jamal Khashoggi, per il quale è stato chiamato in causa il principe ereditario saudita, molti appelli sono stati lanciati affinché la partita di Supercoppa italiana tra Juventus e Milan non si giochi il 16 gennaio 2019 a Gedda come previsto. L'ambasciatore italiano a Riad ha invitato la Lega ad andare avanti con l'organizzazione per equilibri internazionali. È l'ombra con cui fa i conti l'ascesa dell'Arabia, che vuole ospitare alcune partite del Mondiale 2022 di Qatar.

ISTANBUL - Il calcio cambia, il Medio Oriente gli dà una spinta. Nella regione più turbolenta del pianeta una nuova sfida, velenosa e silente come la vigilia di una guerra, affila le armi in attesa del primo Mondiale in un Paese arabo, il Qatar, dal 21 novembre 2022 al 18 dicembre, giornata nazionale dell'emirato.

Il confronto che si prepara è gravido di conseguenze: oppone il piccolo e ricchissimo regno agli altri Paesi arabi del Golfo. Pure qui il caso Khashoggi, il giornalista saudita collaboratore del Washington Post, ucciso nel suo consolato a Istanbul il 2 ottobre scorso, rischia di influenzare lo scenario. A Doha, i lavori fervono. Il Qatar è riuscito nell'impresa di farsi selezionare come Stato organizzatore, sul Mondiale punta tutte le sue carte. Dice a Repubblica un diplomatico qatariota: "Il nostro Paese ha deciso di caratterizzarsi come nazione votata allo sport. È un tema globale, trasversale, capace di unire il mondo sotto un solo linguaggio. È per questo che il nostro emiro, Sheikh Tamim bin al-Thani, ha fatto preparare una serie di eventi riguardanti più discipline. Il Mondiale di calcio è la perla di questo percorso".

L'estate scorsa esperti e tecnici del Qatar hanno visitato Mosca, San Pietroburgo e le città dei Mondiali di Russia per migliorare l'offerta. Tutti gli stadi saranno collegati fra loro da un sistema di metropolitane che in non più di 35 km permetterà ai visitatori di non perdere nemmeno una partita, se si desidera vedere un incontro nel pomeriggio e un altro la sera. Un solo impianto è pronto, gli altri sette accelerano i ritmi. Ma a un prezzo alto di sangue per la manodopera impiegata, spesso straniera, sfruttata e sottopagata secondo molte accuse. Il Qatar si difende: "Stiamo migliorando le condizioni di sicurezza perché non avvengano più incidenti".

Colossale è il flusso dei finanziamenti. In questo quadro vanno visti gli acquisti nel 2017 di star come Mbappé e Neymar al Psg di proprietà qatariota per cifre mostruose (180 e 220 milioni di euro). Mentre i canali beIN Sport del Qatar costituiscono il più grande network internazionale, sul fronte diritti sportivi. Ma il Mondiale fa gola a molti. L'Arabia Saudita - altro Paese dove il calcio è in crescita poderosa, per non parlare anche degli Emirati arabi uniti - vorrebbe portarlo a casa propria. Benché fuori tempo massimo. Come? Allargando la competizione del 2022 da 32 a 48 nazionali. Una proposta golosa, sul modello Giappone-Corea 2002. Il Qatar rigetta con sdegno un'offerta che lo isolerebbe di più. Ma Doha è sola.

Dal 2017 l'Arabia, sostenuta da Emirati, Bahrein ed Egitto, ha rotto i rapporti politici e commerciali con i qatarioti, con l'accusa di vicinanza ai Fratelli musulmani e di finanziamenti al terrorismo. Il Qatar rifiuta ogni addebito. Però la proposta di Riad s'è insinuata nelle alte sfere del calcio. Il presidente della Fifa, Gianni Infantino, sposa il progetto saudita. "Il Mondiale a 48 squadre già nel 2022? Mi conoscete. È possibile. Perché no?". Più di un'apertura. Però oggi Infantino è sotto tiro per avere favorito, da numero due della Uefa, Psg e Manchester City, con l'accusa di averli aiutati a evitare le sanzioni per il mancato rispetto del fair play finanziario. E pure l'Arabia è in affanno sul fronte internazionale, per il caso dell'omicidio di Jamal Khashoggi. Il Grande gioco dei Mondiali di calcio si sta svolgendo in un formidabile vortice: politico, diplomatico e sportivo, che tocca tutto il Medio Oriente. E siamo solo all'inizio.