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La decadenza di Roma vista da lontano

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Gli stranieri e la Capitale. Il reportage fotografico dell’Associated Press rilancia all’estero un’immagine che rischia di offuscare il fascino della città  
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Avvolta nel mantello di immondizia strappato da buche e tappezzato di annunci economici abusivi, la Roma che tutti vorremmo amare e che gli stranieri vorrebbe venerare si presenta allo sguardo del mondo senza più il coraggio di fingere, come una meravigliosa e sfatta balena spiaggiata nella propria incuria. La città del sogno che ancora prometteva eleganti e spensierate vacanze romane a cavallo di una Vespa oggi soffre più di ogni altra località italiana del male che tormenta da sempre il nostro Paese, la capacità di autosfregiarsi.
Le immagini che il fotografo della Associated Press restituisce non sorprenderanno nessuno di noi che viva o frequenti la nostra capitale, ma lasciano a chi stesse progettando il “Grand Tour” europeo, il giro delle grandi città, un senso di incredulità, quasi di incomprensione. Come possano gli abitanti Roma, che nelle foto fanno da …
Avvolta nel mantello di immondizia strappato da buche e tappezzato di annunci economici abusivi, la Roma che tutti vorremmo amare e che gli stranieri vorrebbe venerare si presenta allo sguardo del mondo senza più il coraggio di fingere, come una meravigliosa e sfatta balena spiaggiata nella propria incuria. La città del sogno che ancora prometteva eleganti e spensierate vacanze romane a cavallo di una Vespa oggi soffre più di ogni altra località italiana del male che tormenta da sempre il nostro Paese, la capacità di autosfregiarsi.
Le immagini che il fotografo della Associated Press restituisce non sorprenderanno nessuno di noi che viva o frequenti la nostra capitale, ma lasciano a chi stesse progettando il “Grand Tour” europeo, il giro delle grandi città, un senso di incredulità, quasi di incomprensione. Come possano gli abitanti Roma, che nelle foto fanno da comparsa anonima dietro il protagonismo della bruttezza, accettare di vivere in mezzo a trincee di “monnezza”, a fortilizi di rifiuti, a segnaletiche sconciate da scarabocchi vandalici, a marciapiedi sgangherati e strade sventrate o allagata alle prime piogge? Ai conoscenti americani che mi illustrano con occhi sognanti progetti di vacanze romane e che immancabilmente chiedono quale sia il migliore ristorante della città come se una classifica del genere avesse senso, non so mai quale verità raccontare, se lo squallore divorante dei lungotevere o la meraviglia soffocante dei colori che il tramonto accende, se metterli in guardia contro lo zoo selvaggio delle visite al Colosseo o esortarli a prendere tutto come un’avventura, una sfida, perché Roma è una città che avendo troppo da offrire sembra vergognarsi della propria magnificenza e respingerli.
Ma anche il turista, che sia cinese, americano, o spagnolo, rapidamente si romanizza, sviluppando un’indifferenza all’orrore e un’attenzione al bello, come il padre che spinge il passeggino del figlio accanto a un vallo di cassonetti o la signora che scivola via, deliberatamente fotografata fuori fuoco, accanto alla targa stradale di via San Francesco di Paola, sconciata da graffiti. Se proprio lo scoramento afferra, l’obbiettivo, ironicamente, inserisce spesso nell’inquadratura di sfondo, il Cupolone, come approdo ultimo di speranza.
Chi dovesse accusare il fotografo della Associated Press per la sua “cattiveria” dovrebbe riflettere e pensare che con quest’album di piccolo grandi orrori ha fatto un favore più prezioso a Roma delle solite brochure completamente irrealistiche. Innamorarsi di questa città alla deriva, lasciata senza tenerezza e senza onestà politica da chi la amministra da anni presentandosi con bugie nuove e regolari inettitudini, è la testimonianza più alta di quanta sia ancora la sua capacità di attrazione. Forse, domani, il troppo sarà troppo anche per Roma, l’ultimo sacchetto di spazzatura spezzerà la schiena del fascino, ma per ora il turista continua ad applicare il famoso consiglio dato da Sant’Ambrogio: «Quando sei a Roma, fai come i romani». Tradotto nel rito quotidiano: fregatene. E che la balena boccheggi.