ANKARA. Botta e risposta tra Strasburgo e Ankara. La Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) ha intimato alla Turchia di liberare Selahattin Demirtas, leader curdo del partito Hdp (Partito democratico dei popoli) in carcere dal 2016 con l'accusa di terrorismo. Ma dal Bosforo rispondono picche: "La decisione della Corte di Strasburgo non è vincolante per noi", ha dichiarato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan. "Risponderemo e metteremo un punto finale a questa questione", ha poi aggiunto.
La Cedu ha giudicato la detenzione di Demirtas finalizzata a "soffocare il pluralismo" e a colpire l'opposizione e la libertà di espressione nel Paese. Le accuse a suo carico non sono state ritenute "sufficienti" e i giudici hanno ritenuto ingiustificata la sua lunga incarcerazione.
Il partito Hdp ha lanciato un appello per chiedere ai tribunali turchi di "dare immediatamente ordine alla sentenza". Ma le decisioni della Cedu sono vincolanti solo per gli Stati membri della Ue, di cui la Turchia non fa parte. In passato però Ankara aveva accolto alcune sentenze dei giudici di Strasburgo. Non succederà questa volta, a detta del presidente.
Prima delle dichiarazioni di Erdogan un altro membro del governo, il ministro della Giustizia Abdulahamit Gul, era intervenuto sulla vicenda, negando qualsiasi implicazione politica nel processo contro il leader curdo e rimettendo alla magistratura turca - "l'unica che può decretare la scarcerazione di Demirtas" - qualsiasi decisione a riguardo.
Quarantacinque anni, avvocato e deputato, Demirtas era diventato nel 2014 leader dell'Hdp, partito filocurdo di sinistra. Alle prime elezioni da candidato presidente aveva ottenuto poco meno del 10% dei voti. Il 4 novembre fu arrestato insieme ad altri esponenti del partito, compresa la sua vice Figen Yuksekdag, con l'accusa di terrorismo.
Due giorni dopo dichiarò: "Il nostro arresto illegale ha soltanto aggravato la profonda oscurità in cui il nostro Paese viene trascinato ogni giorno. Ma quelli che pensano di poterci costringere ad arrenderci a questa oscurità sappiano che un solo fiammifero, una sola candela bastano a illuminare l'oscurità. Qualunque sia il nostro posto e le nostre condizioni, continueremo, se necessario, a bruciare come una candela per far vivere il nostro popolo in pace in un futuro di libertà". In seguito agli arresti, Hdp decise di ritirarsi dal parlamento.
Alle ultime presidenziali del 24 giugno, dal carcere, Demirtas ha ottenuto l'8,4% dei voti. Ora la Cedu ha finalmente accolto le sue richieste. Ma se Strasburgo parla, Ankara, al momento, non vuole sentire.
La Cedu ha giudicato la detenzione di Demirtas finalizzata a "soffocare il pluralismo" e a colpire l'opposizione e la libertà di espressione nel Paese. Le accuse a suo carico non sono state ritenute "sufficienti" e i giudici hanno ritenuto ingiustificata la sua lunga incarcerazione.
Il partito Hdp ha lanciato un appello per chiedere ai tribunali turchi di "dare immediatamente ordine alla sentenza". Ma le decisioni della Cedu sono vincolanti solo per gli Stati membri della Ue, di cui la Turchia non fa parte. In passato però Ankara aveva accolto alcune sentenze dei giudici di Strasburgo. Non succederà questa volta, a detta del presidente.
Prima delle dichiarazioni di Erdogan un altro membro del governo, il ministro della Giustizia Abdulahamit Gul, era intervenuto sulla vicenda, negando qualsiasi implicazione politica nel processo contro il leader curdo e rimettendo alla magistratura turca - "l'unica che può decretare la scarcerazione di Demirtas" - qualsiasi decisione a riguardo.
Quarantacinque anni, avvocato e deputato, Demirtas era diventato nel 2014 leader dell'Hdp, partito filocurdo di sinistra. Alle prime elezioni da candidato presidente aveva ottenuto poco meno del 10% dei voti. Il 4 novembre fu arrestato insieme ad altri esponenti del partito, compresa la sua vice Figen Yuksekdag, con l'accusa di terrorismo.
Due giorni dopo dichiarò: "Il nostro arresto illegale ha soltanto aggravato la profonda oscurità in cui il nostro Paese viene trascinato ogni giorno. Ma quelli che pensano di poterci costringere ad arrenderci a questa oscurità sappiano che un solo fiammifero, una sola candela bastano a illuminare l'oscurità. Qualunque sia il nostro posto e le nostre condizioni, continueremo, se necessario, a bruciare come una candela per far vivere il nostro popolo in pace in un futuro di libertà". In seguito agli arresti, Hdp decise di ritirarsi dal parlamento.
Alle ultime presidenziali del 24 giugno, dal carcere, Demirtas ha ottenuto l'8,4% dei voti. Ora la Cedu ha finalmente accolto le sue richieste. Ma se Strasburgo parla, Ankara, al momento, non vuole sentire.