Nel Costa Rica senza esercito il Pil vola
Alessandro Oppes , di ALESSANDRO OPPESScuola, salute, infrastrutture: il boom di investimenti nei settant’anni dall’abolizione delle Forze armate
Sul torrione centrale del Museo Nacional di San José ci sono ancora i fori dei proiettili sparati durante le convulse giornate dell’ultima guerra civile, che insanguinò il Costa Rica nel 1948. C’è anche, nel muro di cinta, il segno lasciato dalla picconata sferrata dal presidente José Figueres, il 1° dicembre di quello stesso anno. Era il gesto che cambiava per sempre la storia del Paese centramericano, con l’annuncio dell’abolizione delle Forze Armate: quell’edificio che all’epoca ospitava il Cuartel Bellavista, una caserma dell’esercito, molto presto sarebbe diventano luogo di cultura.
«Non voglio un esercito di soldati, ma di educatori», proclamò Figueres. Promessa ampiamente mantenuta, da lui e da tutti i successori, fino a oggi, quando si celebrano i 70 anni della svolta. Scuola, salute, infrastrutture: i vantaggi del disarmo unilaterale, della “dichiarazione di pace&r…
Sul torrione centrale del Museo Nacional di San José ci sono ancora i fori dei proiettili sparati durante le convulse giornate dell’ultima guerra civile, che insanguinò il Costa Rica nel 1948. C’è anche, nel muro di cinta, il segno lasciato dalla picconata sferrata dal presidente José Figueres, il 1° dicembre di quello stesso anno. Era il gesto che cambiava per sempre la storia del Paese centramericano, con l’annuncio dell’abolizione delle Forze Armate: quell’edificio che all’epoca ospitava il Cuartel Bellavista, una caserma dell’esercito, molto presto sarebbe diventano luogo di cultura.
«Non voglio un esercito di soldati, ma di educatori», proclamò Figueres. Promessa ampiamente mantenuta, da lui e da tutti i successori, fino a oggi, quando si celebrano i 70 anni della svolta. Scuola, salute, infrastrutture: i vantaggi del disarmo unilaterale, della “dichiarazione di pace” fatta al mondo intero nel 1948 sono sotto gli occhi di tutti. Liberato il bilancio dal peso ingombrante di voci come l’acquisto di carri armati, aerei e personale militare, si sono potuti moltiplicare per cinque gli investimenti sociali, triplicare la quantità di scuole, incrementare dal 15 al 35 per cento l’investimento in educazione, aumentare al 29 per cento del Pil i fondi destinati alla sanità. Gli effetti sull’andamento globale dell’economia sono impressionanti: se prima del 1950 il prodotto interno lordo cresceva a un ritmo medio dell’1,42%, da allora e sino al 2010 l’incremento è stato del 2,28, secondo solo al Brasile in tutto il continente latino-americano.
Ovviamente, l’assenza di un esercito non esclude l’esistenza di corpi di sicurezza. La protezione dei cittadini è affidata alla polizia, che si occupa anche del controllo delle frontiere e della lotta contro il narcotraffico. La più seria disputa di confine – quella in corso da anni contro il Nicaragua per il controllo di un’area del fiume San Juan – si cerca di risolvere, pazientemente, per via diplomatica davanti alla Corte internazionale di giustizia. Il governo di San José non si scoraggia nemmeno davanti alle provocazioni di Managua: non sono mancati in passato gli sconfinamenti da parte di militari nicaraguensi. In un continente troppo a lungo scosso dalla violenza, la linea pacifista vince. Lo spiega un rapporto dell’università di San José: «I Paesi dell’America Latina hanno avuto 97 colpi di Stato, 21 episodi di violenza politica, più di 120 episodi di violenza civile. In Costa Rica, al contrario, c’è stato solo un tentato golpe nel 1955».
A 70 anni dall’abolizione dell’esercito, il nuovo presidente Carlos Alvarado - un giovane ex giornalista, scrittore, di sinistra - rivendica l’importanza dell’opera del suo lontano predecessore , Figueres, Don Pepe come lo chiamava la gente. Ma prepara già nuove sfide, segnalando il cambio climatico come «la grande minaccia» per la generazione attuale. Il piano è quello di abolire completamente il consumo dei combustibili fossili. Il Costa Rica si offre anche come sede per il vertice mondiale sul clima Cop25, a novembre del 2019. Qui hanno una delle massime autorità in materia: la segretaria esecutiva dell’organismo dell’Onu sul cambiamento climatico si chiama Christiana Figueres. Sì, è la figlia di Don Pepe, l’uomo che abolì l’esercito.