Esteri

Meng Wanzhou (reuters)

Dietro l’arresto di lady Huawei la guerra Usa-Cina per la supremazia hi-tech

Fermata in Canada su richiesta degli Stati Uniti, Meng è accusata di fare affari con l'Iran. L'ascesa nell'azienda del padre, la discrezione, i rapporti con Xi. Da Pechino duro affondo: "Violati i diritti umani"

2 minuti di lettura
PECHINO - Sabato scorso, proprio mentre al G20 Trump e Xi siglavano la loro tregua, gli investigatori americani prendevano in trappola la "principessa" dell'hi-tech cinese. Così è conosciuta Meng Wanzhou, Sabrina per noi occidentali, direttore finanziario del colosso delle telecomunicazioni Huawei. Non una manager qualunque: la primogenita del fondatore Ren Zhengfei e possibile erede al trono aziendale. Non un'impresa qualsiasi: Huawei è il campione dell'innovazione comunista, incarna il grande sogno di Pechino e il grande timore degli Stati Uniti.

La polizia canadese ha arrestato la 46enne Meng su mandato americano mentre faceva scalo all'aeroporto di Vancouver, su di lei pende una richiesta di estradizione del tribunale di New York. E la notizia, rivelata oggi, ha provocato furiose reazioni in Cina. Il ministero degli Esteri l'ha definita una "violazione dei diritti umani". Hu Xijin, penna al vetriolo del Global Times, una "dichiarazione di guerra". Un macigno sul dialogo tra le superpotenze.

Al momento l'accusa non è formalizzata. L'ipotesi, secondo il quotidiano canadese Globe and Mail, è che Meng abbia tentato di fare affari con l'Iran, violando l'embargo americano. Ma in questa vicenda sarà difficile separare giustizia e politica. Huawei sta al cuore del confronto tra Stati Uniti e Cina per le tecnologie del futuro: nessuno è più avanti nel 5G, la nuova rete telefonica che farà comunicare il mondo connesso.
Un'immagine della direttrice finanziaria di Huawei Meng Wanzhou in uno dei negozi dell'azienda a Pechino (ansa)
E la dinastia dei Ren, dal punto di vista americano, rappresenta il massimo esempio dell'asse tra imprenditori cinesi e leadership comunista. Prima di fondare Huawei nel 1987, Ren Zhengfei era un ufficiale del corpo ingegneri dell'Esercito popolare. Molto più di un membro del Partito, di cui ha anche partecipato a un congresso nazionale: un uomo nella cerchia di Xi, più volte ospite del campus di Shenzhen. Uno che secondo gli Usa potrebbe mettere dispositivi e antenne al servizio di hacker e spie del regime.

Così, ben prima di Trump e nonostante la pistola fumante non ci sia, gli Stati Uniti hanno bandito Huawei dai loro confini. La differenza è che ora anche il resto del mondo si sta accodando. Australia e Nuova Zelanda, partner degli Usa nell'alleanza di intelligence Five Eyes, l'hanno esclusa dalle aste per le frequenze 5G, Regno Unito e Canada potrebbero essere i prossimi, mentre la diplomazia americana "sensibilizza" anche gli altri alleati, Italia compresa. Huawei, sulla carta impresa privata, nega ogni collusione. Ma la sua oscura struttura societaria, con un presidente a rotazione che si affianca al fondatore, sfida ogni tentativo di comprensione. Nel riassetto varato a inizio anno il 76enne Ren ha preso il ruolo di Ceo, passando alla primogenita quello di vice presidente. E nonostante lui abbia sempre negato l'ipotesi di successione in famiglia, molti analisti l'hanno letta come un'investitura.
(ansa)
Figlia del primo dei suoi tre matrimoni, il cognome è della madre, Meng è entrata in azienda nel 1993, dopo una laurea in Finanza all'Università Huazhong dello Hunan, lontano dalle grandi metropoli. Ha iniziato da addetta al marketing telefonico, per quello che era ancora un piccolo produttore di antenne low cost. Mentre Huawei si trasformava in un colosso da 80 miliardi di fatturato, è salita nelle gerarchie fino a diventarne il responsabile della finanza. Di fatto la donna più importante dell'hi-tech cinese, la principessa, ma con la stessa riservatezza del padre, profilo basso assai apprezzato dalla leadership. Un marito e un figlio, di lei si sa poco più. Mica come Annabel Yao, 21 anni, la piccola di casa, che studia informatica a Harvard e qualche giorno fa ha esordito in società al gran ballo delle debuttanti di Parigi.

Ieri Huawei ha lasciato che fosse la Cina a replicare, limitandosi a dire di non avere ricevuto informazioni da Canada o Stati Uniti. Secondo diverse fonti però le indagini su presunte vendite di tecnologia (anche americana) all'Iran vanno avanti da mesi e se alla fine la violazione fosse accertata la società rischia punizioni pesanti. Per un peccato simile, ad aprile Trump vietò alle aziende americane di rifornire di chip la sorellina Zte. Di fatto una condanna a morte, visto che la Cina non produce microprocessori, poi commutata in maxi multa come gesto di amicizia verso Xi. "A volte è meglio trovare un posto sicuro e aspettare che la tempesta passi", ha scritto ai dipendenti Ren qualche settimana fa, mentre l'escalation tra Stati Uniti e Cina cresceva. La tempesta ha appena travolto la sua famiglia.
I commenti dei lettori