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(ansa)

Social, molotov e gilet gialli: anatomia della nuova insurrezione francese

Un movimento inedito il cui collante è l’opposizione a Macron ma anche l’impoverimento della classe media, e che ha costruito il successo attraverso nuovi volti, parole d’ordine e strumenti di mobilitazione
3 minuti di lettura
PARIGI – In meno di un mese hanno già fatto piegare un Presidente che fino adesso non aveva mai arretrato davanti a scioperi e cortei di sindacati. Il battesimo del fuoco dei gilet gialli risale al 17 novembre: in tutta la Francia erano scese in piazza oltre 287mila persone secondo i dati del ministero Interno (il movimento non comunica sue cifre).

Nell'ultima giornata di mobilitazione, sabato scorso, concentrata a Parigi, c'erano 136mila secondo il governo. Se la partecipazione è diminuita, con un crescendo di scontri e violenze (sono già 4 le vittime dall'inizio del movimento e si contano centinaia di feriti), il sostegno nell'opinione pubblica non cala: secondo l'ultimo sondaggio Ifop il 77% dei francesi approva le rivendicazioni dei gilet gialli che ormai non si accontentano più della sola cancellazione dell'aumento delle accise (già ottenuta) ma lanciano richieste per l'abolizione di altre tasse, per l'incr…
PARIGI – In meno di un mese hanno già fatto piegare un Presidente che fino adesso non aveva mai arretrato davanti a scioperi e cortei di sindacati. Il battesimo del fuoco dei gilet gialli risale al 17 novembre: in tutta la Francia erano scese in piazza oltre 287mila persone secondo i dati del ministero Interno (il movimento non comunica sue cifre).

Nell'ultima giornata di mobilitazione, sabato scorso, concentrata a Parigi, c'erano 136mila secondo il governo. Se la partecipazione è diminuita, con un crescendo di scontri e violenze (sono già 4 le vittime dall'inizio del movimento e si contano centinaia di feriti), il sostegno nell'opinione pubblica non cala: secondo l'ultimo sondaggio Ifop il 77% dei francesi approva le rivendicazioni dei gilet gialli che ormai non si accontentano più della sola cancellazione dell'aumento delle accise (già ottenuta) ma lanciano richieste per l'abolizione di altre tasse, per l'incremento del salario minimo, i tagli al costo della politica, la revisione della Costituzione.

E’ un movimento inedito il cui collante è l’opposizione a Macron ma anche l’impoverimento della classe media, e che ha costruito il successo attraverso nuovi volti, parole d’ordine e strumenti di mobilitazione. 
I GRUPPI FACEBOOK
E' il social network su cui si è aggregata la protesta. “Twitter è considerato il social delle istituzioni e della politica” spiega il giornalista esperto di new media Vincent Glad che ha studiato le comunicazioni in Rete dei gilet gialli.

Il movimento ha beneficiato di un lancio rapido e potente grazie al nuovo algoritmo di Facebook che premia i post di gruppi anziché sulle pagine personali. E' così che “La France en colère!!!” (285mila iscritti) o “Fly Rider Info Blocages” (126mila iscritti) sono diventate alcune delle piazze virtuali aperte dove vengono diffusi gli appelli a manifestare, lanciati sondaggi per consultare i militanti su parole d'ordine, confrontarsi sulle mosse del governo, condividere video di violenze della polizia.

Ci sono poi decine di gruppi “gilets jaunes” anonimi dove si leggono insulti omofobi, razzisti, sessisti, circolano fake news e post complottisti. Sabato scorso, durante la terza giornata di mobilitazioni, sono state censite 52mila conversazioni intorno al movimento: un record. “Qualsiasi sia l'uscita al conflitto in atto nelle strade – nota Glad - Macron dovrà continuare a vedersela con questi gruppi Facebook dove la conversazione continuerà e si strutturerà forse in altre forme di opposizione”. 
Eric Drouet 
L'ALA RADICALE 
Sono i promotori di un gruppo di otto portavoce dei gilets jaunes nominati in Rete il 26 novembre. Uno dei volti più noti tra gli irriducibili è Eric Drouet, 33 anni, autista di camion a Melun, che rivendica di aver avuto l'idea di indossare i gilet gialli come simbolo della protesta contro le nuove accise sulla benzina: un colpo geniale visto che per legge qualsiasi automobilista deve avere nell'abitacolo un gilet per la sosta di emergenza. E’ tra gli amministratori de “La France en Colère!!!”.

Drouet è famoso per aver preteso invano di poter filmare in streaming l'incontro con il premier Philippe: davanti al rifiuto del governo ha deciso che non andare. Da ieri è indagato per “istigazione a commettere reato” perché ha incitato i manifestanti di oggi a “sfondare l'Eliseo”.
Priscillia Ludosky 
Altro nome che ha battezzato il movimento è quello di Priscilla Ludosky, 33 anni: ha promosso una petizione contro l'aumento del prezzo della benzina che ha raccolto oltre un milione di firme. A differenza di Drouet, rifiuta molti inviti in tv, parla attraverso comunicati stampa.

Il personaggio più seguito in Rete è Maxime Nicolle, disoccupato bretone di 31 anni alias “Fly Rider”. Nei suoi Facebook Live, guardati da centinaia di migliaia di persone, si mischiano appelli all'insurrezione e tesi complottiste come quella secondo cui “Macron è pronto a vendere la Francia”. 
Maxime Nicolle 
I MODERATI
In rottura con il fronte radicale, sono usciti allo scoperto attraverso un manifesto dei “gilet gialli liberi” pubblicato all'indomani degli scontri nella capitale. Lanciano appelli contro le violenze e per il dialogo con il governo. Tra i nove nomi che hanno preso la guida dei moderati, c'è Jacline Mouraud, un'altra bretone, 51 anni, specialista in ipnosi, diventata famosa per aver fatto un filmato visto da oltre 6 milioni di persone contro le nuove accise e in difesa della sua macchina diesel. Mouraud è accusata dall'ala radicale di essere “al soldo del governo”.
Jacline Mouraud 
I “gilet gialli liberi” raccontano di aver ricevuto minacce di morte dall'ala più radicale dopo essersi dichiarati disponibili a incontrare il premier Philippe. Tra i moderati ci sono diversi militanti di destra come Benjamin Cauchy, 38 anni, impiegato di Groupama, già consigliere municipale nel partito Ump. Dopo i primi scontri in piazza, i moderati hanno deciso di non partecipare più alle manifestazioni a Parigi ma preferiscono continuare le azioni a livello locale. 
Benjamin Cauchy 
LE ROTATORIE
Sono un altro simbolo del movimento anche se meno spettacolare. Da metà novembre è quasi impossibile circolare nelle strade di provincia senza finire in un barrages, i blocchi organizzati attorno ai rond-point, le rotatorie che in Francia più che altrove caratterizzano il paesaggio. I gilet gialli sono presenti con piccoli gruppi che si alternano giorno e notte, hanno installato tende e barbecue per scaldarsi. Per liberare il passaggio, i manifestanti chiedono agli automobilisti di firmare petizioni o esibire sul cruscotto il loro gilet gialli. Molti di questi piccoli raduni godono ormai di una rete di solidarietà con abitanti che portano viveri e doni per accompagnare la “resistenza” contro il potere di Parigi. 
(afp)
LE ICONE
Se i gilet gialli vengono spesso paragonati ai Cinque Stelle non hanno un Beppe Grillo ma hanno come mentore il comico di origine italiana Coluche, morto nel 1986. I video di Coluche, icona popolare e che aveva tentato invano di lanciarsi in politica, sono molto ripresi sui social dei gilet gialli. Non manca l'iconografia legata a sommosse del passato, dal Sessantotto alla Rivoluzione francese del 1789 con appelli all'insurrezione, alla “presa dell'Eliseo”.
(afp)
Coluche 
I militanti GJ (gilets jaunes) si paragonano ai sans-culottes che avevano combattuto l'Ancien Régime. Alcuni non esitano a riprendere fotografie della ghigliottina. In queste poche settimane si è costruita anche una narrazione del movimento, in cui ogni nuova giornata di mobilitazione ha un nome: dal cosiddetto “Atto I” per le prime manifestazioni del 17 novembre, fino all'atto IV, la giornata di domani a Parigi.