Raphaël Glucksmann: “L’arroganza di Macron ha appiccato l’incendio dei gilet gialli”
Anais Ginori
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dalla nostra corrispondente ANAIS GINORI
Il figlio del filosofo, prossimo alla candidatura con il nuovo movimento Place Publique, spiega (da sinistra) le ragioni dell'insurrezione e fustiga il presidente, "candidato dell'élite"
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PARIGI. "Stiamo precipitando verso il baratro, queste immagini sono l'ennesima prova". Raphaël Glucksmann commenta le immagini dei giovani liceali inginocchiati e circondati dalla polizia. Figlio del nouveau philosophe André, giornalista, promotore del nuovo movimento Place Publique, è una delle voci più nuove della sinistra francese. La reazione sempre più dura del potere davanti al movimento dei gilet gialli non lo stupisce. "È un'atmosfera di fine regno. Una doppia crisi: sociale e politica", spiega Glucksmann.
Il governo è tentato dalla repressione più dura davanti al movimento dei gilet gialli?
"È la reazione di un presidente arrivato al potere senza nessuna connessione con il Paese reale, portato dagli applausi dei suoi cortigiani. Li conosco, ho frequentato anche io le stesse scuole. E so che ragionano come tecnocrati, indifferenti a ciò che si muove nella società. Le ca…
PARIGI. "Stiamo precipitando verso il baratro, queste immagini sono l'ennesima prova". Raphaël Glucksmann commenta le immagini dei giovani liceali inginocchiati e circondati dalla polizia. Figlio del nouveau philosophe André, giornalista, promotore del nuovo movimento Place Publique, è una delle voci più nuove della sinistra francese. La reazione sempre più dura del potere davanti al movimento dei gilet gialli non lo stupisce. "È un'atmosfera di fine regno. Una doppia crisi: sociale e politica", spiega Glucksmann.
Il governo è tentato dalla repressione più dura davanti al movimento dei gilet gialli?
"È la reazione di un presidente arrivato al potere senza nessuna connessione con il Paese reale, portato dagli applausi dei suoi cortigiani. Li conosco, ho frequentato anche io le stesse scuole. E so che ragionano come tecnocrati, indifferenti a ciò che si muove nella società. Le cause della collera dei gilet gialli esistevano già prima dell'elezione di Emmanuel Macron. Ma è lui, con la sua arroganza, il suo disprezzo di classe, ad aver appiccato l'incendio".
La violenza nel movimento è evidente. Non la sorprende?
"L'impasse istituzionale radicalizza la protesta. I gilet gialli dicono che non si sentono rappresentati ed è vero. Il sistema presidenziale francese pensato da De Gaulle impedisce qualsiasi compromesso politico. Macron ha una maggioranza schiacciante pur essendo ormai odiato da molti cittadini. In queste ore vediamo l'ottanta per cento dei deputati che applaudono il governo in Parlamento mentre l'ottanta per cento dei cittadini è con i gilet gialli. È un regime ormai agonizzante. Macron sarà l'ultimo presidente della Quinta Repubblica".
Raphael Glucksmann Il rischio non è arrivare a una svolta autoritaria?
"L'Italia è stato un laboratorio. Macron è come Renzi: il candidato dell'élite. Sembrava promesso a un brillante avvenire e invece è precipitato in poco tempo. E dopo di lui è arrivato Salvini. Anche noi rischiamo di trovarci con un uomo forte che tenterà di sfruttare la paura del caos".
Finora la protesta non ha leader, è solo espressione di rabbia.
"I gilet gialli sono il superamento di destra e sinistra in nome della collera. Hanno fatto con il popolo quello che Macron ha fatto con le élite. Sono due facce della stessa medaglia".
La presenza di militanti di estrema destra nel movimento la preoccupa?
"È un movimento in cui c'è di tutto, anche molti delusi di sinistra. Non si può generalizzare. Ma alla fine potrebbe dominare chi ha una struttura politica e ideologica. E su questo non c'è dubbio: l'estrema destra è in posizione di vantaggio. Come si è visto anche nel rapporto di forza tra Salvini e i Cinque Stelle".
Il paragone con il Sessantotto non regge?
"Ricordiamoci che allora lo sbocco della rivolta non fu progressista. E oggi la psicologia collettiva è reazionaria, alimentata da un discorso metapolitico. L'estrema destra ha vinto la battaglia culturale. Per questo dobbiamo sbrigarci a offrire qualcos'altro a una Francia social-democratica che esiste e purtroppo non è più rappresentata".
Il suo movimento Place Publique si aggiungerà alle tante altre sigle della gauche?
"Vogliamo prima di tutto costruire un nuovo linguaggio, un nuova ideologia per una sinistra pro-europea, umanista e ambientalista. Sono convinto che sia possibile arrivare a un'offerta politica coerente quanto quella di Trump, Salvini o Bolsonaro".
È pronto a candidarsi?
"Non siamo in cerca di poltrone. In vista delle europee, lavoriamo a una lista unica con Verdi, socialisti, il movimento di Benoit Hamon. Ne stiamo discutendo con i vari partiti e intanto giriamo la Francia creando comitati locali. Se non sarà possibile ottenere un accordo con le altre forze, non ci presenteremo da soli. La gauche sembra come un complesso di discoteche che vuole aprire nuove sale da ballo senza accorgersi che non ci sono più clienti. Non vogliamo partecipare a quest'esercizio comico e drammatico al tempo stesso".