LONDRA. C’è un nuovo clamoroso capitolo dello psicodramma della Brexit e dell’intero Regno Unito. I ribelli conservatori hanno raggiunto le fatidiche 48 “lettere” (firme) e quindi questa sera la premier britannica Theresa May dovrà sottoporsi a un voto di sfiducia del suo partito.
Qualora dovesse superare anche questo ostacolo, rimarrebbe in sella per un anno, secondo le regole del partito conservatore. Ma se stanotte dovesse andare sotto alla conta, May perderebbe la leadership del partito e soprattutto del Paese.
È l’ennesima svolta drammatica di una premier attaccata oramai da ogni fronte. Servono 158 voti stasera ai congiurati (su 315 parlamentari) per affondare la loro odiata leader. Non sarà facile per loro arrivare a tale cifra, ma non è impossibile, visto che l’opposizione interna a May è cresciuta nelle ultime ore: il suo viaggio a Bruxelles, snobbando il voto in Parlamento, ha aumentato i suoi critici.
Già prima del voto rinviato si parlava di almeno cento deputati, guidati da Boris Johnson e Jacob Rees-Moog, pronti a fargliela pagare. Qualora May cadesse la Brexit e tutto il futuro del Regno Unito piomberebbero in un profondo caos politico, dalle conseguenze ignote.
“Darò tutto per superare il voto e restare leader”, ha commentato la premier Theresa May stamattina fuori da Downing Street. “Un cambio di leadership in questo momento metterebbe il nostro Paese in pericolo e lo farebbe sprofondare nell’incertezza. Inoltre, dato che un nuovo eventuale leader verrebbe eletto solo a fine gennaio, sarebbe a rischio l'intera Brexit: potrebbe essere rinviata o addirittura fermata. Faccio parte del partito conservatore da 40 anni, io vado avanti e cercherò di far approvare l’accordo fino alla fine”.
Qualora dovesse superare anche questo ostacolo, rimarrebbe in sella per un anno, secondo le regole del partito conservatore. Ma se stanotte dovesse andare sotto alla conta, May perderebbe la leadership del partito e soprattutto del Paese.
È l’ennesima svolta drammatica di una premier attaccata oramai da ogni fronte. Servono 158 voti stasera ai congiurati (su 315 parlamentari) per affondare la loro odiata leader. Non sarà facile per loro arrivare a tale cifra, ma non è impossibile, visto che l’opposizione interna a May è cresciuta nelle ultime ore: il suo viaggio a Bruxelles, snobbando il voto in Parlamento, ha aumentato i suoi critici.
Già prima del voto rinviato si parlava di almeno cento deputati, guidati da Boris Johnson e Jacob Rees-Moog, pronti a fargliela pagare. Qualora May cadesse la Brexit e tutto il futuro del Regno Unito piomberebbero in un profondo caos politico, dalle conseguenze ignote.
“Darò tutto per superare il voto e restare leader”, ha commentato la premier Theresa May stamattina fuori da Downing Street. “Un cambio di leadership in questo momento metterebbe il nostro Paese in pericolo e lo farebbe sprofondare nell’incertezza. Inoltre, dato che un nuovo eventuale leader verrebbe eletto solo a fine gennaio, sarebbe a rischio l'intera Brexit: potrebbe essere rinviata o addirittura fermata. Faccio parte del partito conservatore da 40 anni, io vado avanti e cercherò di far approvare l’accordo fino alla fine”.