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Manovra, il governo cambia i numeri; il deficit scende al 2,04 per cento. Juncker apre a Conte

La Commissione europea: “Buoni progressi”. Correzione di 4 decimali per evitare le sanzioni. I Cinque Stelle si attribuiscono il successo e irritano la Lega
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Dopo mesi di scontri con l'Europa e di soldi bruciati sui mercati, il governo fa marcia indietro e taglia la manovra. L'annuncio arriva dal premier Giuseppe Conte dopo due ore di incontro a Bruxelles, il terzo in tre settimane, con il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker. Così il deficit dal 2,4% programmato a settembre scende al 2,04%.

"Abbiamo fatto buoni progressi", commentavano con soddisfazione dal Berlaymont, quartier generale dell'esecutivo comunitario. L'accordo ancora non c'è, ma è a portata di mano. Conte dopo la bilaterale è rientrato a Roma per riferire in nottata a Salvini e Di Maio, anche se da Palazzo Chigi già assicurano il pieno appoggio dei due vicepremier all'inversione di rotta.

Oggi tornerà a Bruxelles per il Consiglio europeo a margine del quale vedrà ancora Juncker e cercherà la benedizione politica da Merkel e Macron e dei falchi come l'olandese Rutt…
Dopo mesi di scontri con l'Europa e di soldi bruciati sui mercati, il governo fa marcia indietro e taglia la manovra. L'annuncio arriva dal premier Giuseppe Conte dopo due ore di incontro a Bruxelles, il terzo in tre settimane, con il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker. Così il deficit dal 2,4% programmato a settembre scende al 2,04%.

"Abbiamo fatto buoni progressi", commentavano con soddisfazione dal Berlaymont, quartier generale dell'esecutivo comunitario. L'accordo ancora non c'è, ma è a portata di mano. Conte dopo la bilaterale è rientrato a Roma per riferire in nottata a Salvini e Di Maio, anche se da Palazzo Chigi già assicurano il pieno appoggio dei due vicepremier all'inversione di rotta.

Oggi tornerà a Bruxelles per il Consiglio europeo a margine del quale vedrà ancora Juncker e cercherà la benedizione politica da Merkel e Macron e dei falchi come l'olandese Rutte e il belga Michel. Il momento cruciale nell'incontro di ieri, racconta chi era presente, arriva quando Juncker afferma: "Mi fido di Giuseppe". Il lussemburghese stoppa così il suo vice, Valdis Dombrovskis, intento a ricordare che il 2,04% (che sarà computato dalla Ue come un 2%), non va pienamente incontro alle aspettative.

A quel punto gli italiani capiscono che è quasi fatta. Il ministro Tria, ieri al fianco di Conte, già oggi tornerà a Bruxelles per limare le ultime distanze con il commissario Pierre Moscovici. "Si lavora a oltranza, ma la volontà di chiudere è chiara", spiegavano dal governo. "Mi raccomando, domani vai da Moscovici molto presto", sussurrava il premier al ministro prima di lasciare Bruxelles.

Per abbattere il debito l'Italia avrebbe dovuto portare il deficit tra l'1,6 e l'1,7% del Pil, ma Juncker 10 giorni fa a Buenos Aires aveva aggiunto flessibilità alla cifra di partenza, già scontata di suo, offrendo un accordo all'1,95%. Ieri Conte ha spiegato a Juncker "lo sforzo immane" per portarlo intorno al 2, alludendo alle resistenze di Salvini e Di Maio. "Non tradiamo affatto la fiducia degli italiani - affermava il premier dopo l'incontro - rispettiamo platea e importi di reddito di cittadinanza e quota 100". In realtà le misure dopo gli ultimi calcoli del Tesoro vengono depotenziate, per un totale di 4,2 miliardi.

Il premier ha sudato per trovare la mediazione all'interno del governo. L'ultima febbrile trattativa con i vice per evitare la procedura, altrimenti certa, arriva al telefono in mattinata, prima di partire per Bruxelles. Le posizioni si avvicinano e Conte allontana di un po' lo spettro di elezioni anticipate, che Salvini avrebbe preteso in caso di infrazione Ue. Ma la tensione tra gli alleati resta alta perché il Carroccio mal tollera il tentativo dei 5Stelle di intestarsi il merito del successo della missione diplomatica in Ue.

Anche perché per paradosso il merito è anche un po' del "nemico" Macron, che con la decisione di rispondere ai gilet gialli portando il deficit oltre il 3% ha messo in difficoltà la Commissione. Tanto che l'altro ieri alla riunione settimanale della squadra di Juncker i responsabili Ue si interrogavano: mettere in procedura due pesi massimi come Italia e Francia rischiando di far saltare l'eurozona oppure applicare una sorta di moratoria al Patto di Stabilità? La seconda ipotesi sembra farsi strada. 

In queste ore i tecnici Ue stanno studiando la proposta italiana, valutandone credibilità e compatibilità con le regole Ue. "Ma ora è una questione tutta politica, non di zerovirgola", assicuravano in serata dai piani alti del Berlaymont spiegando che la distanza tra il 2,04% di Roma e l'1,95 di Bruxelles ormai non è un problema insormontabile. Al massimo la Commissione potrebbe chiedere di limare ancora poche centinaia di milioni, che il Tesoro è pronto a reperire scavando nel bilancio. Più che altro adesso è un fatto di "credibilità", spiegavano da entrambi i fronti.

La Commissione vuole un documento scritto, l'emendamento da presentare in Senato per cambiare la manovra e una serie di garanzie sul fatto che i numeri saranno centrati. A questo lavoreranno Tria e Moscovici già da oggi. La fumata bianca deve arrivare entro la riunione della Commissione del 19 dicembre. Era chiamata a lanciare la procedura sul debito italiano, potrebbe essere invece quella che sancirà la promozione della manovra, magari condizionata a una verifica in primavera.