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Kiruna, la città svedese che si sposta per far spazio a una miniera

In Svezia è iniziato il trasloco più grande di sempre nella storia. Una città intera verrà smontata e rimontata
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Cent'anni fa da Kiruna si espatriava per fame, se potevi pagarti il viaggio in piroscafo per Ellis Island. Lo narrarono prima, in Utvanderern (I migranti), lo scrittore Vilhelm Moberg, poi gli Abba nel musical Kristina van Duvemala. Oggi i 23mila abitanti della gelida e piú settentrionale città svedese, 23mila abitanti, 11mila motoslitte e un po' di Harley Davidson, 150 km a Nord del circolo polare, buio nel lungo inverno, hanno cominciato a traslocare per amore e per forza. Non singoli, ma la città intera: Lkab, enorme azienda a partecipazione statale, il maggior produttore di ferro al mondo, che dà lavoro a tutti, ha bisogno di sempre più spazio, il centro di Kiruna è pieno di crepe causate dai tunnel. Sta traslocando la città intera, tra consenso e rassegnazione, speranze e drammi umani. Negozia con Sam Keshovarz e gli altri architetti dello studio White che l'hanno riprogettata, più bella e piena di centri cultura…
Cent'anni fa da Kiruna si espatriava per fame, se potevi pagarti il viaggio in piroscafo per Ellis Island. Lo narrarono prima, in Utvanderern (I migranti), lo scrittore Vilhelm Moberg, poi gli Abba nel musical Kristina van Duvemala. Oggi i 23mila abitanti della gelida e piú settentrionale città svedese, 23mila abitanti, 11mila motoslitte e un po' di Harley Davidson, 150 km a Nord del circolo polare, buio nel lungo inverno, hanno cominciato a traslocare per amore e per forza. Non singoli, ma la città intera: Lkab, enorme azienda a partecipazione statale, il maggior produttore di ferro al mondo, che dà lavoro a tutti, ha bisogno di sempre più spazio, il centro di Kiruna è pieno di crepe causate dai tunnel. Sta traslocando la città intera, tra consenso e rassegnazione, speranze e drammi umani. Negozia con Sam Keshovarz e gli altri architetti dello studio White che l'hanno riprogettata, più bella e piena di centri culturali buone scuole e shopping malls, tre chilometri e mezzo distante. Il nuovo municipio, modernissimo progettato dall'architetto-star danese Henning Larsen è già stato inaugurato da Sua Maestà Carlo XVI Gustavo, con una galleria d'arte al centro. Nel 2040, il trasloco più grande di sempre nella Storia sarà completato.
Sentimenti ambigui tra la gente, quasi tutti accettano: "Abbiamo vissuto fianco a fianco per 125 anni lavorando per Lkab, se traslochiamo lo facciamo tutti insieme", aveva dichiarato il pensionato Reynhold Brynefall, veterano degli "uomini di ferro", quando il trasloco fu deciso. Altri hanno ansie, dubbi, tristezze: Brigitta Dahlberg aveva appena comprato casa, un ampio appartamento, adesso aspetta cosa gli offrirà il gigante. Offerte generose: o ti comprano la casa a un prezzo del 20 per cento e più superiore al mercato, o te ne danno una nuova, o se vivi in fitto ti aiutano. Göran Lars, l'ingegnere e gestore del più grande trasloco del mondo, dialoga ogni giorno coi cittadini, insieme a Sam Keshovarz e agli altri architetti. "La nuova Kiruna è progettata ascoltandoli, vogliono una piazza centrale che la vecchia non ha, musei, centri culturali, shopping malls, strade che s'irradiano dalla piazza centrale, e tutte le case storiche saranno smontate, trasportate con enormi Tir speciali costruiti apposta e ricostruite: 21 case antiche, contro 3050 palazzi senza storia in corso di demolizione, e la lignea chiesa, votata da tutti gli svedesi come più bell'edificio pubblico del Nord".

"Tutto bello, ma non vedrò più dalla finestra i luoghi della mia infanzia, gli alberi che piantai da bambina con la classe delle elementari. Quali ricordi esistenziali mi resteranno?", si chiede Brigitta Dahlberg. Incalza il commerciante Jan Lindgren: "Sono proprietario della terza generazione del principale negozio d'abbigliamento; con fitti più alti nella nuova Kiruna dovrò contentarmi di un locale più piccolo. Eppure accetto la decisione del trasloco tutti insieme, se davvero lo faranno come si deve". Senza Lkab, al secolo Luossavaara-Kirunavaara Aktiebolag, la città non sarebbe mai nata. Lo sa Johan Mäkitaavola, project manager del colosso che produce tanto ferro quanto per costruire sei Tour Eiffel al giorno, collegato al porto norvegese di Narvik da una ferrovia-opera impossibile costruita al prezzo di molti morti, percorsa ogni giorno dai locomotori più potenti al mondo con treni carichi di ferro lunghi uno o due chilometri al traino. "Io vivo qui a fianco dei miei dipendenti, spero che nella nuova Kiruna sceglieranno di vivere i miei figli, anziché andarsene nella vivace Stoccolma".
Aristocrazia operaia, lavoro spaccaossa ma ben pagato, concessioni in decenni a ogni minaccia di sciopero perché altrimenti avrebbero messo l'intero grande Nord in ginocchio. La memoria storica della gente di Kiruna è questo. "Col problema che hanno sempre meno donne, molte donne se ne sono andate", spiega Cars, "fino a poco fa con annunci online trovavano mogli russe, ora è più difficile, mi do tempo fino al settembre 2020 per offrire un nuovo centro città completo con ogni offerta". Difficile è anche inventarsi una nuova identità per la città che trasloca tutta intera, nota Viktoria Walldin, l'antropologa di origine etiopica consulente degli architetti e di Cars nel megatrasloco. "Dobbiamo tentare di dare alla gente una nuova Kiruna in cui si riconoscano. E ricomincino a programmare di metter su famiglia e comprare case, cosa che da quando il trasloco è deciso non funzionava più".

Il successo non è garantito, ammette Walldin: "Molti abitanti sono uomini tra i 20 e i 30 anni, senza partner, senza donne. La nuova Kiruna dovrà essere vivace, per attirare e tenere abbastanza donne in città, altrimenti il grande trasloco rischierà il flop". Kiruna insomma rischia di traslocare con efficienza ma poi di non sopravvivere perché alle donne di oggi non piace. Puntano anche sul turismo, una scommessa: voli estivi diretti da Tokyo e Shanghai per offrire i paesaggi lapponi e l'aurora boreale.

Non solo la Chiesa, anche gli altri simboli di Kiruna la vecchia vengono trasferiti: dai fregi della stazione ferroviaria alla metallica torre-orologio del municipio. Ma il trasloco fa i conti anche con un altro fronte: la protesta del popolo Sami, esaltata in "Sami blood", il film recente più premiato in Svezia. Pastori di renne, fieri nomadi, si sentono di nuovo sottrarre pascoli e terre avíte in nome degli interessi industriali. "E dove diavolo era la bandiera ufficiale Sami alla cerimonia col re per il nuovo municipio? Se ne infischiano di noi", denuncia Carola Grahn, artista-leader della minoranza e del suo Parlamento. Anche scommettere all'infinito sui record del ferro, dicono i Sami, non ha senso. L'unica speranza che può attirare o trattenere giovani (e donne) è il centro aerospaziale di Esrange, la piccola Cape Canaveral svedese, poco lontano. Ma nemmeno simili eccellenze consolano la memoria perduta di alberi piantati nell'infanzia e abbattuti per sempre.