Esteri

Ultim'ora

Volkswagen e Audi richiamano quasi 3 milioni di veicoli: problemi allo sterzo. I modelli coinvolti

Usa, Trump perde un altro pezzo: lascia l'inviato anti-Isis McGurk

Il rappresentante dell'amministrazione presso la coalizione che combatte i terroristi si dimette in polemica con il ritiro dalla Siria, pochi giorni dopo l'abbandono del segretario alla Difesa Mattis

2 minuti di lettura
WASHINGTON - In disaccordo per il ritiro delle truppe americane dalla Siria, lascia l'inviato americano presso la coalizione anti-Isis, Brett McGurk. È la seconda uscita nell'amministrazione Usa dopo quella del capo del Pentagono, John Mattis, in polemica con la decisione del presidente Usa, Donald Trump, di richiamare i soldati americani dalla Siria. Secondo i media Usa che hanno anticipato la notizia, le dimissioni di McGurk sono motivate dal "forte disaccordo" con la decisione del presidente Trump di ritirare le truppe.

Nella sua lettera di dimissioni, McGurk afferma che l'Isis è in fuga ma non è sconfitto e spiega come il prematuro ritiro americano dalla Siria potrebbe favorire nuovamente la sua ascesa. Appena 11 giorni fa, McGurk aveva detto che sarebbe stato "sconsiderato" ritenere che l'Isis fosse sconfitto e quindi non saggio riportare le truppe americane a casa.
Nominato al suo incarico dal presidente Barack Obama nel 2015 e confermato da Trump, McGurk avrebbe dovuto lasciare l'incarico in febbraio, ma ha scelto di anticipare la sua uscita al 31 dicembre.

 "La recente decisione del presidente è arrivata come uno shock. Ha lasciato i partner della nostra coalizione confusi e sbalorditi", ha scritto in un'email ai colleghi McGurk, diplomatico di lungo corso e considerato da più parti il "collante" della coalizione anti-Isis . "Non posso portare avanti le nuove istruzioni" della Casa Bianca e "mantenere allo stesso tempo la mia integrità", aggiunge, osservando come l'Isis è in fuga ma non è sconfitto e come il ritiro prematuro degli Stati Uniti potrebbe favorire una sua nuova ascesa. Un concetto questo espresso ancora più chiaramente nelle scorse settimane dallo stesso McGurk: "nessuno può dichiarare la missione compiuta. La sconfitta del califfato fisico è una fase di una campagna di più lungo termine".

Ma il presidente Trump difende le sue scelte. Nel pieno della crisi per lo shutdown del governo, il capo della Casa Bianca si affida ancora una volta a Twitter per criticare i media e quelle che definisce le fake news sulla Siria: "L'Isis è fondamentalmente sconfitto e altri paesi, inclusa la Turchia, dovrebbero essere in grado facilmente di occuparsi di quel che ne resta". Proprio la telefonata di una settimana fa con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan avrebbe scatenato - secondo indiscrezioni - la decisione di Trump di ritirare le truppe Usa dalla Siria. "Vuoi sapere una cosa, è tutta tua. Io lascio", sarebbero state le parole di Trump a un Erdogan che gli ribadiva di non capire l'appoggio americano ai curdi siriani, considerati da Ankara una minaccia alla propria sicurezza nazionale. Parole che sono state una doccia fredda per i consiglieri del presidente, impegnati in un pressing di giorni per cercare invano di farlo tornare sui suoi passi.  La Siria - è stata la risposta del presidente - costa agli Stati Uniti una "fortuna e per cosa? Che cosa ne ricaviamo?".