Le 70 foto simbolo del 2018: lacrime, muri ed errori dei potenti
Le foto raccontano quest'anno, il 2018, trascorso tra paure, esodi biblici, salvataggi, giochi di potere, rivolte improvvise, guerre dimenticate, matrimoni sfarzosi, incontri al vertice, assassini medioevali, guerre nascoste. Comincerei dagli occhi sbarrati della donna nera salvata dalle acque, occhi che hanno visto la Medusa mentre navigava alla deriva su una zattera di fortuna. Il Carnevale del potere con il leader nordcoreano Kim Jong-un che incontra il detestato, e da lui più volte insultato, presidente americano: un summit dell'ipocrisia di una autorità che non risolve nulla e batte su Twitter l'avvenuto evento mediatico. Mark Zuckerberg davanti alla commissione del Senato americano a rendere conto delle manipolazioni attuate dalla sua preziosa creatura, Facebook; l'inquadratura del fotografo lo fissa a capo chino, probabilmente mentre consulta i suoi appunti, così da trasformare il gesto in un atto manifesto di vergogna. Il bacio tra il Principe Harry, Duca di Sussex, e la moglie Meghan, trasformata per incanto in Duchessa, somiglia alla più classica decorazione in cima alla torta nuziale: il matrimonio dell'anno in un mondo alla ricerca di romantiche rassicurazioni. Le rovine del Museo nazionale di Rio de Janeiro viste dall'alto, dove è andata in fumo la memoria di un intero paese, che sembra vivere in un eterno presente alla continua ricerca del proprio atteso riscatto. Un fiume di uomini e donne che attraversa un fiume d'acqua sul provvidenziale ponte dall'Honduras, con tutti i mezzi di trasporto possibili, si dirigono verso altri stati nella speranza di fuggire dalla fame e dalla miseria, approdano finalmente nel Messico che li accoglie. La prima ministra inglese Theresa May impugna il binocolo per guardare. Cosa? L'Europa che si allontana, probabilmente, alla vigilia della Brexit, uno degli avvenimenti che ci attendono. I soldati thailandesi nella missione quasi impossibile di raggiungere i ragazzini calciatori rimasti imprigionati nella grotta a causa delle violente piogge; uno dei salvataggi riusciti in un anno di naufragi, abbandoni e muri rialzati. La selva degli obiettivi delle macchine da presa e fotografiche si assiepa davanti alla ambasciata saudita a Istanbul per cogliere quello che non si può più vedere: il corpo smembrato e scomparso del giornalista saudita Jamal Khashoggi, mentre il cancello è simbolicamente richiuso. Un'immagine che mostra come la stampa sia diventata nel 2018 una pietra d'inciampo per potenti e dittatori. E ancora l'imprevista rivolta dei gilet gialli, che mette in crisi Macron e lo obbliga alla mediazione: la rivolta prende il posto della rivoluzione: il re non è decapitato, solo diminuito. Lo stesso Macron che a Mosca si esalta sotto l'ombrello ai mondiali di calcio, mentre Putin sembra una maschera di cera del museo di Madame Tussauds; lui, che stando alle cronache è uno dei potenti vincitori di questo anno, tradisce sempre più spesso una fissità brezneviana. Per chiudere l'immagine che ha commosso molti in America e in Europa: il bambino honduregno che piange disperato mentre la madre, poggiata all'automobile viene perquisita da un poliziotto al confine tra il Messico e gli Stati Uniti in Texas. Non si vedono né il viso della donna e neppure quello del poliziotto. Dopo aver percorso migliaia di chilometri lei e il figlio saranno separati per seguire la politica "tolleranza zero" della amministrazione Trump verso i bambini privi di documenti. Un'immagine che compendia i tempi che ci attendono? (di M. BELPOLITI)