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Il convoglio presidenziale a Brasilia, con Jair Bolsonaro affiancato dalla moglie Michelle che saluta la folla a bordo di una Rolls Royce (afp)

Brasile, l’alba dell’uomo forte Bolsonaro

Migliaia di fan per assistere alla cerimonia di insediamento del neopresidente, invocando sicurezza e lotta alla corruzione. Ma il Paese è spaccato, le opposizioni temono violazioni dei diritti civili e ricordano: "Lula ci ha strappato alla povertà"
7 minuti di lettura

"Il mito è arrivato": in bus per acclamare l'era Bolsonaro

di AÏCHA EL HAMMAR CASTANO
BRASILIA

Il nuovo presidente brasiliano, di estrema destra, è stato investito del suo mandato ieri a Brasilia. Jair Bolsonaro, 63 anni, è così diventato l'uomo forte della più grande democrazia del continente sudamericano.

Se il nuovo presidente, ex deputato per ben ventisette anni continuativi per lo stato di Rio de Janeiro, continua a suscitare un acceso dibattito per le sue dichiarazioni populistiche, sessiste e omofobiche, l'inizio del suo incarico ha creato anche un grande entusiasmo tra i brasiliani.

"Dopo i risultati del primo turno ho deciso di acquistare un biglietto aereo per partecipare a questa giornata. Era già chiaro che lui (Jair Bolsonaro) avrebbe salvato il Brasile", dice Liani V., di 47 anni che lavora come postino nei sobborghi di Fortaleza.

Dopo aver trascorso una notte in un piccolo albergo della c…

"Il mito è arrivato": in bus per acclamare l'era Bolsonaro

di AÏCHA EL HAMMAR CASTANO
BRASILIA

Il nuovo presidente brasiliano, di estrema destra, è stato investito del suo mandato ieri a Brasilia. Jair Bolsonaro, 63 anni, è così diventato l'uomo forte della più grande democrazia del continente sudamericano.

Se il nuovo presidente, ex deputato per ben ventisette anni continuativi per lo stato di Rio de Janeiro, continua a suscitare un acceso dibattito per le sue dichiarazioni populistiche, sessiste e omofobiche, l'inizio del suo incarico ha creato anche un grande entusiasmo tra i brasiliani.

"Dopo i risultati del primo turno ho deciso di acquistare un biglietto aereo per partecipare a questa giornata. Era già chiaro che lui (Jair Bolsonaro) avrebbe salvato il Brasile", dice Liani V., di 47 anni che lavora come postino nei sobborghi di Fortaleza.

Dopo aver trascorso una notte in un piccolo albergo della capitale, Liani è andato alla prima messa e poi alla spianata dei ministeri per veder passare il 38° presidente del Brasile sulla Rolls Royce decapottabile, com'è tradizione.

Il 28 ottobre scorso, Jair Bolsonaro - o "il mito" com'è chiamato spesso dai suoi sostenitori - ha vinto le elezioni presidenziali con oltre il 55% dei voti: "Prima il Brasile", moralizzazione e fine della corruzione è ciò che l'ex capitano di riserva ha promesso durante la sua campagna elettorale, dopo tre governi del Partito dei lavoratori (Pt) che si sono conclusi con la destituzione di Dilma Rousseff e l'arresto del presidente Lula da Silva per corruzione.

In vacanza in Florida, Nailma, un uomo d'affari della città di Ilheus nello stato di Bahia, non ha previsto il viaggio a Brasilia, ma segue attentamente gli eventi su Internet.

"Ho partecipato alla campagna di Jair Bolsonaro sui social media, ma ho sempre verificato prima di condividere i suoi contenuti perché c'erano in giro tante fake news. So che lui è invece un candidato trasparente. Ho fiducia in lui. È ciò di cui il Brasile ha più bisogno. Basta corruzione, basta menzogne. Spero che non ci deluderà", dice Nailma a Repubblica.

Quando il suo volo per la capitale è stato annunciato all'aeroporto di Fortaleza, a Liani sono venute le lacrime.

"È un'enorme emozione. Noi soffriamo molto. Per me è difficile vivere e aiutare la mia famiglia, mentre gli altri intascano tangenti e comprano appartamenti duplex", dice riferendosi alle accuse contro l'ex presidente Lula da Silva.

E se Liani ha fatto il viaggio da solo, numerosi gruppi di militari, di politici e di attivisti si sono preparati in gruppo a celebrare questo momento che molti considerano "storico".

È il caso di Shil Luiz, a cui è venuta l'idea di organizzare una "carovana" per i sostenitori di Jair Bolsonaro: 500 real, circa 110 euro, per percorrere in autobus i 1200 chilometri circa che separano Maringa, nello stato di Paranà, da Brasilia, notte in albergo inclusa.

Traduzione di Marina Parada

Jair Bolsonaro con la moglie Michelle a bordo della Rolls Royce che lo ha portato alla cerimonia di giuramento (reuters)




Un'effigie di Luiz Inacio Lula da Silva davanti alla sede della polizia federale di Curituba, Parana, dove l'ex presidente è detenuto dal 7 aprile scorso. I suoi sostenitori hanno organizzato una veglia davanti alla prigione (afp)

Il popolo di Lula fugge dalla festa, "Sarà una svolta barbara e crudele"

di MARIANA BRANCO
BRASILIA

Mentre i sostenitori di Jair Bolsonaro sono arrivati anche da molto lontano per assicurarsi un posto alla sua cerimonia d'insediamento , gli elettori di sinistra e i sostenitori dell'ex presidente Lula da Silva hanno cercato di tenersi quanto più possibile lontani dal centro di Brasilia. Critici delle misure di sicurezza senza precedenti volute da Bolsonaro - che prevedono tra l'altro l'impiego di cecchini e missili antiaereo - hanno scelto di trascorrere il Capodanno con le famiglie o in vacanza.

Alle elezioni del 2018 Deusdália Xavier, casalinga di 36 anni, aveva votato per Fernando Haddad, il candidato di Lula arrestato in aprile per scontare una condanna di 12 anni per corruzione. La sua famiglia, dice, ha sempre votato per il Partito dei Lavoratori (Pt) dell'ex presidente. "C'è vita prima e dopo del Pt. Soprattutto per i poveri". Deusdália e la sua famiglia attribuiscono il peggioramento della loro situazione economica alla politica di Lula nei confronti delle persone meno fortunate. "Siamo arrivati da Bahia nel 1991 per sfuggire alla povertà. La casa di mio padre era una topaia e lui lavorava come uno schiavo. Faceva il muratore e noi lo vedevamo solo nei fine settimana. Mangiavamo carne una volta ogni 15 giorni", ricorda la donna. Adesso, aggiunge, i suoi genitori hanno una casa più confortevole e possiedono due automobili.

Deusdália abita con il marito e il figlio a circa 25 chilometri dal centro di Brasilia. Durante la cerimonia di insediamento di Bolsonaro resteranno tutti a casa dei suoi genitori, dove pranzeranno e si godranno il giorno di festa. "Forse", dice la donna, accenderanno il televisore per assistere alla cerimonia. "Pregherò per Bolsonaro. Spero che dimostri buon senso e veda la cose dal punto di vista dei poveri".

José Heleno da Conceição, un usciere di 47e anni, dichiara invece che non accenderà il televisore. Se ne starà a casa e farà una grigliata con la moglie, i due figli e la suocera. Fervente ammiratore di Lula, che considera "il presidente dei poveri", José Heleno ritiene che i brasiliani che hanno beneficiato delle politiche di Lula e hanno dato il proprio voto a Bolsonaro abbiano "morso la mano che li sfamava", ed è anche critico delle imponenti misure di sicurezza messe in atto per l'insediamento. "È una beffa. Credete che sprecherò il mio tempo a guardarla? La gente si è fatta illudere da questo Bolsonaro. Non sarà un buon presidente. È stato eletto per migliorare l'economia e creare posti di lavoro, ma non fa altro che parlare di armi". José Heleno vive a Santo Antônio do Descoberto, un comune a 55 chilometri da Brasilia.

Marcia Marques, una professoressa universitaria di 61 anni che risiede nel centro di Brasilia, è attualmente ospite di amici a João Pessoa, cittadina costiera del Nord-est del Paese. Si è allontanata di proposito per sfuggire ai preparativi per l'insediamento. "Sono arrivata qui per non dover vedere nulla. Le elezioni sono state una truffa, a causa della profusione di fake news. Ho appena scritto un articolo al riguardo. Lula è un prigioniero politico, e non so cosa ne sarà di lui. Mi addolora vedere un progetto come il suo distrutto in modo così barbaro e crudele, soprattutto per quanto riguarda l'istruzione".

I principali partiti di sinistra del Paese hanno deciso di non presenziare alla cerimonia di insediamento di Jair Bolsonaro: oltre al Pt di Lula, anche il Partito comunista del Brasile (PCdoB) e il Partito Socialismo e Libertà (Psol) hanno annunciato infatti che non prenderanno parte all'evento. Dallo scorso 31 dicembre un gruppo di sostenitori di Lula sta tenendo una veglia in suo onore nei pressi del quartier generale della Polizia federale di Curitiba, nel Sud del Paese, dove l'ex presidente sta scontando la sua pena.

Traduzione di Marzia Porta
Monica Benicio (a destra) e la sua compagna Marielle Franco, assassinata l'anno scorso 

Donne, neri, gay, indigeni. Ha vinto indicando chi odiare

di MONICA BENICIO

Oggi, 1 gennaio 2019, il Brasile inaugura una stagione politica mai vissuta prima nella sua storia. Il nostro è un Paese segnato dalle disuguaglianze sociali, razziali e di genere. È uno Stato che ha subito un colpo di Stato militare durato 21 anni, dal 1964 al 1985, e un colpo di Stato politico nel 2016 con l'ascesa al governo di Michel Temer che, succedendo alla presidente Dilma Rousseff, ha dato il via al mandato di Jair Bolsonaro. Come repubblica democratica il Brasile ha dunque vissuto tre decenni, perché le posizioni del nuovo governo - seppure arrivato al governo con un'elezione democratica e non con un colpo di Stato militare come nel 1964 - sono un affronto ai principi di uno Stato democratico.

Le disuguaglianze sociali in Brasile sono la conseguenza del processo di esclusione degli schiavi e delle schiave di colore nel periodo coloniale, 318 anni di schiavitù durante i quali le donne nere e indigene sono state regolarmente vittime di violenze e stupri. Negli anni successivi, quando la barbarie della tortura nei confronti dei neri è cessata, il Brasile non ha mai affrontato un processo di riparazione storica verso chi nei fatti ha costruito il nostro Paese. Ancora oggi sono loro le principali vittime di incarcerazioni, dei lavori peggiori e dello sterminio per mano delle forze di sicurezza. E nello stesso modo, a causa della mancata demarcazione territoriale, sono i villaggi indigeni e ciò che è rimasto delle capanne dove un tempo si rifugiavano gli schiavi le aree più vulnerabili agli attacchi delle avide imprese dell'agroalimentare.

Il genocidio della popolazione indigena è conseguenza delle dispute per la terra cominciate con la scoperta del Brasile e la colonizzazione europea, e mai cessate. Si stima che gli indigeni fossero 5 milioni nel 1500. Oggi la loro popolazione  sparsa tra centri urbani e zone rurali, si aggira tra gli 800mila e i 900mila individui. Più di 250 gruppi etnici vivono sotto perenne minaccia e in situazioni di vulnerabilità sociale.

Le donne, che sono la maggioranza della popolazione brasiliana, lo sono anche nelle università. Le loro giornate lavorative sono triplicate - tra mansioni domestiche e lavoro all'esterno, ma nonostante questo stanno facendo nascere nuovi modelli di famiglia e si battono per l'esercizio dei loro diritti di cittadine. Parallelamente al processo di emancipazione femminile, il tasso di femminicidi è cresciuto nel Paese a un ritmo spaventoso. Per contrastarlo lo Stato fa poco, al punto che il Brasile è diventato il quinto paese al mondo per numero di donne uccise.

Non è possibile quantificare ufficialmente il numero di omosessuali, bisessuali o transgender, persone Lgbti, che hanno un lavoro, sono impegnati nelle università o nelle scuole, possiedono proprietà. Né esistono statistiche su quante di queste persone siano vittime di violenza. In assenza di politiche pubbliche statali, sono le organizzazioni non governative a farsi carico della rappresentanza di questa parte della popolazione nel momento in cui rimane vittima di atti di intolleranza,  e a tentare di produrre dati qualitativi su di loro. Il Brasile è il paese in cui vengono uccise più persone Lgbti nel mondo.

Due eventi di barbarie hanno segnato una violazione della democrazia in questo periodo. Il primo è stata l'esecuzione di matrice politica della consigliera Marielle Franco, il 14 marzo 2018. Eletta con più di 45 mila voti nello stato di Rio, Franco era nera, lesbica, abitanti di una favela e socialista. Sono passati quasi 300 giorni dalla sua uccisione e le autorità non hanno ancora individuato né mandanti né esecutori. L'altro evento immediatamente successivo è stata l'incarcerazione, anche questa di matrice politica, del presidente Lula (Partito dei lavoratori, Pt) senza prove e in maniera discriminatoria. Lula è ancora in carcere senza che si conosca alcuna scadenza per un processo coerente con le normative giudiziarie brasiliane.

Siamo di fronte a violenze che il governo rende volutamente invisibili. Durante i governi del Pt, erano state attuate politiche di azioni positive in parte mirate a questi gruppi sociali storicamente subalterni. Di tali politiche, che hanno avuto ricadute positive su tutti in generale, dobbiamo ringraziare le lotte dei movimenti sociali.

L'elezione di Bolsonaro è invece il risultato di rancori contro il Pt e contro Lula, dell'apologia dell'odio contro le donne, neri, gli indigeni e gli Lgbti. Si sta configurando così uno scenario d'insicurezza politica ed economica che poggia su un conservatorismo morale e religioso e su discorsi discriminanti di chi sta in cima alla piramide della disuguaglianza sociale brasiliana.

Noi attivisti per i diritti umani abbiamo una sola opzione: resistere, continuare a vivere e mantenere attivi i nostri diritti in modo da poter occupare tutti gli spazi. Bolsonaro è stato coinvolto in scandali di corruzione riguardanti denaro pubblico già prima di diventare presidente. I voti per lui sono stati poco più di 40 milioni, a fronte di 80 milioni tra voti nulli, schede bianche e voti per Haddad, il candidato presidenziale del Pt.

Il nostro compito è riscoprire e ravvivare la speranza per un paese giusto, diversificato e amante della libertà e seppellire una volta per tutte il fascismo che sta iniziando. Sarà una sfida e un compito lungo e impegnativo, ma molti di noi ritengono che la democrazia brasiliana non si sia mai davvero realizzata. Andiamo avanti.
 
Traduzione di Marina Parada