La Primavera dei graphic novel arabi
Francesca Caferri , di FRANCESCA CAFERRIGrandi autori, riviste diffuse non solo nella regione, mostre e omaggi in Occidente: cronaca di un boom letterario
"Sai chi sono io, io che ti racconto queste storie? Non sono né un eroe né un personaggio leggendario. Sono un cantastorie, un Hakawati, come si dice a Beirut. Darò la parola a molte persone, e a volte prenderò le loro sembianze: seguimi". Le parole con cui Barrack Rima apre Beirut, la trilogia a fumetti che ha dedicato alla capitale libanese, sono la chiave perfetta per entrare nel mondo poco conosciuto ma in grande fermento dei graphic novel proveniente dal mondo arabo. "Seguimi", dice Barrack Rima e ad andare dietro a questo cartoonist libanese e ai suoi colleghi sono sempre più persone: e non solo nella regione. Da due anni a questa parte il graphic novel in lingua araba ha iniziato la scalata che l'ha portato a conquistare l'Europa: una rincorsa che affonda le radici negli anni precedenti al 2011, l'anno delle Primavere arabe, e che negli ultimi due anni è diventata vorticosa. A dimostrarlo non sono solo il…
"Sai chi sono io, io che ti racconto queste storie? Non sono né un eroe né un personaggio leggendario. Sono un cantastorie, un Hakawati, come si dice a Beirut. Darò la parola a molte persone, e a volte prenderò le loro sembianze: seguimi". Le parole con cui Barrack Rima apre Beirut, la trilogia a fumetti che ha dedicato alla capitale libanese, sono la chiave perfetta per entrare nel mondo poco conosciuto ma in grande fermento dei graphic novel proveniente dal mondo arabo. "Seguimi", dice Barrack Rima e ad andare dietro a questo cartoonist libanese e ai suoi colleghi sono sempre più persone: e non solo nella regione. Da due anni a questa parte il graphic novel in lingua araba ha iniziato la scalata che l'ha portato a conquistare l'Europa: una rincorsa che affonda le radici negli anni precedenti al 2011, l'anno delle Primavere arabe, e che negli ultimi due anni è diventata vorticosa. A dimostrarlo non sono solo il successo continentale di testi come L'arabo del futuro di Riad Sattouf e Freedom Hospital di Hamid Sulaiman ma una grande mostra, la più grande dedicata al tema, che si è da poco chiusa al museo di Angouleme, in Francia, dove ogni anno si tiene uno dei più importanti festival europei del fumetto: 200 tavole originali, dozzine di riviste, quaranta autori per raccontare quella che i curatori hanno definito "una nuova generazione" di fumettisti.
"I fumetti nel mondo arabo hanno una storia lunga e ricca. Nel passato si rivolgevano principalmente ai bambini ma oggi parlano agli adulti: raccontano del malessere che è sfociato nelle Primavere arabe, ma anche di sessualità, di lavoro. Usano la lingua comune, il dialetto. E anche grazie a questo raccontano istanze che difficilmente riusciremmo a cogliere senza il loro sguardo: di famiglie, di lavoro, di sogni". A parlare è Simona Gabrieli, direttrice editoriale di Alifbata, una piccola casa editrice di Marsiglia che da tempo ha scommesso sui talenti grafici della regione: un'italiana che del boom della bande dessinèe arabe è protagonista, avendo intuito per prima (e di conseguenza pubblicato) l'esplosione di creatività che si concentrava intorno a Samandal, rivista di fumetti libanese che dal 2007 è stata fra gli apripista del settore.
La Salamandra (questo il significato di Samandal) è il tipico esempio della portata innovatrice del fumetto arabo: non a caso della mostra di Angouleme così come dell'antologia da poco pubblicata dalla casa editrice francese Actes Sud è una dei protagonisti principali. Dalla religione alla sessualità, dalla poesia fino alla libertà di espressione, la rivista ha rotto così tante barriere da finire in tribunale nel 2009 con l'accusa di aver denigrato la religione cristiana. Pochi mesi prima qualcosa di simile era accaduto all'egiziano Magdi Al Shafee, autore del graphic novel Metro, portato davanti ai giudici per "disturbo alla morale pubblica", ovvero per aver raccontato in fumetti l'endemica corruzione del potere egiziano. Metro fu sequestrata ma i temi che sollevava non furono dimenticati: era il primo gennaio 2011, poche settimane prima che il vento della Primavera araba cominciasse a spirare, quando nelle librerie del Cairo approdava Tok Tok, quadrimestrale che prometteva di trasportare - come un tok tok appunto, moto a tre ruote coperta - nel mondo dell'Egitto più profondo. Da lì in avanti fu un susseguirsi di pubblicazioni, su carta e su web: fra gli altri Skefkef (il nome di un panino) in Marocco, Lab619 in Tunisia (dal numero del codice a barre che identifica i prodotti fatti nel Paese) e Cartoon4Syria, alimentato su Facebook dai siriani della diaspora e da quelli rimasti in patria. Collettivi per la maggior parte, con tantissime donne in primo piano, quasi tutti basati su fonti di finanziamento alternative. E insieme capaci di creare una narrazione diversa del mondo arabo. "Questi testi sono importanti perché parlano a un pubblico diverso rispetto a quello della letteratura tradizionale - spiega Elisabetta Bartuli, traduttrice ed esperta di letteratura araba - sono più immediati e spesso trattano temi diversi. Portarli nei nostri Paesi significa sottolineare ancora una volta che c'è una produzione culturale nel mondo arabo che ha pari dignità rispetto alla nostra".
Una produzione che lentamente si fa strada anche nel nostro Paese: cittadinanza tunisina e anima italiana, Takoua Ben Mohammed, 26 anni, a Roma da quando ne aveva tre, ha appena pubblicato con l'editore BeccoGiallo La rivoluzione dei gelsomini: dal deserto del Sahara a Roma, un graphic novel intenso e delicato che intreccia la storia della sua famiglia con quella del suo Paese di origine. Ancora una volta per sfidare stereotipi e pregiudizi.
"I fumetti nel mondo arabo hanno una storia lunga e ricca. Nel passato si rivolgevano principalmente ai bambini ma oggi parlano agli adulti: raccontano del malessere che è sfociato nelle Primavere arabe, ma anche di sessualità, di lavoro. Usano la lingua comune, il dialetto. E anche grazie a questo raccontano istanze che difficilmente riusciremmo a cogliere senza il loro sguardo: di famiglie, di lavoro, di sogni". A parlare è Simona Gabrieli, direttrice editoriale di Alifbata, una piccola casa editrice di Marsiglia che da tempo ha scommesso sui talenti grafici della regione: un'italiana che del boom della bande dessinèe arabe è protagonista, avendo intuito per prima (e di conseguenza pubblicato) l'esplosione di creatività che si concentrava intorno a Samandal, rivista di fumetti libanese che dal 2007 è stata fra gli apripista del settore.
La Salamandra (questo il significato di Samandal) è il tipico esempio della portata innovatrice del fumetto arabo: non a caso della mostra di Angouleme così come dell'antologia da poco pubblicata dalla casa editrice francese Actes Sud è una dei protagonisti principali. Dalla religione alla sessualità, dalla poesia fino alla libertà di espressione, la rivista ha rotto così tante barriere da finire in tribunale nel 2009 con l'accusa di aver denigrato la religione cristiana. Pochi mesi prima qualcosa di simile era accaduto all'egiziano Magdi Al Shafee, autore del graphic novel Metro, portato davanti ai giudici per "disturbo alla morale pubblica", ovvero per aver raccontato in fumetti l'endemica corruzione del potere egiziano. Metro fu sequestrata ma i temi che sollevava non furono dimenticati: era il primo gennaio 2011, poche settimane prima che il vento della Primavera araba cominciasse a spirare, quando nelle librerie del Cairo approdava Tok Tok, quadrimestrale che prometteva di trasportare - come un tok tok appunto, moto a tre ruote coperta - nel mondo dell'Egitto più profondo. Da lì in avanti fu un susseguirsi di pubblicazioni, su carta e su web: fra gli altri Skefkef (il nome di un panino) in Marocco, Lab619 in Tunisia (dal numero del codice a barre che identifica i prodotti fatti nel Paese) e Cartoon4Syria, alimentato su Facebook dai siriani della diaspora e da quelli rimasti in patria. Collettivi per la maggior parte, con tantissime donne in primo piano, quasi tutti basati su fonti di finanziamento alternative. E insieme capaci di creare una narrazione diversa del mondo arabo. "Questi testi sono importanti perché parlano a un pubblico diverso rispetto a quello della letteratura tradizionale - spiega Elisabetta Bartuli, traduttrice ed esperta di letteratura araba - sono più immediati e spesso trattano temi diversi. Portarli nei nostri Paesi significa sottolineare ancora una volta che c'è una produzione culturale nel mondo arabo che ha pari dignità rispetto alla nostra".
Una produzione che lentamente si fa strada anche nel nostro Paese: cittadinanza tunisina e anima italiana, Takoua Ben Mohammed, 26 anni, a Roma da quando ne aveva tre, ha appena pubblicato con l'editore BeccoGiallo La rivoluzione dei gelsomini: dal deserto del Sahara a Roma, un graphic novel intenso e delicato che intreccia la storia della sua famiglia con quella del suo Paese di origine. Ancora una volta per sfidare stereotipi e pregiudizi.