Barclay (Mister Brexit): “Il rischio No Deal è serio. Ci stiamo già preparando”
Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente ANTONELLO GUERRERAParla il nuovo ministro della Brexit britannico: "Abbiamo bisogno di nuove rassicurazioni dall'Europa, altrimenti saranno guai per tutti. Un secondo referendum spaccherebbe il Paese ancor più di quanto non lo sia adesso, e poi sarebbe un tradimento politico. Anche senza accordo di uscita dall'Unione Europea, i cittadini italiani e Ue già nel Regno Unito possono stare tranquilli: abbiamo bisogno dei lavoratori europei".
LONDRA. “Vogliamo evitare il No Deal, ma ci stiamo preparando seriamente a questa eventualità. Non stiamo bluffando. Un secondo referendum sulla Brexit? Sono decisamente contro ed è tecnicamente quasi impossibile. I cittadini italiani ed europei possono stare tranquilli: anche in caso di nessun accordo di uscita dall’Ue (No deal), proteggeremo i diritti di chi vive qui da noi. Abbiamo bisogno dei lavoratori Ue, lo so bene”. Qualcuno, dopo aver rimpiazzato lo scorso novembre il dimissionario “brexiter” Dominic Raab, lo aveva chiamato “signor nessuno”. Invece Stephen Barclay, 46 anni, nuovo ministro della Brexit di Theresa May dimostra di essere un politico non appariscente, ma risoluto. Barclay ci accoglie al numero 9 di Downing Street, nell’appartamento accanto a quello della premier, in quella che è la sua prima intervista a media stranieri.
Ministro Barclay, l’accordo di May con l’Ue quasi sicuramente …
Ministro Barclay, l’accordo di May con l’Ue quasi sicuramente …
LONDRA. “Vogliamo evitare il No Deal, ma ci stiamo preparando seriamente a questa eventualità. Non stiamo bluffando. Un secondo referendum sulla Brexit? Sono decisamente contro ed è tecnicamente quasi impossibile. I cittadini italiani ed europei possono stare tranquilli: anche in caso di nessun accordo di uscita dall’Ue (No deal), proteggeremo i diritti di chi vive qui da noi. Abbiamo bisogno dei lavoratori Ue, lo so bene”. Qualcuno, dopo aver rimpiazzato lo scorso novembre il dimissionario “brexiter” Dominic Raab, lo aveva chiamato “signor nessuno”. Invece Stephen Barclay, 46 anni, nuovo ministro della Brexit di Theresa May dimostra di essere un politico non appariscente, ma risoluto. Barclay ci accoglie al numero 9 di Downing Street, nell’appartamento accanto a quello della premier, in quella che è la sua prima intervista a media stranieri.
Ministro Barclay, l’accordo di May con l’Ue quasi sicuramente verrà bocciato in Parlamento. Il No Deal è sempre più vicino. Come vi state preparando a questa eventualità potenzialmente catastrofica?
“L’accordo firmato da Regno Unito e Unione Europea è l’unico modo per mitigare il rischio di No Deal. Stiamo lavorando tutti duramente per scongiurare questa ipotesi: non è nell’interesse di nessuno, né di Londra né dell’Europa. Ma sarà molto dura, se l’Ue non ci viene incontro sulla questione del backstop in Irlanda (il regime speciale per l’Irlanda del Nord, in un temporaneo mercato unico Ue, che secondo i suoi critici potrebbe legare Londra all’Ue all’infinito, ndr). Per questo ci stiamo preparando: è una questione di responsabilità”.
C’è chi dice che voi stiate un po’ bluffando, per mettere pressione.
“Non è così. Il Ministero dell’Interno ha già ricevuto 480 milioni di sterline per eventuali agenti di frontiera extra. Il ministero dell’Ambiente e dell’Agricoltura 410 milioni per facilitare il commercio di alimentari e pescato in caso di No Deal. Stiamo preparando un migliaio di spostamenti e nuove assunzioni di personale. La settimana prossima saremo molto attivi su social network e media per informare i cittadini. Insomma c’è un’accelerazione chiara. Certo, l’accordo che abbiamo raggiunto con l’Europa si basa sulla buona volontà, sui valori condivisi e sulla voglia di continuare a cooperare. Ma c’è il grosso problema del backstop, che preoccupa molti parlamentari, non solo del nostro partito conservatore, i quali hanno bisogno di nuove rassicurazioni: temono che il Regno Unito possa finire in una trappola. Senza questi chiarimenti, entreremmo in una fase di profonda incertezza che danneggerebbe tutti”.
May sta riparlando ai leader europei per strappare altre concessioni, ma l’Ue non ci sente. Che cosa sperate mai di ottenere?
“Ora non posso scendere nei dettagli”.
Potrebbe essere necessario rinviare di nuovo il voto in Parlamento sull’accordo?
“È escluso, perché, se venisse approvato in aula, entro il 29 marzo dovremmo votare una montagna di legislazione per poi entrare nel periodo di transizione (29 marzo 2019-31 dicembre 2021). La settimana del 14 gennaio si andrà alla conta e vedremo”.
E davvero pensate di farcela? Siete sotto di almeno 100 voti.
“Vedremo. Molti nostri colleghi conservatori si sono espressi senza leggere bene il testo dell’accordo… nell’opposizione, invece, non credo che molti si assumeranno la responsabilità delle conseguenze del No Deal. E poi in molti distretti i loro elettori hanno votato per la Brexit”.
Il fronte di un secondo referendum però cresce.
“Sono decisamente contrario a un secondo referendum. Dividerebbe il Paese in maniera ancora più enorme di quanto non lo sia già adesso. E poi sarebbe un tradimento della consultazione popolare più grande della storia britannica. Inoltre, non ci sono i tempi tecnici per farlo: venisse approvato a breve, si accavallerebbe alle elezioni europee, cosa che non converrebbe né a noi né all’Ue. Quindi si andrebbe a finire ancora oltre. Mi pare irrealistico”.
Ma, almeno lei che è il ministro della Brexit, sa dirci quale sarebbe il prezzo di un No Deal?
“No. È difficile calcolarlo perché ci sono troppi fattori in gioco. Non solo quasi trenta Paesi europei, ma anche ogni specifica azienda o settore giocano un ruolo a sé. Inoltre, ci possono essere conseguenze a breve o a lungo termine, non solo immediate”.
Ministro, in Regno Unito ci sono 700mila italiani che sono preoccupati per il loro futuro, soprattutto in caso di No Deal.
“Anche senza accordo, i diritti dei cittadini Ue che già vivono nel Regno Unito saranno protetti. Sono stato sottosegretario alla Sanità e so bene quanto i lavoratori europei siano importanti per noi, per esempio nei nostri ospedali. È una faccenda che prendo molto sul serio, ve lo assicuro”.
Ministro Barclay, l’accordo di May con l’Ue quasi sicuramente verrà bocciato in Parlamento. Il No Deal è sempre più vicino. Come vi state preparando a questa eventualità potenzialmente catastrofica?
“L’accordo firmato da Regno Unito e Unione Europea è l’unico modo per mitigare il rischio di No Deal. Stiamo lavorando tutti duramente per scongiurare questa ipotesi: non è nell’interesse di nessuno, né di Londra né dell’Europa. Ma sarà molto dura, se l’Ue non ci viene incontro sulla questione del backstop in Irlanda (il regime speciale per l’Irlanda del Nord, in un temporaneo mercato unico Ue, che secondo i suoi critici potrebbe legare Londra all’Ue all’infinito, ndr). Per questo ci stiamo preparando: è una questione di responsabilità”.
C’è chi dice che voi stiate un po’ bluffando, per mettere pressione.
“Non è così. Il Ministero dell’Interno ha già ricevuto 480 milioni di sterline per eventuali agenti di frontiera extra. Il ministero dell’Ambiente e dell’Agricoltura 410 milioni per facilitare il commercio di alimentari e pescato in caso di No Deal. Stiamo preparando un migliaio di spostamenti e nuove assunzioni di personale. La settimana prossima saremo molto attivi su social network e media per informare i cittadini. Insomma c’è un’accelerazione chiara. Certo, l’accordo che abbiamo raggiunto con l’Europa si basa sulla buona volontà, sui valori condivisi e sulla voglia di continuare a cooperare. Ma c’è il grosso problema del backstop, che preoccupa molti parlamentari, non solo del nostro partito conservatore, i quali hanno bisogno di nuove rassicurazioni: temono che il Regno Unito possa finire in una trappola. Senza questi chiarimenti, entreremmo in una fase di profonda incertezza che danneggerebbe tutti”.
May sta riparlando ai leader europei per strappare altre concessioni, ma l’Ue non ci sente. Che cosa sperate mai di ottenere?
“Ora non posso scendere nei dettagli”.
Potrebbe essere necessario rinviare di nuovo il voto in Parlamento sull’accordo?
“È escluso, perché, se venisse approvato in aula, entro il 29 marzo dovremmo votare una montagna di legislazione per poi entrare nel periodo di transizione (29 marzo 2019-31 dicembre 2021). La settimana del 14 gennaio si andrà alla conta e vedremo”.
E davvero pensate di farcela? Siete sotto di almeno 100 voti.
“Vedremo. Molti nostri colleghi conservatori si sono espressi senza leggere bene il testo dell’accordo… nell’opposizione, invece, non credo che molti si assumeranno la responsabilità delle conseguenze del No Deal. E poi in molti distretti i loro elettori hanno votato per la Brexit”.
Il fronte di un secondo referendum però cresce.
“Sono decisamente contrario a un secondo referendum. Dividerebbe il Paese in maniera ancora più enorme di quanto non lo sia già adesso. E poi sarebbe un tradimento della consultazione popolare più grande della storia britannica. Inoltre, non ci sono i tempi tecnici per farlo: venisse approvato a breve, si accavallerebbe alle elezioni europee, cosa che non converrebbe né a noi né all’Ue. Quindi si andrebbe a finire ancora oltre. Mi pare irrealistico”.
Ma, almeno lei che è il ministro della Brexit, sa dirci quale sarebbe il prezzo di un No Deal?
“No. È difficile calcolarlo perché ci sono troppi fattori in gioco. Non solo quasi trenta Paesi europei, ma anche ogni specifica azienda o settore giocano un ruolo a sé. Inoltre, ci possono essere conseguenze a breve o a lungo termine, non solo immediate”.
Ministro, in Regno Unito ci sono 700mila italiani che sono preoccupati per il loro futuro, soprattutto in caso di No Deal.
“Anche senza accordo, i diritti dei cittadini Ue che già vivono nel Regno Unito saranno protetti. Sono stato sottosegretario alla Sanità e so bene quanto i lavoratori europei siano importanti per noi, per esempio nei nostri ospedali. È una faccenda che prendo molto sul serio, ve lo assicuro”.