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Un poster di Bashar al-Assad a Douma (reuters)

Prove di diplomazia nella Siria post-guerra: l’Italia si prepara a riaprire l’ambasciata

Damasco: Paesi europei pronti a tornare. Ecco perché Roma sarebbe l'apripista
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L'Italia si prepara a riaprire la sua ambasciata a Damasco. Un ritorno in forze nella capitale della Siria governata dal regime di Bashar Assad? Ieri su Twitter rimbalzavano le parole del vice ministro degli Esteri siriano Faisal Mekdad secondo cui una serie di Paesi europei stanno per far ritornare i loro ambasciatori. A Repubblica diverse fonti diplomatiche confermano che il governo italiano da settimane sta muovendo le sue pedine per prepararsi alla riapertura dell'ambasciata. "Ma non è ancora arrivato il momento di farlo", dicono alla Farnesina, "ci sono ancora molti passaggi politici da seguire, si devono verificare molte condizioni, per esempio consolidare una più chiara visione europea. Agiremo in armonia con l'Unione europea, ma a questo punto si discute solo di "quando" riaprire, non più "se" riaprire".

Tutte le fonti ascoltate nei partiti di governo e nella diplomazia concordano con questo ragionamento…
L'Italia si prepara a riaprire la sua ambasciata a Damasco. Un ritorno in forze nella capitale della Siria governata dal regime di Bashar Assad? Ieri su Twitter rimbalzavano le parole del vice ministro degli Esteri siriano Faisal Mekdad secondo cui una serie di Paesi europei stanno per far ritornare i loro ambasciatori. A Repubblica diverse fonti diplomatiche confermano che il governo italiano da settimane sta muovendo le sue pedine per prepararsi alla riapertura dell'ambasciata. "Ma non è ancora arrivato il momento di farlo", dicono alla Farnesina, "ci sono ancora molti passaggi politici da seguire, si devono verificare molte condizioni, per esempio consolidare una più chiara visione europea. Agiremo in armonia con l'Unione europea, ma a questo punto si discute solo di "quando" riaprire, non più "se" riaprire".

Tutte le fonti ascoltate nei partiti di governo e nella diplomazia concordano con questo ragionamento: "Con l'aiuto di russi e iraniani Assad ha vinto la guerra, ma adesso può ancora perdere la pace. E se "perde la pace", se il Paese rimarrà nel caos, saranno ancora anni di terrorismo, violenza e immigrazione fuori controllo. Guai anche per noi".

Tecnicamente tra Farnesina e Palazzo Chigi non si discute neppure di "riapertura", perché l'ambasciata formalmente non è mai stata chiusa: era solo stato richiamato in Italia l'ambasciatore. Nei giorni scorsi un giornale libanese vicino ad Hezbollah aveva scritto che a Damasco ci sarebbero stati dei lavori di ristrutturazione nell'edificio. "A Damasco è sempre rimasto un funzionario amministrativo che faceva la spola con Beirut", dicono alla Farnesina, "non ci sono stati i lavori di ristrutturazione di cui parla il giornale libanese, che invece non si è accorto della cosa più importante: da dicembre l'Italia ha sostituito il suo dipendente amministrativo con un funzionario diplomatico che è il nuovo incaricato d'affari".

Il nuovo "incaricato d'affari", Massimiliano D'Antuono, è un funzionario esperto ed è già stato ambasciatore: per il momento anche lui risiede a Beirut e ha iniziato missioni "esplorative" a Damasco per prendere contatto col governo.

Un altro diplomatico ricorda che "in questo il governo Conte segue la linea di cautela verso la Siria impostata dall'ex premier Paolo Gentiloni e dal ministro dell'Interno Marco Minniti". Proprio Minniti nel marzo 2018 aveva incontrato a Roma il capo del National Security Bureau siriano, il generale Alì Mamluk, accusato di essere responsabile della morte di migliaia di siriani detenuti nelle carceri del regime. La visita di Mamluk, atterrato a Roma su invito dell'allora direttore dell'Aise Alberto Manenti, finì sui giornali europei. La stampa francese attaccò l'Italia perché Mamluk è sulla "lista nera" dei dirigenti siriani bloccati dall'Unione Europea. Ma Minniti voleva contatti con tutti i responsabili della sicurezza dei Paesi del Mediterraneo, in funzione anti-terrorismo e anti-immigrazione.

Alla fine del 2018 il regime ha iniziato a rialzare la testa anche "diplomaticamente": tutti i funzionari europei che avevano un accreditamento "itinerante" su Beirut sono stati bloccati. Adesso si va a Damasco solo con un accreditamento diplomatico. Un altro segnale è questo: hanno riaperto l'ambasciata gli Emirati Arabi, che hanno sostenuto le milizie anti-Assad. Ha riaperto il Bahrein e si parla di riapertura imminente dell'Arabia Saudita. Lo scopo dei "ritorni" arabi a Damasco è chiaro, dice una fonte italiana in Medio Oriente: "Grazie a russi e iraniani gli arabi hanno perso la guerra contro Assad; ma adesso devono evitare che rimanga ostaggio della morsa di Teheran". Un intreccio ambiguo e misterioso, in cui si prepara a rientrare l'Italia.