Africa, l'anno delle scelte. Sei paesi al voto
Pietro Del Re , di PIETRO DEL REDalla Tunisia al Sudafrica, appuntamenti elettorali importanti in grandi paesi del continente. Tra crisi militari e vecchie leadership inamovibili
Dopo le presidenziali nella Repubblica democratica del Congo che si sono tenute il 30 dicembre e i cui risultati sono stati annunciati giovedì scorso con la vittoria dell'oppositore Félix Tshisekedi, si svolgeranno quest'anno elezioni in altri sei Paesi africani. In alcuni di questi, i presidenti uscenti tenteranno di ottenere un nuovo mandato, in altri si presentano solo candidati che non hanno mai ricoperto quel ruolo.
SENEGAL
Al potere dal 2012, Macky Sall ha presentato il primo dicembre la sua candidatura per un secondo mandato. E per solennizzare l'evento, l'ha fatto davanti ad alcuni capi di Stato dei Paesi vicini. Accusato dall'opposizione di aver tentato di eliminare i suoi oppositori, Macky Sall sembra destinato a succedere a se stesso, proprio per mancanza di altri candidati di peso. Dopo essere stato condannato a sei anni di galera, Karim Wade è oggi in esilio nel Qatar. L'ex sindaco di Dakar, Khalifa Sall, è l'unico …
SENEGAL
Al potere dal 2012, Macky Sall ha presentato il primo dicembre la sua candidatura per un secondo mandato. E per solennizzare l'evento, l'ha fatto davanti ad alcuni capi di Stato dei Paesi vicini. Accusato dall'opposizione di aver tentato di eliminare i suoi oppositori, Macky Sall sembra destinato a succedere a se stesso, proprio per mancanza di altri candidati di peso. Dopo essere stato condannato a sei anni di galera, Karim Wade è oggi in esilio nel Qatar. L'ex sindaco di Dakar, Khalifa Sall, è l'unico …
Dopo le presidenziali nella Repubblica democratica del Congo che si sono tenute il 30 dicembre e i cui risultati sono stati annunciati giovedì scorso con la vittoria dell'oppositore Félix Tshisekedi, si svolgeranno quest'anno elezioni in altri sei Paesi africani. In alcuni di questi, i presidenti uscenti tenteranno di ottenere un nuovo mandato, in altri si presentano solo candidati che non hanno mai ricoperto quel ruolo.
SENEGAL
Al potere dal 2012, Macky Sall ha presentato il primo dicembre la sua candidatura per un secondo mandato. E per solennizzare l'evento, l'ha fatto davanti ad alcuni capi di Stato dei Paesi vicini. Accusato dall'opposizione di aver tentato di eliminare i suoi oppositori, Macky Sall sembra destinato a succedere a se stesso, proprio per mancanza di altri candidati di peso. Dopo essere stato condannato a sei anni di galera, Karim Wade è oggi in esilio nel Qatar. L'ex sindaco di Dakar, Khalifa Sall, è l'unico con una popolarità che potrebbe impensierire Macky Sall. Ma è in carcere per frode e lo scorso 3 gennaio la Corte suprema s'è pronunciata contro la validità della sua candidatura.
TUNISIA
Una profonda crisi sociale funesta la Tunisia. Alla vigilia di Natale un giornalista s'è dato fuoco a Kasserine per protestare contro le difficili condizioni economiche della sua regione, ricordando con quel gesto l'analoga immolazione di un venditore ambulante che nel 2011 diede inizio alla rivoluzione del Paese contro Ben Ali e, di fatto, a tutte "primavere arabe". A questi problemi se ne aggiunge un altro, di peso: l'incertezza sulla data del voto, sebbene l'anziano presidente Béji Caïd Essebsi (92 anni) abbia giurato che le elezioni legislative e quelle presidenziali si terranno nel dicembre 2019.
NIGERIA
Nonostante le poche promesse mantenute, il generale Muhammed Buhari, eletto presidente nel 2015, potrebbe essere rieletto il 16 febbraio prossimo per un suo secondo mandato. Contro di lui c'è un solo candidato forte, l'imprenditore Atiku Abubakar, abile negli affari ma implicato in varie inchieste sulla corruzione. Abubakar ha dalla sua il cattivo stato di salute del presidente e il fatto che quest'ultimo non sia riuscito né a debellare la piaga di Boko Haram nell'est del Paese né a correggere uno dei paradossi della Nigeria: nella più forte economia del Continente, il 65% della popolazione vive ancora sotto la soglia della povertà.
LIBIA
Ancora impantanata nel caos post-Gheddafi, il dittatore che fu defenestrato da una guerra civile nel 2011 dopo 42 anni al potere, la Libia dovrebbe riuscire a indire elezioni generali entro quest'anno. Al momento il Paese è ancora spaccato in due: da una parte c'è il generale Khalida Haftar che al comando dell'esercito nazionale libico governa sulla Cirenaica; dall'altro, c'è il capo del governo nazionale di Tripoli, Fayez Al-Sarraj. Il voto era inizialmente previsto nel 2018, come richiesto da Parigi, che aveva suggerito anche una data precisa, il 10 dicembre scorso. Ma non se n'è fatto nulla, se non riportare sine die lo scrutinio.
ALGERIA
Abdelaziz Bouteflika potrebbe ripresentarsi alle presidenziali del prossimo aprile, dopo aver già governato l'Algeria per 20 anni. E se dovesse vincere, sarebbe il suo quinto mandato. Fatto sta che il suo partito, il Fronte di liberazione nazionale, l'ha designato all'unanimità come suo unico candidato, sebbene lo stesso Bouteflika non abbia ancora confermato ufficialmente di volersi presentare. A ottantuno anni, il presidente algerino è infatti assai malconcio di salute, soprattutto dopo l'aneurisma celebrale che l'ha colpito nel 2013. Tuttavia, se si candidasse, non ci sarebbe nessuno in grado di fargli ombra.
SUDAFRICA
Nel febbraio 2018, quando dopo 10 anni al potere Jacob Zuma fu costretto a dimettersi per la miriade di scandali che lo vedevano coinvolto, per la prima volta i sondaggi indicarono una possibile sconfitta dell'African national congress alle elezioni del 2019. Ma il suo successore, Cyril Ramaphosa, è riuscito a invertire i pronostici che oggi dànno al partito fondato durante la lotta contro l'Apartheid il 60% delle preferenze. Ramaphosa è tuttavia di fronte a scelte difficili perché da un lato deve convincere gli investitori stranieri a tornare nel Paese; e dall'altro, per tagliare l'erba sotto i piedi ai partiti di opposizione, vorrebbe attuare riforme quali la nuova legge agraria che consente l'esproprio senza compensi e che riguarda soprattutto le terre di proprietari bianchi.
SENEGAL
Al potere dal 2012, Macky Sall ha presentato il primo dicembre la sua candidatura per un secondo mandato. E per solennizzare l'evento, l'ha fatto davanti ad alcuni capi di Stato dei Paesi vicini. Accusato dall'opposizione di aver tentato di eliminare i suoi oppositori, Macky Sall sembra destinato a succedere a se stesso, proprio per mancanza di altri candidati di peso. Dopo essere stato condannato a sei anni di galera, Karim Wade è oggi in esilio nel Qatar. L'ex sindaco di Dakar, Khalifa Sall, è l'unico con una popolarità che potrebbe impensierire Macky Sall. Ma è in carcere per frode e lo scorso 3 gennaio la Corte suprema s'è pronunciata contro la validità della sua candidatura.
TUNISIA
Una profonda crisi sociale funesta la Tunisia. Alla vigilia di Natale un giornalista s'è dato fuoco a Kasserine per protestare contro le difficili condizioni economiche della sua regione, ricordando con quel gesto l'analoga immolazione di un venditore ambulante che nel 2011 diede inizio alla rivoluzione del Paese contro Ben Ali e, di fatto, a tutte "primavere arabe". A questi problemi se ne aggiunge un altro, di peso: l'incertezza sulla data del voto, sebbene l'anziano presidente Béji Caïd Essebsi (92 anni) abbia giurato che le elezioni legislative e quelle presidenziali si terranno nel dicembre 2019.
NIGERIA
Nonostante le poche promesse mantenute, il generale Muhammed Buhari, eletto presidente nel 2015, potrebbe essere rieletto il 16 febbraio prossimo per un suo secondo mandato. Contro di lui c'è un solo candidato forte, l'imprenditore Atiku Abubakar, abile negli affari ma implicato in varie inchieste sulla corruzione. Abubakar ha dalla sua il cattivo stato di salute del presidente e il fatto che quest'ultimo non sia riuscito né a debellare la piaga di Boko Haram nell'est del Paese né a correggere uno dei paradossi della Nigeria: nella più forte economia del Continente, il 65% della popolazione vive ancora sotto la soglia della povertà.
LIBIA
Ancora impantanata nel caos post-Gheddafi, il dittatore che fu defenestrato da una guerra civile nel 2011 dopo 42 anni al potere, la Libia dovrebbe riuscire a indire elezioni generali entro quest'anno. Al momento il Paese è ancora spaccato in due: da una parte c'è il generale Khalida Haftar che al comando dell'esercito nazionale libico governa sulla Cirenaica; dall'altro, c'è il capo del governo nazionale di Tripoli, Fayez Al-Sarraj. Il voto era inizialmente previsto nel 2018, come richiesto da Parigi, che aveva suggerito anche una data precisa, il 10 dicembre scorso. Ma non se n'è fatto nulla, se non riportare sine die lo scrutinio.
ALGERIA
Abdelaziz Bouteflika potrebbe ripresentarsi alle presidenziali del prossimo aprile, dopo aver già governato l'Algeria per 20 anni. E se dovesse vincere, sarebbe il suo quinto mandato. Fatto sta che il suo partito, il Fronte di liberazione nazionale, l'ha designato all'unanimità come suo unico candidato, sebbene lo stesso Bouteflika non abbia ancora confermato ufficialmente di volersi presentare. A ottantuno anni, il presidente algerino è infatti assai malconcio di salute, soprattutto dopo l'aneurisma celebrale che l'ha colpito nel 2013. Tuttavia, se si candidasse, non ci sarebbe nessuno in grado di fargli ombra.
SUDAFRICA
Nel febbraio 2018, quando dopo 10 anni al potere Jacob Zuma fu costretto a dimettersi per la miriade di scandali che lo vedevano coinvolto, per la prima volta i sondaggi indicarono una possibile sconfitta dell'African national congress alle elezioni del 2019. Ma il suo successore, Cyril Ramaphosa, è riuscito a invertire i pronostici che oggi dànno al partito fondato durante la lotta contro l'Apartheid il 60% delle preferenze. Ramaphosa è tuttavia di fronte a scelte difficili perché da un lato deve convincere gli investitori stranieri a tornare nel Paese; e dall'altro, per tagliare l'erba sotto i piedi ai partiti di opposizione, vorrebbe attuare riforme quali la nuova legge agraria che consente l'esproprio senza compensi e che riguarda soprattutto le terre di proprietari bianchi.