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(ansa)

Libertà e sanzioni: Bruxelles e Visegrad alla resa dei conti

Varsavia è il primo Paese contro cui la Comissione Ue ha avviato la procedura per gravi violazioni dello stato di diritto. Ma intanto i populismi fabbricano nemici
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STRASBURGO.  E’ il clima d’odio ad essere stigmatizzato in giro per l’Europa dopo l'assassinio del sindaco di Danzica, Pawel Adamowicz. Era l’uomo dell’accoglienza, in un Paese dove il suprematismo è visto di buon occhio dai politici di destra e lo stop ai migranti – Varsavia è tra i capofila del gruppo di Visegrad - è un mantra come nell’Ungheria di Orbán o nell’Italia di Salvini. Era il borgomastro europeista all’opposizione del governo di Mateusz Morawiecki che fa capo a Jaroslaw Kaczynski, leader carismatico di Diritto e Giustizia (Pis).

Un blocco di potere in rotta con l’Unione, intesa come istituzioni di Bruxelles e governi partner, per gli attacchi allo stato di diritto. Con l’Europa che anche in Polonia, come ormai in diversi Paesi, dalla Romania all’Ungheria, è baluardo a difesa della legalità. Non per niente ieri il presidente del Parlamento europeo, An…
STRASBURGO.  E’ il clima d’odio ad essere stigmatizzato in giro per l’Europa dopo l'assassinio del sindaco di Danzica, Pawel Adamowicz. Era l’uomo dell’accoglienza, in un Paese dove il suprematismo è visto di buon occhio dai politici di destra e lo stop ai migranti – Varsavia è tra i capofila del gruppo di Visegrad - è un mantra come nell’Ungheria di Orbán o nell’Italia di Salvini. Era il borgomastro europeista all’opposizione del governo di Mateusz Morawiecki che fa capo a Jaroslaw Kaczynski, leader carismatico di Diritto e Giustizia (Pis).

Un blocco di potere in rotta con l’Unione, intesa come istituzioni di Bruxelles e governi partner, per gli attacchi allo stato di diritto. Con l’Europa che anche in Polonia, come ormai in diversi Paesi, dalla Romania all’Ungheria, è baluardo a difesa della legalità. Non per niente ieri il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, ha chiesto all’aula di Strasburgo di osservare un minuto di silenzio. «Ci troviamo ancora una volta a piangere vittime dell'odio, dell'estremismo e della radicalizzazione in Europa», ha osservato. Un appello ad abbassare i toni è arrivato da tutte le latitudini europee, mentre il numero uno della Commissione, Jean-Claude Juncker, ha voluto sottolineare il ruolo di Adamowicz in favore «della democrazia in Polonia». Un delitto che ricorda quello di Jo Cox, uccisa nel 2016 a pochi giorni dal referendum sulla Brexit in un clima di scontro, odio e populismo imperante.

Ma il più colpito, personalmente, è Donald Tusk, presidente del Consiglio europeo, ex premier polacco, leader di Piattaforma Civica e nemico numero uno per Kaczynski e il Pis, l’uomo nero nella narrativa della classe dirigente di Varsavia. E probabilmente è anche per il suo ruolo che in un Paese tradizionalmente europeista, che grazie ai fondi Ue sta rilanciando la sua economia, regna la propaganda antieuropea. Ieri Tusk è subito volato a Danzica, sua città natale, per ricordare Pawel, al quale era legato da uno stretto e antico rapporto: «Il sindaco di Danzica, uomo di solidarietà e libertà, un europeo, un mio buon amico, è stato assassinato. Possa riposare in pace».

D’altra parte in questi anni la Polonia di Kaczynski, sopravvissuto alla morte del gemello Lech, con l’Europa è arrivata ai ferri corti. E’ stato il primo Paese contro il quale, nel 2017, la Commissione ha avviato la procedura prevista dall’articolo 7 del Trattato di Lisbona, quella prevista per gravi violazioni dello stato diritto. Nemmeno l’Ungheria di Orbàn l’ha subita, visto che al momento c’è solo una raccomandazione politica per il suo lancio approvata, tra polemiche e caos politico, lo scorso anno dal Parlamento europeo. Per la riforma della giustizia che punta ad assoggettare i giudici al potere politico, Varsavia l’ha subita e la sta ancora subendo, con l’ok quasi unanime dei governi europei. A difendere Kaczynksi dalle sanzioni, per le quali serve l’unanimità, solo Orbàn. Anche se la scorsa settimana a Varsavia per stringere un patto con Kaczynski in vista delle europee, Salvini ha aperto alla clamorosa giravolta italiana in difesa dell’agognato partner (con il Pis l’Internazionale populista del vicepremier farebbe un’ulteriore salto di qualità).

«Difenderemo Danzica, la Polonia e l'Europa da quest'ondata di odio e di disprezzo, te lo prometto», affermava ancora Tusk rivolgendosi in serata a Lech Walesa. Ma è un bubbone che, sotto diverse forme, si sta diffondendo in mezza Europa: contro l’Europa, contro le opposizioni, contro le minoranze, contro i migranti e (drammaticamente) contro gli stessi partner, ovvero contro gli stati vicini. E le elezioni europee di maggio assomigliano a una resa dei conti tra il populismo sovranista che fabbrica nemici e chi crede ancora nel progetto europeo.