Polonia, il sindaco di Poznan: “Paghiamo un governo nato sul cinismo”
Andrea Tarquini , di ANDREA TARQUINIJacek Jaskowiak, dell’opposizione liberal: “La rabbia dei sovranisti monito per tutti"
BERLINO. «La causa di quanto è accaduto sono odio, nazionalismo, lo spauracchio dei profughi». Lo dice Jacek Jaskowiak, sindaco-presidente di Poznan, tra i principali primi cittadini europeisti e liberal, in opposizione al governo sovranista.
Come giudica l’assassinio di Pawel Adamowicz?
«Sono convinto che è dovuto all’atmosfera dopo le elezioni del 2015: sono stati attivati odio, nazionalismo, paura dei profughi per far paura alla gente. Cinicamente, per vincere le elezioni. Aggressività e linguaggio d’odio sono stati permessi. Ai media pubblici è stato dato l’ordine di calunniarci. Ne parlai molte volte con Pawel Adamowicz. Lui prendeva il problema molto sul serio. Sono stati usati metodi di propaganda alla Goebbels. Abbiamo visto la menzogna sulla catastrofe aerea di Smolensk (la morte del presidente Lech Kaczynski, ndr) definita come complotto di Putin, l’uso di media e servizi per scopi politici, lo sman…
Come giudica l’assassinio di Pawel Adamowicz?
«Sono convinto che è dovuto all’atmosfera dopo le elezioni del 2015: sono stati attivati odio, nazionalismo, paura dei profughi per far paura alla gente. Cinicamente, per vincere le elezioni. Aggressività e linguaggio d’odio sono stati permessi. Ai media pubblici è stato dato l’ordine di calunniarci. Ne parlai molte volte con Pawel Adamowicz. Lui prendeva il problema molto sul serio. Sono stati usati metodi di propaganda alla Goebbels. Abbiamo visto la menzogna sulla catastrofe aerea di Smolensk (la morte del presidente Lech Kaczynski, ndr) definita come complotto di Putin, l’uso di media e servizi per scopi politici, lo sman…
BERLINO. «La causa di quanto è accaduto sono odio, nazionalismo, lo spauracchio dei profughi». Lo dice Jacek Jaskowiak, sindaco-presidente di Poznan, tra i principali primi cittadini europeisti e liberal, in opposizione al governo sovranista.
Come giudica l’assassinio di Pawel Adamowicz?
«Sono convinto che è dovuto all’atmosfera dopo le elezioni del 2015: sono stati attivati odio, nazionalismo, paura dei profughi per far paura alla gente. Cinicamente, per vincere le elezioni. Aggressività e linguaggio d’odio sono stati permessi. Ai media pubblici è stato dato l’ordine di calunniarci. Ne parlai molte volte con Pawel Adamowicz. Lui prendeva il problema molto sul serio. Sono stati usati metodi di propaganda alla Goebbels. Abbiamo visto la menzogna sulla catastrofe aerea di Smolensk (la morte del presidente Lech Kaczynski, ndr) definita come complotto di Putin, l’uso di media e servizi per scopi politici, lo smantellamento del modello dello Stato democratico. Per tutto ciò e per aver portato alla tragedia di ieri ritengo Jaroslaw Kaczynski responsabile».
Cosa possono fare governo e opposizione per il futuro?
«Prima di tutto occorre conoscere i limiti. I media pubblici devono informare i cittadini, non per diffamare l’opposizione. Invece solo pochi giorni fa la tv pubblica mi ha diffamato. Tra poche ore sarò interrogato in procura su un uomo arrestato per minacce contro di me e il sindaco di Wroclaw. Adamowicz il 9 gennaio aveva preannunciato che avrebbe sporto appello contro l´archiviazione dell’inchiesta sui “certificati di morte politica” ricevuti da lui e ora anche da me dalla “Gioventú pan-polacca”. Archiviano anche simili minacce contro di me».
Come valuta le dimissioni di Jacek Owsiak da presidente della fondazione umanitaria Wosp dove parlava Adamowicz quando è stato assalito?
«Come un’opposizione all’odio che lo investe da parte di esponenti di destra, feccia fascista e media pubblici».
Parteciperà alla marcia contro l’odio voluta dal presidente Duda a Danzica?
«Per me saranno molto importanti le intenzioni. Non nasconderò che non credo ai politici del PiS (il partito sovranista di maggioranza e del presidente, ndr). In politica da noi c’è molto teatro e si rilasciano tante dichiarazioni. Ciò che conta sono le azioni concrete. Cominciamo a smetterla con gli attacchi, con gli sputi dei media sui politici d’opposizione, solo allora potremo cominciare a parlare di unità e di marce».
Lei come sindaco e voce critica si sente al sicuro? Pensa di ricorrere a misure di protezione personale per la sua sicurezza?
«Non posso usare misure di protezione personale a causa della mia funzione. Devo essere vicino agli abitanti, ai cittadini. Oggi sono venuto al lavoro in bicicletta, spesso mi sposto in autobus. Devo essere vicino ai cittadini di Poznan. Nessuno mi costringerà a usare vetture blindate o altre misure di protezione».
Secondo lei in che modo la società civile, anche negli altri Paesi europei, dovrebbe reagire a quanto è accaduto a Danzica e a simili atti?
«Quanto è accaduto dovrebbe valere per tutti come un avvertimento. Il nazionalismo non sta aumentando soltanto in Polonia, è anche visibile in Italia. Vale la pena di tornare a quello che è stato il fondamento della creazione dell’Unione europea, cioè la volontà di evitare nuove guerre in Europa. Dobbiamo smetterla di presentare la guerra come qualcosa di onorevole e lodevole, e tornare a preoccuparsi che non accadano più guerre».
(Ha collaborato Szymon Gebert)
Come giudica l’assassinio di Pawel Adamowicz?
«Sono convinto che è dovuto all’atmosfera dopo le elezioni del 2015: sono stati attivati odio, nazionalismo, paura dei profughi per far paura alla gente. Cinicamente, per vincere le elezioni. Aggressività e linguaggio d’odio sono stati permessi. Ai media pubblici è stato dato l’ordine di calunniarci. Ne parlai molte volte con Pawel Adamowicz. Lui prendeva il problema molto sul serio. Sono stati usati metodi di propaganda alla Goebbels. Abbiamo visto la menzogna sulla catastrofe aerea di Smolensk (la morte del presidente Lech Kaczynski, ndr) definita come complotto di Putin, l’uso di media e servizi per scopi politici, lo smantellamento del modello dello Stato democratico. Per tutto ciò e per aver portato alla tragedia di ieri ritengo Jaroslaw Kaczynski responsabile».
Cosa possono fare governo e opposizione per il futuro?
«Prima di tutto occorre conoscere i limiti. I media pubblici devono informare i cittadini, non per diffamare l’opposizione. Invece solo pochi giorni fa la tv pubblica mi ha diffamato. Tra poche ore sarò interrogato in procura su un uomo arrestato per minacce contro di me e il sindaco di Wroclaw. Adamowicz il 9 gennaio aveva preannunciato che avrebbe sporto appello contro l´archiviazione dell’inchiesta sui “certificati di morte politica” ricevuti da lui e ora anche da me dalla “Gioventú pan-polacca”. Archiviano anche simili minacce contro di me».
Come valuta le dimissioni di Jacek Owsiak da presidente della fondazione umanitaria Wosp dove parlava Adamowicz quando è stato assalito?
«Come un’opposizione all’odio che lo investe da parte di esponenti di destra, feccia fascista e media pubblici».
Parteciperà alla marcia contro l’odio voluta dal presidente Duda a Danzica?
«Per me saranno molto importanti le intenzioni. Non nasconderò che non credo ai politici del PiS (il partito sovranista di maggioranza e del presidente, ndr). In politica da noi c’è molto teatro e si rilasciano tante dichiarazioni. Ciò che conta sono le azioni concrete. Cominciamo a smetterla con gli attacchi, con gli sputi dei media sui politici d’opposizione, solo allora potremo cominciare a parlare di unità e di marce».
Lei come sindaco e voce critica si sente al sicuro? Pensa di ricorrere a misure di protezione personale per la sua sicurezza?
«Non posso usare misure di protezione personale a causa della mia funzione. Devo essere vicino agli abitanti, ai cittadini. Oggi sono venuto al lavoro in bicicletta, spesso mi sposto in autobus. Devo essere vicino ai cittadini di Poznan. Nessuno mi costringerà a usare vetture blindate o altre misure di protezione».
Secondo lei in che modo la società civile, anche negli altri Paesi europei, dovrebbe reagire a quanto è accaduto a Danzica e a simili atti?
«Quanto è accaduto dovrebbe valere per tutti come un avvertimento. Il nazionalismo non sta aumentando soltanto in Polonia, è anche visibile in Italia. Vale la pena di tornare a quello che è stato il fondamento della creazione dell’Unione europea, cioè la volontà di evitare nuove guerre in Europa. Dobbiamo smetterla di presentare la guerra come qualcosa di onorevole e lodevole, e tornare a preoccuparsi che non accadano più guerre».
(Ha collaborato Szymon Gebert)