Venezuela, il Parlamento europeo riconosce Guaidó. Ma a Roma è lite tra M5S e Lega
Concetto Vecchio , Alberto D’ArgenioI due partiti di governo si astengono pur avendo posizioni distanti: pro e contro Maduro. Nasce un Gruppo di contatto con 6 Paesi per il voto a Caracas. E Parigi forza i tempi
"L'Italia non riconosce Juan Guiadó, perché siamo totalmente contrari al fatto che un Paese o un insieme di Paesi terzi possano determinare le politiche interne di un altro Paese", ha annunciato ieri sera il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano (M5S). "La Lega considera la presidenza Maduro terminata. Convochi nuove elezioni", ha twittato subito dopo un altro sottosegretario agli Esteri, il leghista Guglielmo Picchi, per marcare le distanze.
Le divergenze nella maggioranza sulla crisi venezuelana restano intatte (pro Maduro i Cinquestelle, anti Maduro ma non filo Guaidó i leghisti), nel giorno in cui l'Europarlamento riconosce il presidente che si è autoproclamato e chiede ai governi dell'Unione di fare altrettanto.
"Oggi il più grande interesse che abbiamo è quello di evitare una nuova guerra in Venezuela. Lo stesso errore che è stato fatto in Libia, oggi riconosciuto da tutti", ha p…
Le divergenze nella maggioranza sulla crisi venezuelana restano intatte (pro Maduro i Cinquestelle, anti Maduro ma non filo Guaidó i leghisti), nel giorno in cui l'Europarlamento riconosce il presidente che si è autoproclamato e chiede ai governi dell'Unione di fare altrettanto.
"Oggi il più grande interesse che abbiamo è quello di evitare una nuova guerra in Venezuela. Lo stesso errore che è stato fatto in Libia, oggi riconosciuto da tutti", ha p…
"L'Italia non riconosce Juan Guiadó, perché siamo totalmente contrari al fatto che un Paese o un insieme di Paesi terzi possano determinare le politiche interne di un altro Paese", ha annunciato ieri sera il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano (M5S). "La Lega considera la presidenza Maduro terminata. Convochi nuove elezioni", ha twittato subito dopo un altro sottosegretario agli Esteri, il leghista Guglielmo Picchi, per marcare le distanze.
Le divergenze nella maggioranza sulla crisi venezuelana restano intatte (pro Maduro i Cinquestelle, anti Maduro ma non filo Guaidó i leghisti), nel giorno in cui l'Europarlamento riconosce il presidente che si è autoproclamato e chiede ai governi dell'Unione di fare altrettanto.
"Oggi il più grande interesse che abbiamo è quello di evitare una nuova guerra in Venezuela. Lo stesso errore che è stato fatto in Libia, oggi riconosciuto da tutti", ha precisato Di Stefano a Tg2000. Nei giorni scorsi invece il leader della Lega Matteo Salvini si era augurato la caduta di Maduro ("un regime comunista"), "il prima possibile".
Nel via libera dalla miniplenaria del Parlamento Ue alla risoluzione che riconosce Guaidó come presidente legittimo ad interim Lega e Movimento 5 Stelle, divisi a Roma, si sono espressi allo stesso modo: astenendosi. Ma secondo i deputati del Carroccio a Bruxelles la scelta leghista sarebbe tecnica. Per Mario Borghezio non c'è stato nessun coordinamento con i cinquestelle. "Ci siamo astenuti - spiega - semplicemente perché non sono passati i nostri emendamenti che chiedevano un impegno per la sicurezza dei venezuelani di origine italiana ed europea".
Si spacca il Pd, con una piccola parte dei suoi rappresentanti in Europa che si astiene (Goffredo Bettini, Brando Benifei, Cecile Kyenge, Andrea Cozzolino ed Elena Gentile), mentre la maggioranza del partito è per il riconoscimento, così come Forza Italia. A Roma i renziani accendono la polemica, accusando i sostenitori di Zingaretti di chavismo. Questi rispondono spiegando l'astensione con la mancanza di parole stringenti sulle necessità di elezioni immediate.
"Ho appena telefonato a Guaidó per comunicargli che l'Europarlamento lo riconosce", ha annunciato il presidente dell'Assemblea, Antonio Tajani (Forza Italia). Intanto a Bucarest, dove sono riuniti i ministri degli Esteri dell'Unione, Federica Mogherini annuncia la nascita del Gruppo di contatto a guida Ue al quale ha lavorato sin dall'inizio della crisi venezuelana. Non di mediazione, visto che l'Unione non parla con Maduro, ma per facilitare un'intesa che porti alle elezioni. Ne faranno parte Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Italia, Spagna e alcuni attori regionali, come Ecuador e Bolivia. L'orizzonte di lavoro del gruppo per ora sarà di 90 giorni. L'obiettivo è di accompagnare una soluzione pacifica e di arrivare a elezioni "quanto prima". La Francia annuncia che in assenza di elezioni immediate, domenica riconoscerà Guaidó.
Le divergenze nella maggioranza sulla crisi venezuelana restano intatte (pro Maduro i Cinquestelle, anti Maduro ma non filo Guaidó i leghisti), nel giorno in cui l'Europarlamento riconosce il presidente che si è autoproclamato e chiede ai governi dell'Unione di fare altrettanto.
"Oggi il più grande interesse che abbiamo è quello di evitare una nuova guerra in Venezuela. Lo stesso errore che è stato fatto in Libia, oggi riconosciuto da tutti", ha precisato Di Stefano a Tg2000. Nei giorni scorsi invece il leader della Lega Matteo Salvini si era augurato la caduta di Maduro ("un regime comunista"), "il prima possibile".
Nel via libera dalla miniplenaria del Parlamento Ue alla risoluzione che riconosce Guaidó come presidente legittimo ad interim Lega e Movimento 5 Stelle, divisi a Roma, si sono espressi allo stesso modo: astenendosi. Ma secondo i deputati del Carroccio a Bruxelles la scelta leghista sarebbe tecnica. Per Mario Borghezio non c'è stato nessun coordinamento con i cinquestelle. "Ci siamo astenuti - spiega - semplicemente perché non sono passati i nostri emendamenti che chiedevano un impegno per la sicurezza dei venezuelani di origine italiana ed europea".
Si spacca il Pd, con una piccola parte dei suoi rappresentanti in Europa che si astiene (Goffredo Bettini, Brando Benifei, Cecile Kyenge, Andrea Cozzolino ed Elena Gentile), mentre la maggioranza del partito è per il riconoscimento, così come Forza Italia. A Roma i renziani accendono la polemica, accusando i sostenitori di Zingaretti di chavismo. Questi rispondono spiegando l'astensione con la mancanza di parole stringenti sulle necessità di elezioni immediate.
"Ho appena telefonato a Guaidó per comunicargli che l'Europarlamento lo riconosce", ha annunciato il presidente dell'Assemblea, Antonio Tajani (Forza Italia). Intanto a Bucarest, dove sono riuniti i ministri degli Esteri dell'Unione, Federica Mogherini annuncia la nascita del Gruppo di contatto a guida Ue al quale ha lavorato sin dall'inizio della crisi venezuelana. Non di mediazione, visto che l'Unione non parla con Maduro, ma per facilitare un'intesa che porti alle elezioni. Ne faranno parte Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Italia, Spagna e alcuni attori regionali, come Ecuador e Bolivia. L'orizzonte di lavoro del gruppo per ora sarà di 90 giorni. L'obiettivo è di accompagnare una soluzione pacifica e di arrivare a elezioni "quanto prima". La Francia annuncia che in assenza di elezioni immediate, domenica riconoscerà Guaidó.