Tutto il mondo è polarizzato
Moisés Naím , di MOISÉS NAÍMMolti Paesi sembrano soffrire di una malattia politica autoimmune. Le società si sono frammentate in gruppi disparati, intolleranti gli uni verso gli altri. La pandemia è diventata globale
Il governo della superpotenza mondiale è in stallo, mentre il governo di un'ex superpotenza - il Regno Unito - è in preda alla paralisi, dopo una raffica di ferite autoinflitte. Angela Merkel, che fino a poco tempo fa era la leader più influente d'Europa, si avvia al ritiro. Il suo collega francese deve far fronte a una sorprendente rivolta, i famosi Gilet gialli. L'Italia, il Paese con la settima economia mondiale, attualmente è governato da una fragile coalizione, con leader così diametralmente opposti e dichiarazioni così sconcertanti che non si sa se ridere o piangere; sembra che gli italiani abbiano deciso di vedere com'è quando il malgoverno viene spinto ai limiti più estremi. In Spagna, il capo del governo non è nemmeno stato eletto da una maggioranza parlamentare, ma è arrivato al potere grazie a un tortuoso processo legislativo. In Israele, l'unica democrazia del Medio Oriente, il primo …
Il governo della superpotenza mondiale è in stallo, mentre il governo di un'ex superpotenza - il Regno Unito - è in preda alla paralisi, dopo una raffica di ferite autoinflitte. Angela Merkel, che fino a poco tempo fa era la leader più influente d'Europa, si avvia al ritiro. Il suo collega francese deve far fronte a una sorprendente rivolta, i famosi Gilet gialli. L'Italia, il Paese con la settima economia mondiale, attualmente è governato da una fragile coalizione, con leader così diametralmente opposti e dichiarazioni così sconcertanti che non si sa se ridere o piangere; sembra che gli italiani abbiano deciso di vedere com'è quando il malgoverno viene spinto ai limiti più estremi. In Spagna, il capo del governo non è nemmeno stato eletto da una maggioranza parlamentare, ma è arrivato al potere grazie a un tortuoso processo legislativo. In Israele, l'unica democrazia del Medio Oriente, il primo ministro rischia l'incriminazione per corruzione, frode e altri capi d'accusa: nei prossimi mesi Benjamin Netanyahu potrebbe essere tanto rieletto quanto spedito dietro le sbarre.
Tutti questi Paesi sembrano soffrire di una sorta di "malattia politica autoimmune", dove una parte della società muove guerra contro il resto del corpo sociale. La causa di fondo della malattia è la polarizzazione della società e, per estensione, della sua vita politica. È evidente anche che la malattia si sta diffondendo, ed è molto contagiosa. Non significa che prima la polarizzazione non esistesse, ma semplicemente che sta diventando più acuta e potrebbe rivelarsi mortale, come evidenziato da tutti questi esempi estremi di disfunzionalità. La chiusura di importanti settori dell'amministrazione pubblica statunitense è solo l'ultima conseguenza, e la più rivelatrice, del diffondersi del morbo. Con ogni probabilità, questi esempi di paralisi del governo e di caos presto potrebbero diventare la norma.
Prima i governi democratici riuscivano a raggiungere accordi con i loro avversari, o a mettere insieme coalizioni che consentivano di prendere decisioni e governare con efficacia. Ora i rivali politici si tramutano spesso in nemici irriconciliabili, rendendo impossibile stringere accordi, compromessi o coalizioni. La polarizzazione è una pandemia che è diventata globale e ormai si manifesta nella maggior parte delle democrazie del mondo.
A che cosa si deve questa frammentazione di tantissime società in gruppi disparati, completamente intolleranti uno verso l'altro? L'incremento della disuguaglianza, la crescente incertezza economica e un senso di ingiustizia sociale sono indubbiamente fra le cause della polarizzazione politica. Anche la popolarità dei social network e la crisi del giornalismo e dei media tradizionali contribuiscono a incoraggiarla. Social network come Twitter e Instagram consentono soltanto messaggi brevi, e questa brevità privilegia l'estremismo, perché più il messaggio è corto più dev'essere radicale, per diventare "virale". Nei social network non c'è spazio, tempo o pazienza per le aree grigie, le ambivalenze, le sfumature o la possibilità che punti di vista conflittuali trovino un terreno comune. Tutto è bianchissimo oppure nerissimo. E questo, naturalmente, favorisce il settarismo e rende più difficile raggiungere accordi.
Ma c'è di più. La polarizzazione non è causata soltanto dai tweet bellicosi e dal risentimento per l'aumento della disuguaglianza. L'ascesa dell'antipolitica (o il totale rigetto verso la politica e i politici tradizionali) è un altro catalizzatore importante della polarizzazione. I partiti politici ormai devono far fronte a una pletora di nuovi concorrenti ("movimenti", "collettivi", "maree", "fazioni", organizzazioni non governative) che fondano il loro programma sul ripudio del passato e spacciano la retorica dell'intransigenza. Paradossalmente, per conservare consenso ed essere elettoralmente competitivi, anche i partiti politici tradizionali sono costretti ad adottare posizioni modellate sull'antipolitica. Inoltre, molti di questi nuovi protagonisti attirano persone che sono sedotte dall'idea di appartenere a organizzazioni politiche fatte di persone con cui condividono una certa identità.
L'identità in questione può essere religiosa, etnica, regionale, linguistica, sessuale, generazionale, rurale, urbana e così via. Il presupposto è che l'identità che unisce gli aderenti di un gruppo politico genera interessi e preferenze simili. E visto che l'identità tende a essere più permanente e meno fluida delle "normali" posizioni politiche, questo tipo di gruppo trova più difficile fare concessioni su questioni che hanno a che fare con l'identità dei suoi membri. Questo naturalmente li rende inflessibili: e la rigidità e la polarizzazione, come sappiamo, di regola vanno a braccetto.
La polarizzazione politica non è un problema che si risolverà tanto presto. Molte delle sue cause sono potenti e inarrestabili. E ormai si è globalizzata.
La speranza è che la polarizzazione, così come genera paralisi nei governi o contesti politici tossici, possa produrre anche cambiamenti e rotture in Paesi con sistemi politici corrotti, mediocri e inefficienti. Come il colesterolo, che può essere buono e cattivo, ci sono casi in cui la polarizzazione politica può avere effetti positivi. Io spero che questi casi siano numerosi.
(Traduzione di Fabio Galimberti)
Tutti questi Paesi sembrano soffrire di una sorta di "malattia politica autoimmune", dove una parte della società muove guerra contro il resto del corpo sociale. La causa di fondo della malattia è la polarizzazione della società e, per estensione, della sua vita politica. È evidente anche che la malattia si sta diffondendo, ed è molto contagiosa. Non significa che prima la polarizzazione non esistesse, ma semplicemente che sta diventando più acuta e potrebbe rivelarsi mortale, come evidenziato da tutti questi esempi estremi di disfunzionalità. La chiusura di importanti settori dell'amministrazione pubblica statunitense è solo l'ultima conseguenza, e la più rivelatrice, del diffondersi del morbo. Con ogni probabilità, questi esempi di paralisi del governo e di caos presto potrebbero diventare la norma.
Prima i governi democratici riuscivano a raggiungere accordi con i loro avversari, o a mettere insieme coalizioni che consentivano di prendere decisioni e governare con efficacia. Ora i rivali politici si tramutano spesso in nemici irriconciliabili, rendendo impossibile stringere accordi, compromessi o coalizioni. La polarizzazione è una pandemia che è diventata globale e ormai si manifesta nella maggior parte delle democrazie del mondo.
A che cosa si deve questa frammentazione di tantissime società in gruppi disparati, completamente intolleranti uno verso l'altro? L'incremento della disuguaglianza, la crescente incertezza economica e un senso di ingiustizia sociale sono indubbiamente fra le cause della polarizzazione politica. Anche la popolarità dei social network e la crisi del giornalismo e dei media tradizionali contribuiscono a incoraggiarla. Social network come Twitter e Instagram consentono soltanto messaggi brevi, e questa brevità privilegia l'estremismo, perché più il messaggio è corto più dev'essere radicale, per diventare "virale". Nei social network non c'è spazio, tempo o pazienza per le aree grigie, le ambivalenze, le sfumature o la possibilità che punti di vista conflittuali trovino un terreno comune. Tutto è bianchissimo oppure nerissimo. E questo, naturalmente, favorisce il settarismo e rende più difficile raggiungere accordi.
Ma c'è di più. La polarizzazione non è causata soltanto dai tweet bellicosi e dal risentimento per l'aumento della disuguaglianza. L'ascesa dell'antipolitica (o il totale rigetto verso la politica e i politici tradizionali) è un altro catalizzatore importante della polarizzazione. I partiti politici ormai devono far fronte a una pletora di nuovi concorrenti ("movimenti", "collettivi", "maree", "fazioni", organizzazioni non governative) che fondano il loro programma sul ripudio del passato e spacciano la retorica dell'intransigenza. Paradossalmente, per conservare consenso ed essere elettoralmente competitivi, anche i partiti politici tradizionali sono costretti ad adottare posizioni modellate sull'antipolitica. Inoltre, molti di questi nuovi protagonisti attirano persone che sono sedotte dall'idea di appartenere a organizzazioni politiche fatte di persone con cui condividono una certa identità.
L'identità in questione può essere religiosa, etnica, regionale, linguistica, sessuale, generazionale, rurale, urbana e così via. Il presupposto è che l'identità che unisce gli aderenti di un gruppo politico genera interessi e preferenze simili. E visto che l'identità tende a essere più permanente e meno fluida delle "normali" posizioni politiche, questo tipo di gruppo trova più difficile fare concessioni su questioni che hanno a che fare con l'identità dei suoi membri. Questo naturalmente li rende inflessibili: e la rigidità e la polarizzazione, come sappiamo, di regola vanno a braccetto.
La polarizzazione politica non è un problema che si risolverà tanto presto. Molte delle sue cause sono potenti e inarrestabili. E ormai si è globalizzata.
La speranza è che la polarizzazione, così come genera paralisi nei governi o contesti politici tossici, possa produrre anche cambiamenti e rotture in Paesi con sistemi politici corrotti, mediocri e inefficienti. Come il colesterolo, che può essere buono e cattivo, ci sono casi in cui la polarizzazione politica può avere effetti positivi. Io spero che questi casi siano numerosi.
(Traduzione di Fabio Galimberti)