Caos Venezuela, i big europei (Italia esclusa) riconoscono Guaidó. Mosca: "È un'ingerenza"
All'appello manca solo l'Italia. Il sì europeo arriva allo scadere dell'ultimatum concesso dai sei Paesi dell'Ue a Nicolás Maduro, affinché convochi elezioni presidenziali con garanzie democratiche. Il Cremlino reagisce: "Ingerenza negli affari del Paese"
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MADRID - La Spagna ha rotto gli indugi e ha deciso di riconoscere Juan Guaidó come presidente ad interim del Venezuela. Pedro Sánchez lo ha annunciato in una conferenza stampa, seguito a stretto giro da Londra. "Nelle prossime ore - ha detto il premier spagnolo - mi metterò in contatto con i governi europei e latinoamericani che vogliono unirsi a questo riconoscimento. Guaidó deve convocare il prima possibile elezioni libere perché il popolo del Venezuela deve poter decidere del proprio futuro. La comunità internazionale dovrà rispettare il risultato e verificare questo processo". Sánchez ha anche sottolineato che il suo Paese appoggia il gruppo di contatto creato dall'Unione europea e "promuoverà all'Ue e all'Onu un piano di aiuti umanitari per affrontare con urgenza la grave situazione che vive il Venezuela".
La misma oligarquía que dio aquel golpe de Estado en el 2002, hoy pretende entregar la Patria al imperialismo norteamericano. Siguen subestimando la fuerza y la determinación del pueblo bolivariano. ¡Los Derrotaremos! pic.twitter.com/8BhTrRzObK
Madrid ha dato il suo sì dopo la scadenza dell'ultimatum francese di mezzanotte, seguito dalla dichiarazione del ministro degli Esteri, Jean-Yves Le Drian, ai microfoni di France Inter, e dal tweet di Macron, in cui viene riconosciuta la legittimità di Guaidó.
Les Vénézuéliens ont le droit de s’exprimer librement et démocratiquement. La France reconnaît @jguaido comme « président en charge » pour mettre en œuvre un processus électoral. Nous soutenons le Groupe de contact, créé avec l’UE, dans cette période de transition.
Subito dopo il sì spagnolo e francese, è arrivato quello britannico, svedese e austriaco. Jeremy Hunt, il ministro degli Esteri inglese, ha twittato: "Nicolás Maduro non ha indetto elezioni presidenziali entro il limite di 8 giorni che avevamo fissato. Quindi il Regno Unito, insieme agli alleati europei, riconosce Guaidó come presidente ad interim fino a quando non si potranno tenere elezioni credibili. Speriamo che questo ci porti più vicini alla fine della crisi umanitaria".
Nicolas Maduro has not called Presidential elections within 8 day limit we have set. So UK alongside European allies now recognises @jguaido as interim constitutional president until credible elections can be held. Let’s hope this takes us closer to ending humanitarian crisis
La Germania si è unita alla legittimazione di Guaidó alla presidenza attraverso la portavoce della cancelliera tedesca, Martina Fiez. Mentre l'Italia continua ad essere assente e ambigua. Luigi Di Maio, giovedì scorso, rispose all'appello diretto di Guaidó con queste parole: "Il cambiamento lo decidono i venezuelani: noi siamo dalla parte della pace e della democrazia quindi dobbiamo creare i presupposti per favorire nuove elezioni. Visto che siamo già stati scottati dalle ingerenze in altri Stati, non vogliamo arrivare al punto di riconoscere soggetti che non sono stati votati. Per questo non riconosciamo neppure Maduro."
Mosca, dopo il sì europeo, si è fatta sentire attraverso il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, che ha parlato di "ingerenza" da parte degli europei: "Il tentativo di legittimare l'usurpazione del potere, lo reputiamo un'interferenza diretta e indiretta negli affari interni del Venezuela" e il ministro degli Esteri, Sergej Lavrov, che ha parlato da Bishek, in Kirghizistan, dove è in visita. Il ministro ha detto che "è incredibile come l'intera Unione europea si sia di nuovo schierata in modo obbediente dietro gli Stati Uniti e abbia iniziato a porre ultimatum, sostenendo che le elezioni che hanno portato il presidente Maduro a un secondo mandato erano illegittime. Gli Stati Uniti non fanno mistero del fatto che vogliono ottenere un cambio di regime a qualunque costo".
Finora sono oltre venti i Paesi che sostengono l'avvicendamento alla presidenza del Paese, tra cui Stati Uniti e Canada, contro il parere discordante di Russia, Turchia e Cina. Oggi il premier canadese Justin Trudeau ha parlato al telefono con il leader dell'opposizione, elogiandone "il coraggio e la leadership". Una telefonata che arriva poco prima l'incontro a Ottawa dei ministri degli Affari esteri del Gruppo di Lima, di cui 11 su 14 membri hanno riconosciuto Guaidó come presidente ad interim. "I due leader hanno discusso l'importanza della comunità internazionale mandando un chiaro messaggio sull'illegittimità del governo di Maduro e la necessità di rispettare la costituzione venezuelana", ha fatto sapere l'ufficio di Trudeau. "Entrambi hanno rimarcato l'importanza che elezioni presidenziali libere e giuste si tengano. Il premier ha elogiato Guaido per il suo coraggio e la sua leadership nel contribuire al ritorno alla democrazia in Venezuela e ha offerto il continuo sostegno del Canada", ha aggiunto.